Quando i lupi in Italia uccidevano (e mangiavano) le persone

La propaganda lupista è degna dei peggiori regimi totalitari. Se gli interlocutori sono del tutto sprovveduti essa sostiene che mai i lupi mangiano gli uomini. Con il diffondersi delle conoscenze sul fenomeno, i nostri arrivano ad ammettere che i lupi facevano strage di esseri umani ma perché erano affetti da rabbia (questa tesi è stata lanciata da Boitani). Si tratta di una menzogna perché i lupi antropofagi divoravano le vittime (cosa impossibile agli animali affetti da rabbia). Inoltre, molte vittime degli attacchi riuscivano a sopravvivere, cosa che non sarebbe stata possibile quando ancora non esisteva il vaccino antirabbia).

In Italia i lupi antropofagi più famosi sono quelli di Pacentro (o Corfinio) e di Cusago (località alle porte di Milano). Ma oltre a questi casi eclatani vi sono le storie di migliaia di vittime passate sotto silenzio. L’unico lavoro di ricerca sistematico sulle fonti documentali in tema di antropofagia del lupo in Italia resta quello a cura di Mario Comincini (L’uomo e la bestia antropofaga : storia del lupo nell’Italia settentrionale dal 15. al 19. secolo , Milano, Unicopli). https://www.researchgate.net/publication/319037151_L’uomo_e_la_bestia_antropofaga_Storia_del_lupo_nell’Italia_settentrionale_dal_XV_al_XIX_secolo

Lo studio riferisce di centinaia di vittime in un area corrispondente a parte del Piemonte e alla Lombardia. Purtroppo non sono stati eseguiti studi analoghi in altre parti d’Italia o a livello nazionale (come ha fatto in Francia il benemerito storico Moriceau).

Nelle zone piemontesi e lombarde indagate da Comincini, il fenomeno dell’antropofagia lupina si aggrava nel Settecento e rimane grave sino ai primi anni dell’Ottocento per poi scomparire verso il 1830 quando, nella pianura lombarda, i lupi furono quasi ovunque eliminati. In altre zone d’Italia il fenomeno continuò più a lungo (vedi proprio il caso di Pacentro).

Sì ma era un epoca eccezionale: l’uomo aveva distrutto l’habitat e … pagava le conseguenze

I lupisti, quando sono costretti dall’evidenza dei dati documentali ad ammettere che i casi di lupi responsabili delle uccisioni non erano, nella maggior parte dei casi, affetti da rabbia (come si evince dalle statistiche di Comincini) si appellano alla particolare contingenza storica. La tesi ha un suo fondamento: aumento della popolazione, presenza sempre più frequente delle persone (e dei bambini pastorelli) sul territorio, rarefazione delle prede selvatiche sotto la spinta a ridurre i boschi per lasciare spazio a campi e pascoli.

Se, però, allarghiamo lo sguardo al mondo e a tutta la storia umana (come fa Giovanni Todaro nella sua opera, un unicum mondiale, Storie vere di lupi cattivi, ed. a cura dell’autore, 2019), non è difficile concludere che non solo in quelle particolari contingenze dell’Italia (e dia altri paesi europei) del XVIII-XIX secolo, ma anche in situazioni del tutto diverse, il lupo è indotto a rivolgersi all’uomo (gli elementi fragili per lo più) come a una preda. Per i lupisti e tutti i “versi”, naturalisti” ecc. in generale è molto indigesto ammettere che i casi che si stanno registrando in Italia, a partire dal 2023 a Vasto, indicano come alcuni lupi, in Abruzzo, Lazio, Umbria, Puglia (quindi in regioni diverse) hanno puntato a dei bambini per tentare di farne una preda. In diversi casi sono riusciti a trascinarli via e solo la presenza degli adulti ha impedito conseguenze letali. Non si tratta dei pastorelli lasciati soli nelle brughiere (che il lupo attaccava “perché coperti di pelle di pecora”, come sostiene lo storico lupista Rao, coprendosi di ridicolo ignorando le capacità olfattive del lupo).

Il lupo, se ha fame e difetta di altre prede, può ancora oggi, in ambiti antropizzati, puntare ai bambini. Oggi, però, i bambini sono pochi e sono quasi sempre ben sorvegliati, ma chi può escludere che, facendo irruzione in un giardino e trovandosi un bimbo di pochi anni d’età temporaneamente solo lo possa ghermire, uccidere e divorare? Il caso di Camaiore ha destato molte polemiche. Il bambino era fortunatamente in casa quando il cane di famiglia è stato ucciso. Ma la madre ha raccontato che il bambino, per divertirsi, entrava e usciva di casa. La questione, quindi è di attualità. I mascalzoni possono riscrivere la storia di Cappuccetto Rosso e cercare di plagiare i bambini, ma la cronaca e la storia li smentiscono.

Le 12 vittime del lupo di Pacentro (Abruzzo)

Il lupo di Pacentro, nell’attuale Parco della Majella, terrorizzò diversi comuni nel 1839. La gente fu così terrorizzata da provocare lo scrupoloso intervento del marchese Francesco Saverio Del Carretto, Ministro Segretario di Stato della Polizia Generale del Regno delle Due Sicilie. i chirurghi che la esaminarono constatarono che si trattava di un grande lupo maschio alto 80 cm al garrese e pesante 45 kg. Dopo la sua morte non ci furono più attacchi (Fonte: Giovanni Todaro, Storie vere di lupi cattivi, ed. a cura dell’autore, 2019). Todaro ha consultato le fonti d’archivio e, in particolare, l’archivio di Sulmona.

27 maggio 1839: Loretta Catasto, 23 anni virgola di Roccascasale, uccisa;

Nunzia Del Grande, di Roccacasale, uccisa e semidivorata, 21 anni

10 maggio 1839: Lodovico Mancini, 11 anni, di Sant’Eufemia a Maiella, ucciso e quasi completamente divorato intorno alle 15.

11 maggio 1839: Achille di Salle, 14 anni, di Pacentro, ucciso e semidivorato intorno alle 23.

13 maggio 1839: Maria Teresa Casasanta, 18 anni, di Pacentro, uccisa e semidivorata intorno alle 18.

28 maggio 1839: Vittima anonima, maschio 21 anni di Sulmona, ucciso e semidivorato.

1° giugno 1839: Carlo Graziani, 49 anni, di Pacentro, ucciso e semidivorato intorno alle 23.

31 giugno 1839: Domenica di Nardo, di 50 anni, di Sant’Eufemia a Majella;

Maria Giuseppa Palmieri, 18 anni, di Sant’Eufemia a Majella.

18 luglio 1839: Clorinda Margiotta, 49 anni, di Pacentro.

31 luglio 1839: Vittima una donna di nome Concetta, vedova di Orazio, di Salle, uccisa e semidivorata intorno alle 13.

15 agosto 1839: Giuseppe Silvestri, 10 anni, di Pacentro, ucciso e semidivorato intorno alle 6.

23 agosto 1839: Francesco Silvestri di Pacentro intorno alle 13:45 viene attaccato dalla Bestia ma la uccide con un preciso colpo di accetta alla testa.

Oltre ai morti vi furono almeno 9 feriti

La lupa di Cusago (Milano)

La più famosa Lupa di Cusago (Bestia di Cusago) fece meno vittime del Lupo di Pacentro ma le uccisioni di bambini avvenute nell’estate 1792 ebbero grande risonanza perché avvennero a poca distanza da Milano. Alcune, anzi, in località che ora fanno parte della città. Di recente è uscita una nuova opera sulla lupa di Cusago La bestia feroce delle campagne di Milano di Roberto Giuseppe Marchese (Youcanprint, 2026); si tratta di un saggio molto dettagliato basato su ricerche d’archivio approfondite nei documenti parrocchiali e di Stato per ricostruire i tragici eventi dell’estate del 1792.

A differenza del lupo di Pacen7tro (maschio) che attaccava anche gli adulti, la lupa di Cusago era specializzata in bambini. Di fronte alla scia di sangue che essa lasciava, il governo milanese guidato dal ministro plenipotenziario Johann Joseph Wilczek e le amministrazioni locali attuarono misure straordinarie. Venne istituita una notevole taglia in denaro per chiunque fosse riuscito a uccidere o catturare la “Bestia”. La ricompensa ammontava a 50 zecchini d’oro (una cifra altissima per l’epoca, pari allo stipendio annuale di un lavoratore). Furono emanati editti e “gride” per avvisare la popolazione rurale del pericolo. Si raccomandava di non lasciare mai i bambini soli a custodire il bestiame e di muoversi sempre armati o in gruppo. Le autorità ordinarono vere e proprie battute di caccia comunitarie, chiamando a raccolta centinaia di contadini, cacciatori locali e guardie armate di forconi, fucili e lance per setacciare i boschi di Cusago, Assiano e delle zone limitrofe.

Dopo settimane di infruttuose ricerche e falsi avvistamenti, la svolta avvenne il 24 settembre 1792. La trappola: Presso i boschi tra Cusago e Bareggio, la lupa cadde in una profonda fossa-trappola (chiamata comunemente lupara o fossa lupaia e, in lombardo, luvera o luera), preventivamente scavata e mimetizzata dai cacciatori, attirata probabilmente da un’esca viva. Una volta intrappolata nella buca e impossibilitata a fuggire, la fiera venne finita a colpi di lancia e fucile dai cacciatori e dai contadini del luogo.

Per placare il panico della popolazione e dimostrare che il pericolo era cessato, la carcassa della lupa venne imbalsamata ed esposta pubblicamente a Milano, attirando una folla enorme di cittadini sollevati. Il corpo dell’animale fu trasportato a Milano per essere esaminato dalle massime autorità scientifiche dell’epoca presso l’Università di Pavia e le istituzioni milanesi. Venne confermato che si trattava di una lupa comune (Canis lupus), ma con una forte parassitosi e segni di bava alla bocca, il che alimentò l’ipotesi (tuttora tenuta in vita dai lupisti) che potesse essere affetta da rabbia. Vergognoso che questa ipotesi sia riportata da iattaforme di IA. Una vergogna perché, in alcuni casi, le vittime furono parzialmente consumate (nello stomaco dell’animale ucciso furono rinvenuti resti umani e di vestiti) e perché, dal primo attacco alla cattura, passarono quasi tre mesi mentre un lupo affetto da rabbia sopravvive pochi giorni.

Ecco l’elenco cronologico delle vittime accertate dai documenti dell’epoca:

  • Giuseppe Antonio Gaudenzio (10 anni) – Scomparso nel bosco di Cusago il 5 luglio 1792. Fu la prima vittima ufficiale.
  • Carlo Oca (8 anni) – Aggredito e ucciso a Limbiate il 9 luglio 1792, mentre sorvegliava il bestiame con altri ragazzi.
  • Giuseppina Saracchi – Aggredita e uccisa il 10 luglio 1792 sulla strada tra Corbetta e Cascina Pobbia.
  • Antonia Maria Beretta (8 anni) – Assalita presso Senago il 1º agosto 1792; morì poco dopo per le numerose ferite riportate.
  • Agosto Domenico Cattaneo – Ucciso e parzialmente divorato nei campi di Assiano il 3 agosto 1792.
  • Giovanna Sada (10 anni) – Afferrata e uccisa lungo una strada ad Arluno il 4 agosto 1792.
  • Anna Maria Borghi (13 anni) – Aggredita alla gola e uccisa a Barlassina il 16 agosto 1792 mentre pascolava gli animali.
  • Giuseppina Re – Uccisa il 21 agosto 1792 nel bosco di Chiappa Grande.
  • Maria Antonia Rimoldi – Bambina uccisa il 22 agosto 1792 presso Terrazzano.

Tra i sopravvissuti registrati dalle cronache si ricorda anche il dodicenne Dionigi Giussano, assalito a Trenno il 4 agosto 1792 ma salvato dal tempestivo intervento di un contadino.


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