(09/02/2026) Invitiamo caldamente i nostri lettori, specie i soci e simpatizzanti di Tutela Rurale ma anche quelli di tutte le associazioni, comitati e gruppi della protesta agricola e rurale ad aderire anche con un piccolo contributo alla raccolta fondi che Andrea Busetto Vicari ha lanciato per sostenere le spese di difesa legale essendo stato rinviato a giudizio, su querela della Coldiretti per averne offeso la reputazione.

Leggete qui sotto LA PRESENTAZIONE che Andrea fa di sé stesso e cosa ha da dire. Noi osserviamo solo tre cose:
- 1) Andrea è stato sinora assolto da tutti i procedimenti a suo carico, legati alle sue battaglie a difesa del mondo agricolo. Ha in corso un processo per bracconaggio per aver usato una gabbia di cattura cinghiali fornitagli dalla polizia provinciale (persecuzione?);
- 2) Andrea è incorso nella vicenda delle quote latte e dei “bancolat” (il decreto ministeriale che demonizzava il latte crudo venduto nei distributori automatici), tanto da chiudere l’allevamento di vacche da latte (uno dei migliori delle Marche), cessata la zootecnia si è dato alla maiscoltura subendo danni gravissimi da parte dei cinghiali, nel lavorare i suoi terreni ha subito un incidente gravissimo con la trattrice a causa del cedimento del terreno provocato dagli scavi dei cinghiali;
- In Italia la maggior parte delle querele legate alla polemica politica vengono archiviate per non intasare i tribunali, comprese quelle con offese pesanti alle persone (e non, come in questo caso a un’organizzazione).
PER FAVORE DAI UNA MANO AD ANDREA
https://www.gofundme.com/f/la-coldiretti-nazionale-mi-ha-querelato-per-diffamazione
(attenzione gofundme ha impostato di default un versamento a loro favore del 5%, ma si può anche impostare 0%)
Sono Andrea Busetto Vicari di Urbino, ho 65 anni e da 40 faccio l’agricoltore. Ho fatto diverse battaglie per la dignità degli agricoltori e non solo….. Mi sono fatto evidentemente molti nemici, mai avrei creduto però di dover sostenere un processo presso il tribunale di Roma dal prossimo aprile, in quanto avrei offeso l’onore del sindacato Coldiretti, e per questo la procura di Roma mi ha rinviato a giudizio. Pensavo che in Italia ci fosse ancora libertà di espressione, e anche che si potessero usare toni forti di fronte alla rovina del mondo agricolo. Qui allegato il rinvio a giudizio con le motivazioni.

Cari amici, oramai ho tempo per scrivere, visto che le condizioni per lavorare in agricoltura sono definitivamente, almeno per quelli come me, incompatibili con la dignità del lavoro. In agricoltura cos’ altro dovrò ancora vedere? Ho visto le quote latte, l’ attacco al latte crudo dove avevo messo tutte le mie energie, le mie risorse, le mie competenze e la mia passione. Chi ci ha distrutto è ancora in giro, e spesso fa politica o suggerisce da vicino alla politica. Da un po’ di tempo, per ora senza grandi successi, mi occupo di sostenere chi è messo peggio di me. E nonostante sia quasi morto per un terribile incidente sul trattore, e nonostante la magistratura (e non solo) si sia occupata anche troppo di me e delle mie esternazioni (ingiustamente, sono stato sempre assolto) e che continui a farlo.

Adesso si sono anche decisi in procura a Roma rinviandomi a giudizio per diffamazione contro Coldiretti, a mandarmi una vera e propria diffida perché io non dica più una parola sulle porcherie, agricole e non, alle quali mi è impossibile adeguarmi. Ebbene, dopo decenni passati ad ascoltare le vuote promesse dei politicanti di turno, adesso mi sono svegliato. Cos’ altro dovrà accadere perché ci si svegli tutti?
Quante umiliazioni, quanto dolore, quanti sogni infranti nel silenzio della politica e delle istituzioni? Mi ha consigliato qualche buon amico (ed anche i fatti della vita) di farmi maggiormente i fatti miei. Per evitare guai. Ma quando apprendo, oggi, che il presidente degli agricoltori protestanti Pesaresi, che per due anni ha lottato per vedere riconosciuta la Sua e la nostra dignità, ha rinunciato e adesso fa il camionista, oppure che il ottimo amico distrutto dai cinghiali ha venduto la casa per andarsene da dove ha provato a vivere per 20 anni, oppure l’ ultimo amico pastore di cui vi avevo già raccontato, on ospedale per molti mesi ancora per un incidente per dare il fieno alle vacche, col suo comune che ancora non gli ha rilasciato l’ autorizzazione sanitaria per il locale dove fa(ceva) i formaggi perché il soffitto è più basso di 12 cm rispetto al regolamento edilizio, beh , mi risento, mi indigno, mi abbatto e penso che sia finita. Poi però, ancora una volta, reagisco e provo, ancora una volta e spero non da solo, a urlare forte che ci dobbiamo ribellare alle troppe ingiustizie che abbiamo subito col complice silenzio del sindacalismo agricolo autoreferenziale. Alla prossima.

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