La fake news dei lupi “innocui”

(30/08/2024) Precisazioni sull’articolo a firma di Francesca Giannelli pubblicato il  27 agosto 2024 su Il Gazzettino, redazione di Pordenone . A Berzi nel testo dell’articolo veniva attribuita l’affermazione “In Italia si registrano solo due aggressioni: una in Abruzzo e una in Puglia”

Il giorno (30/8/2024) il Gazzettino pubblicava le nostre rettifiche

Le nostre osservazioni di rettifica apparse su Il Gazzettino del 30/08/2024

Non sono casi isolati: il malcostume delle fake news sul lupo “innocuo”

Purtroppo queste situazioni sono nuove. In Italia, vi sono schiere di ciarlatani autoproclamatisi esperti di lupi solo perché orecchiano quanto scritto dai lupologi di grido e pensando che essere pro lupo equivalga a conoscere l’animale e i problemi che crea. Solo perché ripetono frasi fatte come “sparando a un lupo si destruttura il branco”, “con i cani e le reti è possibile la convivenza”. Con quattro slogan in Italia si diventa esperti di lupi e si tengono conferenze e sessioni di lavaggio del cervello ai bambini. Tutta questa gente punta a guadagnare da pubblicazioni, realizzazione di video, docenze, visite guidate. Il lupo “tira” e la domanda del pubblico sprovveduto e disposto a bersi ogni fesseria è grande in quanto creata ad arte dai media (che più sono grandi e sostenuti da grandi imprese e finanza e più sono animalisti). Noi, però, non vogliamo assolutamente confondere un tecnico come Duccio Berzi con i ciarlatani e ci ha stupito e rattristato – erano i primi di aprile dei quest’anno – leggere nel comunicato stampa di presentazione di un evento del Cai di Arezzo che prevedeva la presentazione, da parte dello stesso Berzi, del video Lupo uno (sul progetto in atto in regione Veneto con catture e radiocollaraggio di lupi per cercare di prevenire le predazioni), l’incredibile affermazione attribuita a Berzi: “non abbiamo mai visto lupi aggredire le persone”. Berzi ha poi smentito ma solo dopo i nostri comunicati.

Deja vù

Difficile credere che a fine agosto vada ancora in scena un copione simile in Veneto. Eppure… Va precisato che, in occasione dell’evento del Cai di Arezzo anche il capo della Task force lupo Toscana (della quale Berzi è consulente esterno), Luca Mattioli, aveva sostenuto che “in Italia si conosce solo il caso di Vasto di aggressione a persone da parte di lupi”. Casi? Non proprio. Pare piuttosto che personaggi più o meno seri, con responsabilità pubbliche più o meno importanti abbiano concordato una linea che si avvicina molto alla “associazione per mentire”. per il progetto Life Wolf Alps (partner i cc forestali, una serie di parchi, le regioni Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia) i lupi non aggrediscono le persone. Anzi per LWA sostenere che i lupi aggrediscono le persone è una fake news. Un progetto finanziato con 20 milioni di € si permette di spargere fake news.

Questa sopra era la pagina era presente sul sito dell’organizzazione lupista di stato LWA sino a primavera. Oggi – si sono resi conto che rischiavano denunce da parte nostra – hanno “smussato” e adottato la meno compromettente versione attuale (sotto)

Torniamo all’oggi. Questa è la segnalazione inviata ieri 29 agosto 2024 a Il Gazzettino che poi è stata riportata in stralci oggi.

La comunicazione inviata al giornale

Con la presente segnaliamo che quanto riportato in parte del suddetto articolo non è veritiero. Auspichiamo che chi opera scientificamente e operativamente, così come chi opera nell’informazione, fornisca dati veritieri e completi. Pertanto, e siamo rimasti basiti leggendo, non corrisponde al vero ciò che avrebbe dichiarato Duccio Berzi, tecnico faunista definito tra i maggiori esperti del canide in Italia, a proposito del fatto che la preoccupazione maggiore, rilevata anche dai commenti sui social, è la paura che si può diffondere nella popolazione. Berzi avrebbe quindi dichiarato:  “Quella si combatte solo con l’informazione, di casi di aggressione a persone da parte di lupi, in tanti anni di presenza del lupo in tutta la penisola, ce ne sono stati solo due, uno in Abruzzo e uno in Puglia. Che non corrisponde affatto al vero poiché:

  • Nel 2017 a Giaveno (nel Torinese) 4 lupi attaccarono un cane bassotto che, seppure ferito, riuscì ad arrivare fino al padrone, che lo prese in braccio. Ma due dei lupi attaccarono l’uomo, che riuscì a evitare miracolosamente i morsi alle gambe. I pantaloni furono però stracciati. Mandati direttamente all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’esame confermò che si trattava del Dna di due lupi puri, tra loro fratelli, aventi lo stesso aplotipo al cromosoma Y e il 50% di uguaglianza ai loci STR autosomici. Sempre lì c’era stato un altro attacco, probabilmente lo stesso branco/famiglia, ma gli indumenti, stracciati anche in quel caso, furono consegnati per gli esami ma non se ne seppe più nulla.
  • Nel 2020 il cosiddetto lupo di Otranto (infine catturato, puro, come da analisi del Dna effettuati dall’ISPRA) attaccò due persone, ossia una bambina – fortunatamente con i genitori nei pressi e che scacciarono l’animale – e in seguito una donna azzannata a una gamba nella pineta accanto a un albergo. Quindi in Puglia gli attacchi furono due, e non uno come avrebbe detto il dr. Berzi. Si disse anche che si trattava di un lupo detenuto illegalmente da qualcuno e quindi socializzato, ma poi fuggito, visto che avrebbe avuto sul pelo del collo i resti lasciati da un collare. Ma dalle foto, in nostro possesso e scattate da vicino durante la cattura e l’esame dell’animale anestetizzato, non si nota alcun segno di collare, che invece curiosamente appare evidentissimo in seguito, dopo che fu.trasferito permanentemente nel recinto di un centro recupero animali selvatici.
  • Nel 2022-23 la lupa di Vasto (infine catturata, pura, come da analisi del Dna dell’ISPRA) nell’arco di 12 mesi attaccò, anche nella limitrofa San Salvo, in diverse occasioni ben 15 persone, mandandone all’ospedale 13, di cui tre bambini dai 4 agli 11 anni in evidenti tentativi di predazione. I due bambini più piccoli, addirittura attaccati in spiaggia nel tardo pomeriggio in mezzo a un centinaio di persone, furono azzannati alla schiena ma fortunatamente salvati dai genitori trattenendoli per le gambe. Quindi non si tratta di un unico caso come avrebbe detto il dr. Berzi, ma di ben 15 nell’arco di oltre un anno.
  • Nell’ottobre 2023 nella zona della Maddalena del comune di Sassello un lupo si avvicinò minacciosamente a una donna davanti a casa. Il marito, che era in casa e subito intervenuto, lo uccise a fucilate, denunciandosi subito dopo. Specie protetta o no, il tribunale di Savona, su richiesta della stessa Procura, dispose poi l’archiviazione del procedimento a carico dell’uomo, che si era trovato nella condizione di essere costretto a sparare per difendersi da un potenziale pericolo.
  • La sera dell’11 agosto scorso (2024) un lupo – riconosciuto come tale da noti esperti di livello internazionale, che hanno esaminato il filmato, il primo in Italia che mostra l’attacco di un lupo a un essere umano ( ha attaccato, inseguito e fortunatamente solo lievemente ferito a una gamba (grazie all’intervento immediato dei genitori e di altre persone) un bambino di 13 anni che stava facendo campeggio nella zona sopra Varigotti, comune di Finale Ligure. Campeggiatori che si trovavano in un’area attrezzata, insieme ad altre dieci tende con una trentina di persone presenti. Il Settore fauna selvatica, caccia e vigilanza venatoria della Regione Liguria ha fatto immediatamente piazzare due fototrappole nel punto ed è stato autorizzato l’uso per le guardie regionali di fucili caricati con proiettili di gomma per colpire e dissuadere l’animale ad avvicinarsi ancora agli umani e alle case. Sotto, diversi fermo immagine dell’attacco di Finale Ligure.
Sopra il video dell’aggressione al ragazzino tredicenne a ferragosto

Pertanto siamo rimasti increduli nel leggere quanto dichiarato nell’articolo de Il Gazzettino. Visto che senza dubbio il dr. Duccio Berzi è ben al corrente di questi fatti, trattandosi di un consulente professionista che ha contratti con diversi enti anche regionali sul tema, e che stimiamo, dobbiamo solo ipotizzare un improvviso e momentaneo calo della memoria.

Il lupo ha perso ormai la paura dell’uomo, non essendone più minacciato da decenni in quanto specie protetta. Così come gli orsi, devono vivere liberi e secondo natura, ma non gli esemplari che fanno troppi danni oppure problematici e pericolosi, come stabilisce in deroga l’art. 16 della stessa Direttiva Habitat che li protegge, e come si fa in tutta Europa legalmente. Nel 2013, nel mondo si stimavano già circa 300.000 lupi. Il loro numero anche in Europa è aumentato notevolmente (più 1.800%), tanto che l’Unione Europea ne aveva valutato un declassamento del suo status, da specie particolarmente protetta a specie protetta. La nazione europea con più lupi è proprio l’Italia (in cui dal 1971 la popolazione è aumentata del 3.300%, oggi probabilmente almeno del 4.500%). La presenza stimata in Italia di una media di 3.307 lupi (forchetta 2.945-3.608), dal monitoraggio dell’Ispra, è ormai vecchia, risalendo al 2020-21. Da recenti studi scientifici è risultato che una zona d’Italia, ossia l’area piacentina-parmense, ha la più alta densità di lupi al mondo, 11 esemplari per 100 km quadrati, più della Mongolia, Russia o Canada. L’Italia ormai come numero di lupi ha superato la tanto declamata Romania, con spazi selvaggi immensi, e la Spagna. Per rendere meglio l’idea di cosa significhi – basandosi sulle cifre fornite dal monitoraggio ISPRA di pochi anni fa e successive stime scientifiche –, la pur più antropizzata Italia con i suoi lupi stimati mediamente, ne ha più di, sommati: Albania (250), Austria (56), Belgio (9), Croazia (163), Repubblica Ceca (100), Danimarca (14), Estonia (240), Finlandia (290), Francia (783), Germania (423 adulti), Ungheria (50-100), Paesi Bassi (15), Norvegia (52, più una 70ina a cavallo con Svezia, Finlandia, Russia), Portogallo (200), Slovenia (138), Svezia (460, una parte a cavallo con la Norvegia), Svizzera (153). Dal 1971, da quando il lupo fu protetto, a oggi, coloro che in Italia operano con progetti Life sul lupo hanno avuto contributi pubblici per quasi – portati in lire – 110 miliardi. Sul tema lupo in Italia c’è disinformazione anche da parte di chi dovrebbe dare dati attendibili. La IUCN (International Union for the Conservation of Nature, in italiano Unione internazionale per la conservazione della natura) – che è considerata la più autorevole istituzione scientifica internazionale che si occupa di conservazione della natura –  ha stabilito che la specie è tutt’altro che a rischio e pertanto l’ha depennata alla categoria Rischio Minimo (LC, Least Concern). La sottospecie italiana è stata infine passata al più tranquillizzante livello Quasi Minacciata (NT, Near Threatened). Curiosamente però  sul sito del Comitato Italiano IUCN, in pratica la IUCN Italia, il nostro lupo Canis lupus italicus viene presentato ancora oggi nel più grave livello Vulnerabile (VU, Vulnerable), addirittura con una popolazione totale di soli 800 esemplari! La scheda succitata è a cura  del prof. Luigi Boitani, insieme alla dr.sa Francesca Marucco e al dr. Paolo Ciucci. La scheda risale al 2013, ossia a undici anni fa, ma ad oggi non è mai stata aggiornata e – visto che cercando Canis lupus sul sito del Comitato Italiano IUCN si arriva subito a questa scheda – ciò può ben fuorviare chi necessitasse di tali informazioni per lavoro o passione.


L’elenco delle aggressioni da noi registrate (escluso l’episodio di Finale ligure bdel ferragosto 2024)

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  1. […] La fake news dei lupi “innocui” […]

  2. […] 2024, con successiva smentita dell’interessato) e ci ricasca dopo pochi mesi (intervista al Gazzettino di Venezia, con poco credibile smentita ). Quando, però, fa il tecnico, opera in modo obiettivo e professionale. Incaricato di indagare sul […]

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