(30/04/2024) La primavera in val di Sole, in val di Non, a Molveno e nelle altre valli dove sono stati reintrodotti gli orsi, è iniziata malissimo. Un aprile nero. Per la prima volta un orso ha iniziato a prendersela con un’autovettura parcheggiata. E poi ripetuti incontri ravvicinati da infarto: un ciclista rincorso sul solito monte Peller, un podista – il caso più grave – pedinato sino a due metri, un asino sbranato in un paese a pochi metri da un campo giochi, una collisione stradale, carcasse di prede vicino alle case. La situazione è fuori controllo. La Forestale “risolve” il problema minimizzando e imponendo “tasi”, la provincia aspetta il fattaccio per intervenire, il Comitato Insieme per Andrea Papi, dal 13 gennaio, non ha organizzato più nulla.
Un bollettino di guerra
Cles 3 aprile: alle due di notte viene gravemente danneggiata una vettura parcheggiata alla periferia di Cles. L’orso si accanisce con una furia inspiegabile strappando prima il tergicristalli posteriore e poi la targa. Poi ha artigliato tutto il portellone piantando i denti (si vedono bene i fori dei canini superiori e inferiori) nel paraurti posteriore come si vede dal video. Ricordiamoci che, con la stessa forza, morde le carni dei malcapitati che sono vittime delle aggressioni. Non è previsto alcun indennizzo da parte della provincia. Ora i trentini sanno che agli orsi possono non piacere le loro auto.
Monte Peller: 5 aprile: un ciclista, residente in zona, è stato inseguito per un centinaio di metri da un orso. Su questo monte, nel 2020, furono feriti dall’orsa JJ4, quella che ha ucciso Andrea Papi il 5 aprile 2023, Fabio e Christian Misseroni di Cles.
Sopramonte di Trento 12 aprile: nella notte un orso ha divelto la recinzione che proteggeva l’asino Olmo. L’asino era la mascotte del paese. I residenti sono terrorizzati perché il fatto è avvenuto in paese, a 10 metri da case d’abitazione a 20 metri da un campo giochi per i bimbi.
Molini di Malè 21 aprile: le telecamere di sorveglianza di un’azienda agricola di Malè riprendono l’orso all’ingresso.

Molveno 27 aprile: escursionista pedinato da un orso che si avvicina sino a due metri alla persona. L’incontro , avvenuto nel pomeriggio a monte dell’abitato pomeriggio si è verificato lungo la strada forestale che percorre la Valle delle Seghe, da baita Ciclamino al rifugio Croz dell’Altissimo. Siamo a soli 4 km in linea d’aria da dove, ad Andalo venne aggredito alle spalle il carabiniere Balasso nell’agosto 2020 dall’orso M47. Seguire le persone rappresenta nella scala del Pacobace, il comportamento più pericoloso dell’orso prima dei due (penetrazione in locali in presenza di persone e aggressione senza provocazione) che comportano la rimozione senza ulteriori accertamenti. Quando il 28 gennaio l’orso M90 si è avvicinato (ma non così come in questo caso) a una coppia di residenti è scattato il decreto di abbattimento (una volta tanto attuato subito senza aspettare i ricorsi). M90 aveva dei precedenti , era entrato nei paesi (ripetutamente perché le “dissuasioni” non servono a nulla come ammettono gli stessi rapporti della provincia e aveva già pedinato delle persone. Ora si dovrà identificare l’orso di Molveno, attendere che ne combini delle altre. In Svizzera all’orso che pedina le persone non si concedono altre chances. Perché in Italia si deve rischiare, pur di non abbattere un sacro orso, di mettere a rischio la vita delle persone?
Valle dei Laghi 27 aprile: un orso alle ore 22 invade la carreggiata sulle strade di Berlonga di Stravino e provoca una collisione con un auto, senza gravi conseguenze perché, per fortuna, l’autista è riuscito a mantenere l’auto in carreggiata.
Altri episodi: in questo mese dono stati avvistati plantigradi a Mezzana e a Pellizzano; ancora a Mezzana sono state osservate orme sulla ciclabile (un bell’incentivo per residenti e turisti ad utilizzarla), sono state osservate interiora e carcasse semidivorate (ma possono essere anche i lupi) nei pressi delle case. Una situazione da incubo che tiene lontano gli abitanti di Trento città che hanno la seconda casa in val di Sole e che mette a rischio il turismo in valle.
Hanno giustificato la politica di minimizzazione del rischio (che arriva anche a nascondere la presenza di orsi e predazioni a un passo da strutture turistiche frequentate da famiglie con bambini) con la necessita di tutelare la “vocazione turistica della val di Sole” (De Col, direttore generale della PAT capo della Forestale, direttore della protezione civile ecc.). Ma questa politica sta causando un vero e proprio boomerang.
Le rassicurazioni della provincia sono una beffa per i trentini
Failoni, l’assessore ai “grandi carnivori”, dopo l’episodio di Sopramonte, invita i cittadini a seguire i consigli degli esperti, assicura che tutto è sotto controllo, che vengono seguiti protocolli “scientifici”, che per la provincia la sicurezza dei cittadini è la priorità. Con che credibilità? Zero. Perché sono gli esperti “scientifici” che hanno portato il Trentino in questa situazione, perché non è vero che la sicurezza dei cittadini è la priorità della PAT altrimenti non si sarebbero importati animali pericolosi e il Pacobace sarebbe più simile ai protocolli svizzeri (e meno garantista per i pelosoni). Ma tanto i trentini (molti, perlomeno) hanno capito che i politici sono marionette pilotate dalla Forestale e dall’apice dirigenziale della provincia.

Una porzione di Trentino è sempre più penalizzata da una gestione che non accenna a cambiare registro (dalle giunte di sinistra a quelle di centrodestra non è cambiato nulla). Oggi si paga salato il conto di sciagurate decisioni prese 30 anni fa da qualche alto papavero della Forestale, da alcuni neolaureati alle prime armi pieni di ambizioni, dall’irresponsabile opportunismo di politicanti bramosi di “fondi europei” e convinti che l’orso poteva essere fatto fruttare lautamente attraverso il marketing territoriale.
Quali colpe collettive devono scontare i solandri e gli altri trentini interessati al problema? Perché sono costretti a “ospitare”, loro malgrado, 200 orsi in un piccolo territorio fortemente antropizzato e ad alta frequentazione turistica? Come è possibile tutto ciò in uno stato che si professa “democratico” ? I trentini sono pesantemente limitati nella loro libertà, gli orsi – al contrario – sono liberi di seminare il panico in forza di una quasi intoccabilità garantita loro da Ispra, animalisti, TAR.

Groff: dal 2004 (prima era guardiaparco del PNAB) è responsabile dell’Ufficio gradi carnivori. E’ arrivato a inventarsi i “finti attacchi”, ad accusare gli aggrediti di aver provocato l’orso, prima che si verificassero i primi attacchi sosteneva che gli orsi non sono pericolosi. Ma la “giunta del cambiamento” leghista l’ha lasciato al suo posto
La sbandierata legge provinciale che consentirebbe (sulla carta) di abbattere 8 orsi all’anno prevede tanti e tali paletti che non si arriverà mai a questo risultato, peraltro insufficiente a compensare la crescita naturale. E nessuno vuole gli orsi trentini, né in Italia né all’estero. La responsabilità della provincia consiste nel continua a lasciar fare alla Forestale. Fugatti ha lasciato al loro posto i responsabili della gestione fallimentare degli orsi, i responsabili di una politica non trasparente, di una politica che, per evitare “allarmismi” non chiude le aree dove sono presenti orsi problematici, continua a diffondere consigli pericolosi pur di non ammettere la vera pericolosità degli orsi, continua a utilizzare cartelli ridicoli che non mettono in guardia del pericolo e lasciano credere che, osservando le suddette ridicole e pericolose norme di comportamento, il rischio può ridursi quasi a zero. E’ poi vergognoso che lo spray antiorso sia fornito ai forestali che sono armati e non a chi deve lavorare nel bosco. E poi dicono che per loro la sicurezza dei trentini è prioritaria.
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