(08/11/2024) Sui muri della Lessinia sono apparsi cartelli molto espliciti che con testano il progetto Apollonio-Coldiretti. Con un comunicato, l’associazione Salvaguardia rurale veneta (costituita nel 2017 a fronte dell’impennata di predazioni) ha espresso in un comunicato il suo parere totalmente negativo contro un progetto “sperimentale” che propone soluzioni delle quali non è stata provata l’efficacia e che, anzi, da alcune esperienze svizzere, paiono inefficaci e costose. Si tratta dell’utilizzo di collari a feromoni da applicare alle pecore per tenere lontani i lupi e dell’utilizzo di radiocollari (da applicare a tre lupi) per segnalare il loro avvicinamento e attivare dei dissuasori sonori (che, però, possono indurre assuefazione). Il tutto al modico costo di 220 mila €. Certo non si tratta dei milioni dei progetti Life e, tutto sommato, siamo su un piano di maggiore serietà e onestà. Ma è inaccettabile che, nella bozza di proposta, si sostenga che le derogo all’art. 16 della direttiva 43/92 non possono essere attuate in Lessinia perché non si utilizzano i recinti elettrici e i cani da guardiania. Ma così non è.
Il progetto appare quindi una truffa perché, nel mentre si sperimentano sistemi che, con molta probabilità, non porteranno alcun risultato pratico, dai sicuri limiti e comunque di non facile attuazione (catturare i lupi non è un giochetto) non si procederà da parte della Regione Veneto a chiedere l’abbattimento in deroga dei lupi. Né in Lessinia, né in altre aree della montagna veneta dove i lupi stanno facendo chiudere le aziende e lasciare abbandonati i pascoli. Si tratta di un ottimo alibi politico che fa felice la Coldiretti (che cerca sempre l’accordo con gli ambientalisti come sua linea politica), terrà buoni per un po’ gli allevatori nell’attesa di risultati che non ci saranno e consentirà alla Regione Veneto di traccheggiare ancora e di evitare di lo scontro con gli animalisti in vista delle elezioni regionali. Il punto è che a protestare non dovrebbero essere gli animalisti, che potrebbero accontentarsi della grande quantità di lupi che ci sono in Veneto, ma gli allevatori. Ma questi sono “tenuti buoni” dalla Coldiretti e la politica regionale è convinta che le peggiori “rogne da grattare” possano arrivare solo dal mondo animal-ambientalista. Ovviamente considerano agricoltori, allevatori, cacciatori, abitanti della montagna dei pecoroni che si lasciano ancora tranquillizzare da “esperti” e da organizzazioni che, sulla carta, dovrebbero tutelarli, nella realtà stanno dall’altra parte della barricata, con gli interessi dei gruppi finanziari e agroindustriali (con i quali la Coldiretti ha stretti legami) che puntano al superamento dell’agricoltura “tradizionale” e con la mentalità urbana.

Anche Tutela rurale, che opera in collaborazione con Salvaguardia rurale veneta e tutte le realtà regionali e locali che si oppongono alla proliferazione dei grandi carnivori, ha preso posizione inviando una lettera aperta ad assessori e consiglieri regionali (vedi il pdf qui sotto) e con un comunicato stampa del 30 ottobre che riportiamo integralmente in fondo all’articolo.
Comunicato stampa del 30 ottobre di Tutela Rurale ai media veronesi e veneti
L’Associazione nazionale per la tutela dell’ambiente e della vita rurali ha trasmesso, agli assessori regionali competenti e ai consiglieri di alcuni gruppi politici, un documento con osservazioni relative alla bozza di progetto sperimentale presentata dal prof. Apollonio dell’Università di Sassari
L’associazione porta all’attenzione di chi sarà chiamato a esprimersi sul progetto (in sede di votazione del bilancio regionale) che esso va nella direzione opposta al percorso di ripensamento della politica di protezione assoluta del lupo avviato in sede europea e contro le esortazioni della presidente della Commissione europea che, già nel settembre 2023, esortava gli stati membri e le autorità locali a ricorrere agli strumenti normativi già disponibili (le deroghe all’art. 16 della direttiva 92/43) per rimuovere i lupi laddove essi sono causa di gravi danni economici e di pericoli per l’incolumità pubblica.
In Veneto il ricorso alle deroghe è stato limitato alla cattura di esemplari che frequentavano la zona pedemontana mentre, con grande delusione di allevatori e residenti delle aree montane, non è stata attivata alcuna procedura di rimozione di esemplari a fronte di vere e proprie stragi di animali domestici (Lessinia, altopiano di Asiago, Alpago) e alla sempre più frequente intrusione di lupi “confidenti” nei centri abitati e sin dentro le pertinenze delle abitazioni private.
Va ricordato che la deroga all’art 16 consente la rimozione di esemplari di lupo laddove esistano le seguenti circostanze: gravità del danno, reiterazione dello stesso in presenza dell’adozione di misure “alternative” (custodia degli animali, allestimento di recinzioni elettrificate, impiego di cani da guardiania). Gli organi europei, con documenti di orientamento della Commissione e con sentenze della Corte hanno anche chiarito che l’adozione di misure “alternative” rappresenta un requisito sine qua non per l’applicazione delle regole solo se vi sono le condizioni tecniche per la loro adozione (vedi per esempio allestimento di recinzioni nel caso di terreni con roccia superficiale) ma anche solo se i costi economici per metterle in atto non sono sproporzionati rispetto ai benefici, sempre tenendo comunque in conto lo “stato di conservazione” della specie Canis lupus nell’ambio biogeografico e in quelli limitrofi (in Veneto ottimo e con numeri in ulteriore crescita).
È stato altresì chiarito che l’adozione delle misure “alternative” deve tenere conto di particolarità locali. In Lessinia sia l’adozione di recinzioni che quella dei cani si scontrano contro insuperabili ostacoli di natura tecnico-economica (per essere efficaci i sistemi di recinzione dovrebbero interessare l’intera superficie delle malghe) e specificità locali (il riconoscimento del paesaggio delle malghe dell’alta Lessinia quale paesaggio rurale storico che verrebbe compromessa dalle recinzioni, l’intensa frequentazione turistica legata alla non comune vicinanza a una grande città di un comprensorio malghivo).
Il progetto sperimentale sul quale il Consiglio Regionale si basa quindi su presupposti erronei quando si afferma che le deroghe non possono essere applicate in Lessinia a causa della mancata adozione (da parte della maggioranza degli allevatori) delle misure “alternative”.
Esso, pertanto, si propone di sperimentare misure “alternative” diverse da quelle convenzionali, basate sulla telemetria proattiva e metodi di dissuasione che andrebbero semmai testati in condizioni controllate per comprenderne i limiti e le potenzialità. Ci si riferisce, in particolare, all’uso di collari a feromoni che, in Svizzera, non hanno fornito risultati convincenti.
A fronte di 220 mila euro, il progetto prevede la cattura di tre lupi (uno per branco?) e, oltre all’invio di messaggi di allerta, l’attivazione di dissuasori sonori. Quanto a questi ultimi, però, restano i dubbi sull’effetto di assuefazione che essi possono indurre.
A fronte di una sperimentazione dai risultati aleatori ci si chiede se non risulti più corretto richiedere il finanziamento di tale progetto sui fondi per la ricerca scientifica. Quest’ultima ha validità anche quando i risultati sono negativi (si sono comunque acquisite delle conoscenze). La sperimentazione che si vuole intraprendere in Lessinia crea, invece, delle attese presso gli allevatori e, ciò che più conta, ha l’effetto politico di rinviare sine die l’applicazione delle deroghe all’art. 16 per la quale in Lessinia, come in Alpago e sull’altopiano di Asiago, ci sono oggi tutti i presupposti (checché ne dica il prof. Apollonio) per ottenere il parere favorevole dell’Ispra alla rimozione di alcuni esemplari.
Il Consiglio regionale del Veneto deve, a questo punto, decidere se prendere in giro gli allevatori con un progetto-alibi che avrebbe il solo risultato di evitare, ancora per un po’, l’attivazione delle deroghe. Scelta poco lungimirante, che asseconda l’ideologismo animal-ambientalista ma che non farebbe altro che spostare in là il problema. Con l’ormai certo declassamento del lupo, da specie rigorosamente protetta a specie protetta, la Regione Veneto sarà comunque chiamata ad affrontare il controllo del lupo senza più l’alibi dell’autorizzazione ministeriale.
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Risposte
[…] “sperimentando” tecniche di prevenzione che i lupi impareranno presto a eludere (qui l’articolo di Tutela […]
[…] E’ vergognoso come la Coldiretti, la Regione Veneto (assessore Corazzari) e alcuni politici del centro-destra (Alberto Bozza, Paolo Borchia), prendano per i fondelli gli allevatori (vedi il nostro precedente articolo). Cianciano di “monitoraggi”, “telemetria satellitare”, “Piani nazionali”, “confronto con il ministro Picchetto Frattin”, “completamento del percorso di declassamento” ma è solo una cortina fumogena, fatta per confondere le idee, per nascondere la scomoda realtà che, nel 2025, la Regione Veneto può essere autorizzata dal ministero dell’ambiente ad abbattere 5 lupi nel quadro dell’attuale normativa. La Regione non lo fa solo per opportunismo politico, perché non vuole scatenare i media con una campagna animalista prima delle elezioni regionali e anche perché Zaia è lui stesso animalista. La Coldiretti condivide appieno la linea del “prendiamo in giro gli allevatori con parole vuote di sostegno ma non irritiamo gli animalisti”. La stessa Coldiretti ha spinto il progetto Apollonio (quello della telemetria, della cattura di due lupi, dei suoni e delle lucine per spaventare i lupi). 400 mila € per sperimentare (ancora!) questi metodi costosi, macchinosi e inefficaci sulla Lessinia e sul Baldo. Una truffa vera e propria perché si è fatto credere che le deroghe non possono essere attuate in Lessinia e che, quindi, era necessario inventare metodi “alternativi”. Roba da Corte dei Conti (qui il nostro articolo sul progetto truffa). […]