Il lupo di Arrone resterà uccel di bosco

C’è molto più che una falla nelle regole di ingaggio dell’Ispra a riguardo dei lupi pericolosi. Se il lupo non morde abbastanza e non lascia la sua saliva sulla vittima, o i suoi indumenti, diventa quasi impossibile poi individuarlo e catturarlo. Il tutto è frutto di un garantismo ossessivo pro lupo quasi che la specie fosse ancora ai livelli degli anni ’70. In altri paesi, dove si antepone la tutela della vita umana a quella dei lupi, non c’è bisogno di Dna per sparare agli esemplari che si dimostrano potenzialmente pericolosi avvicinandosi agli abitati. Nello strano paese che è l’Italia il lupo la può fare franca anche se azzanna i bambini

COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA VITA RURALI

Lupo di Arrone, non è stato possibile rilevarne il DNA. Quindi sarà praticamente impossibile catturare quel determinato esemplare che il 9 luglio aveva attaccato e ferito leggermente una bambina tra la gente.

Alle 21,30 circa di giovedì 9 agosto in un campo giochi di Arrone (Terni), in Valnerina, un canide, con ogni probabilità lupo, aveva attaccato una bambina di 4 anni, nonostante si trovasse con la madre con intorno una cinquantina di persone. A riferire che si sarebbe trattato di un lupo è stato anche il sindaco, Fabio Di Gioia: “Era un lupo, l’ho visto personalmente anche dopo l’aggressione mentre si allontanava verso il centro storico”. Esiste pure un filmato di pochi minuti prima in cui si vede un lupo passare alle spalle di alcune persone con ragazzi e svoltare in una via che porta appunto al parco giochi. I testimoni dell’attacco avevano riferito che l’animale era apparso improvvisamente dalla boscaglia vicino al campo da beach volley, puntando la bambina che si trovava vicino a un albero mentre mangiava un gelato, afferrandola a fini predatori alla maglietta, facendola cadere a terra e trascinandola per alcuni metri. Le urla della madre e l’intervento delle numerose persone presenti avevano fatto fortunatamente desistere l’animale, subito fuggito.

Tempestivamente, il giorno dopo, la prefettura di Terni aveva creato una task force per fronteggiare tale emergenza, implementare i servizi di vigilanza e controllo del territorio, diffondere informative alla cittadinanza con raccomandazioni e linee guida da seguire in caso di avvistamento dell’animale, nonché facendo posizionare sedici fototrappole – non controllate tuttavia giornalmente, pare ormai ogni tre giorni – nei dintorni dall’associazione Wild Umbria. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, branca scientifica del Ministero dell’Ambiente) era stata altrettanto tempestiva autorizzando pochi giorni dopo la cattura del lupo – si suppone ritenendolo tale – che è specie protetta ma ovviamente non intoccabile a prescindere. Naturalmente la cattura, o abbattimento, sarebbe stata giustificabile anche se l’animale fosse stato un cane randagio, come ha invece cercato subito di fare intendere il mondo animalista. Il sindaco di Arrone Fabio Di Gioia anzi ci ha riferito “Che non c’è randagismo in loco e che i carabinieri forestali avevano subito fatto un controllo sui cani non solo di Arrone ma anche dei comuni circostanti e nessuna situazione anomala era stata riscontrata. E manco cani luposimili”.

Ricordiamo che ISPRA ha già autorizzato, per i casi previsti, la cattura o abbattimento fino a 8 lupi in Umbria nel 2026 e certamente la tentata predazione di una bambina addirittura in mezzo alla gente e in un centro urbano vi rientra appieno. Da notare che il caso di Arrone è stato classificato da ISPRA addirittura nella categoria 19, livello di criticità 5, ossia il massimo! del “Protocollo sperimentale per i lupi urbani e confidenti”. Inoltre, in tali gravissimi casi da trent’anni l’art. 16 della Direttiva Habitat, firmata anche dall’Italia, ne autorizza in deroga l’abbattimento. In base a questa Direttiva gli altri stati europei abbattono legalmente centinaia di lupi ogni anno. Ma non sappiamo se Regione Umbria abbia richiesto la rimozione, con scelta quindi di catturare oppure abbattere, o solo di catturare. Purtroppo, a differenza dell’abbattimento, la cattura può necessitare di mesi o anni di tentativi: la lupa di Vasto, con 15 attacchi e feriti durante i mesi, fu catturata solo dopo un anno; il lupo di Casalbordino attaccò in due diversi casi una bambina e un uomo ferendoli, e pur conoscendone il DNA ancora si cerca di catturarlo, fin dall’agosto 2024.

l’Italia è lo stato europeo con più lupi, secondo il prof. Marco Apollonio, esperto sul campo di lupi dell’Università di Sassari, ormai “i lupi sono almeno oltre 6.000”, altre stime ne indicano 10.000; l’Italia è lo stato europeo con più attacchi non provocati di lupi a esseri umani con ferite nel XXI secolo, confermati con DNA da ISPRA; ben 20 solo dal 2017 al 2024, la maggior parte in Abruzzo. Da allora il numero è quasi raddoppiato.

Tuttavia nel caso di Arrone esiste un grosso problema, non essendoci l’esito del DNA di quello specifico esemplare – sempre in dirittura di arrivo secondo speranzosi articoli dei media che, mese dopo mese, lo davano vanamente per imminente  – che quindi rimarrà sconosciuto. La nostra Associazione nei giorni scorsi ha inviato alla presidente di Regione Umbria un atto di diffida e contestuale richiesta di adempimento ex art. 328, comma 2, c.p., visto che dopo oltre 60 giorni non ha fornito i necessari dati sulla situazione e sulle reative attività. Bene, ieri abbiamo contattato direttamente il comando del Gruppo Carabinieri Forestale di Terni e ci è stato risposto: “Abbiamo provveduto noi il giorno successivo a inviare gli indumenti della bambina all’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana, sede di Grosseto, ma purtroppo non è stato trovato e quindi individuato il DNA. La bambina, fortunatamente, non ha riportato ferite gravi: solo alcuni graffi e un forte spavento. È stata comunque accompagnata in ospedale per accertamenti e successivamente dimessa”. Quindi niente “pistola fumante”, come si suol dire. Quello che si ritiene essere lo stesso esemplare sarebbe stato ripreso da una delle fototrappole una decina di giorni dopo l’attacco, e da allora mai più. Ovviamente ciò non esclude affatto che non sia tuttora in zona.

Come si potrà quindi individuare esattamente quel determinato esemplare in una zona in cui i lupi sono ben presenti è forse una chimera, anche se alcuni indicano che l’animale avrebbe un comportamento definito anomalo e caratteristiche particolari. Di fatto, zero prove. A meno che non si vogliano catturare – e finora non è stata neppure posta alcuna trappola dalla task force per la cattura – tutti i lupi dell’area, per poi rilasciarli una volta ritenuti diversi da quello. Sarebbero necessari anni. In Umbria non si sa manco quanti lupi siano anche solo stimabili. Si dice circa 150, ma per fare un esempio basterà sapere che solo nella provincia di Belluno (3.610 km²) la polizia provinciale e i ricercatori stimano oltre 200 lupi. E l’Umbriat(8.464 km²) ne avrebbe meno?

Incredibilmente i costosissimi progetti, con fondi pubblici e che comprendono i grandi predatori come il lupo, parrebbe non siano riusciti a fare manco una stima credibile. Né il progetto europeo Sun Life cessato nel 2018 di oltre 2.3 milioni di euro (di cui metà sborsati da Regione Umbria) né il successivo Life Imagine Umbria dalla lunga durata (7 anni) da oltre 15,5 milioni di euro. Ma si spera di ottenerne fino a 26 milioni mobilitando altri fondi complementari come FEASR, FESR, FEAMP. Curiosamente in Germania, a costi sideralmente inferiori, vengono eseguite stime scrupolosissime della popolazione lupina, e ogni anno.

Una nota curiosa, una persona ha rilasciato ad almeno un giornale locale dichiarazioni assurde, pura disinformazione, come: “Mi sembra strano che un lupo circoli in solitario” (quando invece è noto che i lupi subadulti vanno in dispersione per mesi, e isolati); “ancora più strano, è che non abbia morso tutti” (cosa che invece i lupi certo non fanno, lo farebbe solo un animale ammalato di idrofobia, e da decenni la rabbia non è scientificamente presente in Italia); “Ciò fa propendere per identificare l’animale per una specie diversa dal lupo. Mi sembra solo un procurato allarme”. Detto animalista, presentato come “responsabile per la Regione Umbria delle guardie eco ambientali” è del tutto sconosciuta al servizio caccia regionale e ad altre associazioni umbre di guardie eco ambientali. Una nota associazione antivisezionista ha invece riferito che questa persona collaborava tempo fa, ma che i rapporti sono del tutto cessati da oltre un anno e anzi che l’associazione non ha alcun referente in Umbria da tempo. 


Tutela rurale

Per la difesa della vita e dell'ambiente rurali

Iscriviti

Inserisci la tua e-mail di seguito per ricevere gli aggiornamenti.