
Dal Veneto al Trentino, alla Liguria si moltiplicano le “sperimentazioni” di nuovi mezzi di prevenzione delle predazioni da parte dei lupi venduti come novità sensazionali atte a salvare capra e cavoli: ovvero difendere gli allevamenti senza sparare ai sacri lupi. Il tutto per prendere tempo, per crearsi alibi surrettizi per non attivare i piani di contenimento. Esigenza tanto più sentita quanto più l’ISPRA ha chiarito che non c’è più nessuna scusa dell’attesa di Piani lupo nazionali (superati dal declassamento)e le regioni hanno ormai gli strumenti per attivarsi in autonomia fatti salvi i parere di ISPRA stessa https://abagrivenatoria.it/rassegna-stampa/svolta-gestione-lupo-ispra-fa-chiarezza-le-regioni-possono-agire-subito-e-senza-alibi/ )
Solo l’Emilia Romagna, sfidando il ridicolo, insiste ad attaccare il governo per l’assenza di iniziative e ritira in ballo il Piano lupo. Ma lì lì siamo alla patologia politica che non merita neppure un commento.

Le regioni del centro-destra, invece che attaccarsi alle miserabili menzogne di quelle di sinistra, seguono una strada più tortuosa. C’è chi rilancia la soluzione dei cani da protezione stanziando cifre importanti per favorire la dotazione da parte delle aziende (Trentino, Veneto) fingendo che poi sono i parchi e i comuni a imporre limitazioni del loro utilizzo e fingendo di ignorare i tanti procedimenti giudiziari a carico di pastori e allevatori per i danni e lesioni causate dai cani “protettori”. Sì perché l’onere della prevenzione, finalizzata a mantenere l’intoccabilità del lupo, cade sempre sugli allevatori e sui contribuenti, mai sulla parte lupista che si gode la rendita di posizione politica (ed economica) dell’intoccabilità del lupo. I sacrifici sono tutti da una parte e se le aziende di allevamento cedono sotto il peso degli oneri della “prevenzione” tanto meglio. Sì perché l’onere della prevenzione, finalizzata a mantenere l’intoccabilità del lupo, cade sempre sugli allevatori e sui contribuenti, mai sulla parte lupista che si gode la rendita di posizione politica (ed economica) dell’intoccabilità del lupo. I sacrifici sono tutti da una parte e se le aziende di allevamento cedono sotto il peso degli oneri della “prevenzione” tanto meglio.
Metodi inefficaci (l’importante è gettare fumo begli occhi)
Il difetto sta nel manico. Molte delle “trovate” escogitate per prevenire le predazioni non sono studiate da ricercatori e tecnici legati ai settori dell’allevamento animale (che hanno reale interesse a difendere il bestiame) ma da biologi conservazionisti che intraprendono queste attività non certo per salvare gli animali domestici (che considerano un “disturbo” alla Natura) ma per favorire un livello accettabile di “convivenza”, ovvero per tenere sotto la soglia dell’esasperazione gli allevatori e impedire che si diano al controllo dei predatori in modalità “fai da te”. Si vende fumo per “tenere buoni” gli attori rurali e traccheggiare. “Scienziati” e politici si danno la mano per tenere in piedi la commedia.
Pur di non aprire agli abbattimenti, le regioni e i parchi mettono in atto progetti ridicoli. Fanno passare per novità metodi testati da decenni omettendo le conclusioni dei non pochi lavori scientifici sul tema che asseriscono che:
A) Tutti i metodi di prevenzione (anche i recinti, anche quelli letali) sono soggetti a un grado più o meno elevato di “abituazione” e la loro efficacia si riduce nel tempo;
B) Nessun metodo è miracoloso e per essere efficaci devono essere utilizzati più metod i.
Oltre all’effetto dell’abituazione per alcuni deterrenti c’è anche il rischio che il predatore sia ancora più attratto in quanto impara ad associare lo stimolo (visivo in particolare) con la presenza delle prede (Woodroffe, R., Frank, L. G., Lindsey, P. A., ole Ranah, S. M. K. & Romañach, S. Livestock husbandry as a tool for carnivore conservation in Africa’s community rangelands: a case-control study. Biodivers. Conserv. 16, 1245–1260 – 2007).
Spesso vengono riproposti come novità metodi sperimentati da decenni. Il Parco Adamello Brenta, un parco senza pudore, che ha continuato a definire Life Ursus un successo anche di fronte alla morte di Andrea Papi, ha diffuso un filmato con un lupo che fugge all’attivazione di una sirena. E una dozzina di testate hanno come tanti pecoroni riportato la pseudo notizia come “successo della sperimentazione”. A dir poco imbarazzante

Da tempo è dopo che i dissuasori sonori sono quelli che più rapidamente inducono abituazione. Non solo nei predatori, anche nei piccioni, nei cinghiali ecc. (vedi cannoni a gas). Khorozyan e Waltert (2019) (Khorozyan I., Waltert M. How long do anti-predator interventions remain effective? Patterns, thresholds and uncertainty. R Soc Open Sci. 2019 Sep 11;6(9):190826) sulla base di quanto osservato, asseriscono che
i dissuasori acustici e luminosi causano una rapida assuefazione e sono generalmente inefficaci, poiché la loro efficacia inizia a diminuire dopo tre-cinque mesi (tabella 2 e figura 2a). Ciò è in accordo con studi precedenti [12], in particolare in termini di rapido adattamento comportamentale dei predatori ai suoni e alla luce nei paesaggi umani [21].
12 = Miller JRB, Stoner KJ, Cejtin MR, Meyer TK, Middleton AD, Schmitz OJ. 2016. Effectiveness of contemporary techniques for reducing livestock depredations by large carnivores. Wildl. Soc. Bull. 40, 806–815. ( 10.1002/wsb.720)
21 = Blumstein DT. 2016. Habituation and sensitization: new thoughts about old ideas. Anim. Behav. 120, 255–262. ( 10.1016/j.anbehav.2016.05.012)



I “collari odorosi”
Collari impregnati di feromoni di lupo sono da diversi anni sperimentati in Svizzera. Dopo i soliti iniziali entusiasmi, si è concluso che: anche gli animali con il collare possono essere predati; questo metodo può dare qualche risultato solo se associato ad altri metodi più tradizionali. Nonostante questo, dalla Liguria al Veneto, le Regioni che si cagano sotto all’idea di deliberare l’abbattimento del promo lupo, si aggrappano a l’ennesimo “metodo miracoloso” sperando di dimostrare che fanno qualcosa per proteggere gli allevamenti senza dover affrontare l’odio animalista. Illusione.

Il fatto che i messaggi odorosi (dei predatori) siano utilizzati per indurre la paura negli erbivori e tenerli lontani da certe superfici senza dover realizzare barriere fisiche dovrebbe far riflettere sul fatto che mettere a contatto un povero erbivoro domestico con messaggi chimici atti a metterlo in allarme non è certo una soluzione per garantire benessere e produttività. Ma gli “scienziati” non pare che considerino questo aspetto. A loro che importa della pecora? E’ un disturbo antropico, se sparisce meglio.

I metodi per sprecare risorse


I “collari odorosi”
Collari impregnati di feromoni di lupo sono da diversi anni sperimentati in Svizzera. Dopo i soliti iniziali entusiasmi, si è concluso che: anche gli animali con il collare possono essere predati; questo metodo può dare qualche risultato solo se associato ad altri metodi più tradizionali. Nonostante questo, dalla Liguria al Veneto, le Regioni che si cagano sotto all’idea di deliberare l’abbattimento del promo lupo, si aggrappano a l’ennesimo “metodo miracoloso” sperando di dimostrare che fanno qualcosa per proteggere gli allevamenti senza dover affrontare l’odio animalista. Illusione.

Il fatto che i messaggi odorosi (dei predatori) siano utilizzati per indurre la paura negli erbivori e tenerli lontani da certe superfici senza dover realizzare barriere fisiche dovrebbe far riflettere sul fatto che mettere a contatto un povero erbivoro domestico con messaggi chimici atti a metterlo in allarme non è certo una soluzione per garantire benessere e produttività. Ma gli “scienziati” non pare che considerino questo aspetto. A loro che importa della pecora? E’ un disturbo antropico, se sparisce meglio.

I metodi per sprecare risorse
Oltre a metodi relativamente economici che abbiamo, visto poi ci sono i metodi cervellotici che giustificano spese di centinaia di migliaia di euro e fanno lavorare equipe di ricerca. Anche questi non sono nuovi ma la crescente disponibilità di tecnologie sofisticate induce a proporli anche in Italia. Si sa che il politico è affascinato dalle tecnologie ed è pronto ad aprire i cordoni della borsa (degli altri).
I collari che trasmettono al lupo una scossa elettrica quando si avvicina a recinti virtuali (definiti da trasmettitori che mandano un segnale al collare) sono un esempio di queste tecniche di dissuasione. A fronte del notevole costo della cattura dei lupi (sempre in numero esiguo rispetto alle popolazioni di una determinata area) nulla garantisce che in un lupo affamato scatti un meccanismo di abituazione anche per la scossa elettrica.
Suggestionato dalla guerra i Ucraina c’è anche qualcuno che pensa di utilizzare i droni. I droni sono provvisti di dispositivi termici per individuare la presenza di lupi e monitorano qualsiasi comportamento del bestiame che possa suggerire la presenza di un predatore nelle vicinanze. Possono essi stessi disturbare il predatore con suoni ad alto volume, come musica rock o rumori molesti o indicare a degli operatori da terra dove intervenire con pallottole di gomma. Si tratta comunque di costi elevati e per di più di disporre di operatori specializzati. Peccato che, pur di allontanare lo spettro della fatale decisione dell’abbattimento de primo lupo, da qualche pare (la solita Emilia Romagna) qualcuno di creda.
Quando si arriva a pensare di lacerare il silenzio della notte delle campagne delle montagne con il volo di droni che sparano musica rock a tutto volume si può tranquillamente pensare che l’ambientalismo ha concluso la sua parabola.
Oltre a metodi relativamente economici che abbiamo, visto poi ci sono i metodi cervellotici che giustificano spese di centinaia di migliaia di euro e fanno lavorare equipe di ricerca. Anche questi non sono nuovi ma la crescente disponibilità di tecnologie sofisticate induce a proporli anche in Italia. Si sa che il politico è affascinato dalle tecnologie ed è pronto ad aprire i cordoni della borsa (degli altri).
I collari che trasmettono al lupo una scossa elettrica quando si avvicina a recinti virtuali (definiti da trasmettitori che mandano un segnale al collare) sono un esempio di queste tecniche di dissuasione. A fronte del notevole costo della cattura dei lupi (sempre in numero esiguo rispetto alle popolazioni di una determinata area) nulla garantisce che in un lupo affamato scatti un meccanismo di abituazione anche per la scossa elettrica.
Suggestionato dalla guerra i Ucraina c’è anche qualcuno che pensa di utilizzare i droni. I droni sono provvisti di dispositivi termici per individuare la presenza di lupi e monitorano qualsiasi comportamento del bestiame che possa suggerire la presenza di un predatore nelle vicinanze. Possono essi stessi disturbare il predatore con suoni ad alto volume, come musica rock o rumori molesti o indicare a degli operatori da terra dove intervenire con pallottole di gomma. Si tratta comunque di costi elevati e per di più di disporre di operatori specializzati. Peccato che, pur di allontanare lo spettro della fatale decisione dell’abbattimento de primo lupo, da qualche pare (la solita Emilia Romagna) qualcuno di creda.
Quando si arriva a pensare di lacerare il silenzio della notte delle campagne delle montagne con il volo di droni che sparano musica rock a tutto volume si può tranquillamente pensare che l’ambientalismo ha concluso la sua parabola.

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