Da un’associazione agricola un duro j’accuse nei confronti delle istituzioni lombarde. Una lettera aperta, scritta con negli occhi le scene di animali smembrati. Anche loro avevano un nome come il “lupo Mirco” che tante lacrime ha fatto versare ai lupisti. Con la differenza che questi erano animali accuditi tutti i giorni, visti crescere, curati.
Lettera aperta degli Agricoltori Italiani Lombardia sulle predazioni di lupi e orsi
Constatiamo con rammarico e impotenza che sono avvenute già nei primi (circa) 10 giorni d’alpeggio diverse predazioni imputabili al lupo. Una ventina nella sola Valgerola e nella confinante Val Varrone. È ormai appurato che recinti elettrificati (non sempre utilizzabili, soprattutto in presenza di sponde scoscese ma tranquillamente pascolabili con ovicaprini) e cani da guardiania contengono relativamente gli attacchi, e spesso cadono vittime pure loro. La politica, soprattutto quella locale, la smetta di riempirsi ad hoc la bocca di belle parole nei confronti del settore agricolo durante sagre e manifestazioni dedicate, ma attui misure serie e concrete, non studiate a tavolino nei comodi uffici, a tutela di chi con tanti sacrifici continua a portare avanti la tradizione dell’alpeggio contribuendo alla manutenzione del territorio.
Gli alpeggi sono seriamente a rischio spopolamento, e la colpa è solo di chi scelleratamente ha pensato di non gestire la dilagazione incontrollata di lupi ed orsi senza alcun provvedimento.
Il lupo mette a rischio il Bitto e lo Storico Ribelle delle valli del Bitto
Ciò che è iniziato nel luglio dello scorso anno con un semplice avvistamento di un esemplare di giovane lupo nella zona di Val Vedrano (Gerola Alta), si è trasformato presto in predazione di caprini al finire della scorsa stagione di alpeggio, per poi intensificarsi con l’inizio di quella corrente. Già diverse (una ventina) le predazioni rinvenute negli alpeggi Val Vedrano e Trona Vaga in comune di Gerola, Val Varrone (nel lecchese, confinante con gli alpeggi di Trona – Gerola Alta). Oltre all’avvistamento, documentato e riportato da testate locali, di un orso “in transito” nella zona del Passo S. Marco (Albaredo per S. Marco).
Gli allevatori parlano chiaro: queste predazioni mettono a rischio la produzione di Bitto con latte di capra e di Storico Ribelle. Già quest’anno gli ovicaprini monticati sono inferiori rispetto agli altri anni, ormai nessuno ha più voglia di rischiare i propri animali per sfamare orsi e lupi. Il problema è che quando non ci saranno più capre, ad essere attaccate saranno le vacche. A quel punto tanto vale rimanere con il bestiame in stalla. Sono scoraggiati, gli allevatori, lo ammettono col nodo alla gola: si sentono abbandonati, delusi e vedono il loro lavoro e i loro sacrifici sbranati dai predatori e da una assoluta non gestione degli stessi. Capiscono benissimo l’ecosistema e che tutti abbiano diritto di vivere, ma il loro duro lavoro non può essere vanificato così.
L’agricoltura è da sempre il baluardo di mantenimento del territorio, con il pascolamento in alta montagna, nonché produzione di eccellenze che rischiano di andare irrimediabilmente perse. Se iniziamo a non avere più capre in alpeggio, perdiamo un valore aggiunto di grandissima importanza nel Bitto DOP delle valli del Bitto (che rigorosamente utilizzano latte di capra) e di Storico Ribelle. Se poi gli allevatori si arrendono e smettono di monticare, si perdono manutenzione del territorio d’alta montagna, prodotti e tradizioni secolari. Ci si chiede quali possano essere le soluzioni, ma non spetta a loro trovarle, ma lo dovrebbe fare chi ha accolto, agevolato e mai gestito la propagazione dei predatori. Insomma, gli allevatori non ci stanno più a sacrificare i loro animali per far contenti animalisti da salotto che non sanno cosa c’è dietro il loro duro lavoro. E pensandoci bene forse non hanno tutti i torti.
Utilizzo dei recinti elettrificati per ovicaprini: è realmente fattibile?
Nel caso degli ovicaprini, i recinti elettrificati non sono sempre utilizzabili. Infatti le reti non sono adeguate a terreni particolarmente scoscesi o con molti sassi.
L’utilizzo delle stesse solo su pascolo “comodo” preclude il pascolamento e quindi la pulizia delle sponde più impervie. Il consentire il pascolo agli ovicaprini nelle sole ore diurne, come viene suggerito dalle Guardie Provinciali, ne sovverte le abitudini: è infatti risaputo che le capre prediligono pascolare nelle ore serali/notturne in quanto più fresche (come caprioli e cervi).

Trona Vaga. Capretti recintati nei pressi della baita per evitarne la predazione. I capretti dovrebbero seguire le loro madri, vivere il pascolo e la montagna, alimentarsi di erbe sopraffine di alta montagna, e non rimanere segregati alimentati a fieno
Cani da guardiania: è la soluzione?
I cani da guardiania (pastore maremmano abruzzese, pastore della Sila, ecc ecc) sicuramente qualcosa riescono a fare, in caso di predazione. Tuttavia il loro intervento risulta difficoltoso se gli alpeggi risultano particolarmente impervi: un branco di lupi (animali di una intelligenza sopraffina e di una coordinazione invidiabile) è in grado di disperdere il gregge e isolare i capi più facili da predare. Un solo cane non è sufficiente, ne servono un bel numero affinchè riescano ad essere efficaci.
I cani da guardiania è risaputo siano molto legati agli animali che devono proteggere, in quanto ci crescono assieme sin dalla nascita, in simbiosi. Ne è testimone Manuele Ciocchini, caricatore di Trona Vaga, che nella giornata del 01/07/2026 testimonia: “Alaska (pastore della Sila) è arrivata con in bocca mezzo capretto. L’ha appoggiato dietro la vasca dell’acqua e gli si è sdraiata attorno come fa con i cuccioli, e continua a leccarlo e a guardarlo tutta delusa come per dire “non sono riuscita a salvarlo”. Se ne deduce che questi cani sono talmente legati al gregge, da seguirlo H24. Il che crea inevitabilmente problemi con tante persone in transito sui sentieri (e non) che attraversano le aree pascolate. Tanti si fanno intimorire dalla mole, altri vogliono magari accarezzare una capra o farsi un selfie. Ma no, il custode non vuole, non capisce che i gesti magari sono bonari, e quindi si mette sulla difensiva. Quante segnalazioni per “cani liberi nel pascolo” ricevono le FF OO? Eppure un cane da guardiania dove dovrebbe essere tenuto, se non con chi deve curare?



Alpe Val Vedrano (Valgerola). Resti di predazione al pascolo



…e di Marlene. Perchè i nostri animali non sono marche auricolari.
SONO PARTE DELLE NOSTRE FAMIGLIE

Una testimonianza di chi alleva con passione….
Guardo le mie capre mangiare erba e foglia fresca, spensierate.
Scrivo, e penso che la gente dovrebbe sapere molte cose su cui tutti mettono a tacere e molti non sanno o meglio, fanno finta di non sapere!
Qualche giorno fa ho visto un video riguardo a un lupo con i suoi cuccioli. I commenti? Che carini! Che teneri i cuccioli nel bosco! Dietro a tutto ciò non c’è solo un lupo nella tana con i suoi cuccioli, visto che non viviamo in foreste sconfinate e isolate e nelle favole il lupo non mangia mai.
Nella realtà il lupo deve sfamarsi e sfamare i suoi cuccioli. Con cosa? A quello nessuno pensa. Nessuno pensa all’altra parte della “favola”. E allora ve la racconto io l’altra parte della favola! Il lupo, ogni giorno e più volte al giorno, per riempire la sua bella pancia, preda e fa soffrire il nostro bestiame

Bello, vero? E’ veramente una favola rinvenire un animale, magari ancora sofferente, dopo averlo visto nascere, crescere, avergli dedicato tempo, attenzioni e denaro, in queste condizioni? Calcolate che scene così non capitano “ogni tanto”, ma ormai tutti i giorni, più volte al giorno. Perchè il lupo non si accontenta di un capo ogni tanto. No, più e più al giorno!
Tutto questo per gli agricoltori sta diventando un vero incubo. I nostri figli non possono più affezionarsi ai loro animali, perchè da un giorno all’altro quel caprettino con cui sono cresciuti, con cui hanno corso in stalla e per i prati, che hanno coccolato fino a qualche ora prima, magari fra qualche ora ne rinvieni solo metà!

E il pensiero non è solo per il capretto, l’agnello, la capra, la pecora o ogni altro nostro animale, è anche per i nostri bambini! E se capitasse a loro, di venire attaccati da un lupo? Smettiamola con la storia “è un animale schivo”. Lo si diceva anche dell’orso, ma uno ha sbranato un ragazzo che stava solo andando a correre.
Le montagne, quelle con l’aria pura, l’erba fresca, la gente che nel periodo estivo la vive ogni giorno con sacrifici immensi: tutto questo diventerà una foresta, non con l’aria pura, ma con l’aria da paura!
Che carino il cucciolo di lupo, eh…..? Ma nessuno vede un bimbo che piange per quel caprettino che non rivedrà più…….
Martina Ciocchini


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