Mentre gli animalisti e i loro sostenitori alimentano le polemiche pretestuose per l’abbattimento dell’orso (eseguita rispettando le norme e le linee guida del Pacobace), chi sostiene i cittadini si pone la domanda: quando e dove sono avvenuti i 16 avvistamenti nei paesi tra il giorno dell’applicazione del radiocollare e l’abbattimento? Perché non avvisare i cittadini come impone lo stesso Pacobace. E perché tutte quelle accuse ai cittadini e ai comitati (“visionari”, “allarmisti”) se gli avvistamenti c’erano? Ma la domanda alla Provincia ora è ancora più pressante? Quanti orsi girano nei paesi della Paganella? Ne sono stati radiocollarati altri in segreto? Domande legittime perché il 2 dicembre in centro di Cavedago, alla sera, è stato avvistato un altro orso.
(03/12/2024) Lunedì sera un orso sarebbe apparso in una zona centrale di Cavedago, comune della Paganella, area intensamente frequentata dagli orsi. Considerati i precedenti nessuno si è preso la briga di segnalarlo. “Tanto a cosa serve, non succede niente” è lo sconsolato commento di chi non ha inteso rendere testimonianza su ciò che ha visto. Un commento che segna la sconfitta del senso civico trentino. I trentini non sono omertosi; il ricordo dell’antica solidarietà che caratterizzava le comunità alpine non è del tutto spento, l’individualismo egoistico non ha ancora trionfato completamente. Se siamo ridotti a “non vedo, non sento, non parlo” (stile mafia) è perché il corpo forestale e la Provincia di Trento hanno adottato, da quando il problema orsi ha iniziato a farsi serio, una strategia di opacità informativa e scoraggiato in vari modi i cittadini a fare segnalazioni. In ultimo ci sono state le esternazioni offensive dell’assessore Failoni che ha tacciato di “visionari” sia i cittadini che hanno testimoniato di avvistamenti e fatti negati dalla provincia che i comitati che hanno riportato le testimonianze sui social (vai a vedere il nostro articolo sulla polemica).

La Paganella è, negli ultimi tempi, nell’occhio del ciclone anche se ulteriori episodi di incidenti con orsi sarebbero segnalati nella valle del Chiese. Ora che M91 è stato abbattuto, nella notte tra sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre, si viene a sapere che ci sono stati 16 episodi di presenza in paesi dell’altopiano o comunque in prossimità di abitazioni. Ovviamente queste presenze non erano segnalate. Gli abitanti potevano trovarsi davanti a casa un orso pericoloso (altrimenti non si sarebbe potuto abbatterlo) senza saperlo. Il mancato allarme prefigura delle responsabilità penali come insegnano i processi per il terremoto dell’Aquila del 2009. Il punto è che a difesa degli orsi vi sono una serie di organizzazioni animaliste, ben fornite di finanziamenti pubblici e privati e di avvocati, dalla parte dei cittadini solo dei comitati spontanei, quello della Paganella di fresca costituzione. Così, sul fronte della violazione dei diritti dei cittadini, le istituzioni possono rilassarsi concentrando energie per prevenire le mosse degli animalisti di professione (vedi il chilometrico decreto di abbattimento di M91).

I precedenti
Chi ha visto l’orso lunedì sera tace, non vuole fastidi. Non si può censurarlo più di tanto; considerati i precedenti. A luglio, sulla strada tra Cavedago e Fai, vi era stato un incidente con il probabile ferimento di un orso. A Fai sanno chi era l’automobilista coinvolto. La provincia di questo incidente non ha mai parlato. Poi vi è stata la cattura, il 15 ottobre – proprio a Cavedago – di M91, orso pericoloso cui venne applicato il radiocollare e che è stato abbattuto il 30 novembre. Da segnalarsi poi un incidente appena fuori Fai, sulla strada verso Cavedago con il coinvolgimento di un orso la sera dell’8 novembre; questo episodio è stato dichiarato dalla Provincia. Il giorno dopo, sabato 9, si è verificato, invece, un episodio misterioso al quale si è già fatto riferimento: la benzinaia del distributore Tamoil, all’inizio del paese, ma dalla parte opposta rispetto a dove si era verificata la collisione la sera prima, ha visto (ma c’erano anche altri testimoni) i forestali sparare (qui l’articolo con la video testimonianza). La provincia ha negato tutto, sostenendo (ma solo dopo che era uscita la notizia) che i forestali erano impegnati nel cercare tracce dell’orso coinvolto nell’incidente. Una tesi insostenibile perché la squadra delle emergenze è arrivata a gran velocità e scesa subito dal fuoristrada con un cane. E cosa dicono i forestali e Failoni del fatto che la mattina presto del 13 novembre, sempre al distributore, sia stato avvistato ancora un orso? I fatti di Fai sono comunque inquietanti. Il giorno 9 nessuno aveva segnalato la presenza di un orso. Perché i forestali si sono piombati al distributore? Possono averlo fatto solo per un motivo: hanno ricevuto la posizione da un radiocollare. Però la provincia si è chiusa nel riserbo. Era M91 o c’è in giro un altro esemplare radiocollarato non dichiarato?

Per proseguire nella sua strategia di segretezza la provincia deve poter contare sul silenzio dei cittadini. Non molti cittadini non hanno il coraggio di testimoniare fatti relativi a una questione scottante come quella degli orsi; se poi vengono qualificati come visionari, allarmisti, estremisti ecco che si ottiene l’omertà. Failoni si vergogni ad aver definito (sono questi i consigli lautamente pagati della “Comin&Partners”? ) “estremisti” i cittadini e i comitati mettendoli sullo stesso piano di animalisti che commettono reati di minacce, danneggiamenti, diffamazioni. Si vergognino tutti, nella PAT e nella forestale, a indurre nei cittadini il timore di segnalare ciò che accade impedendo loro di rendere un servigio alla comunità che ha diritto di conoscere il pericolo con il quale deve “convivere”.
Basta con la politica opaca sugli orsi che Fugatti ha ereditato dal passato e che gli impone la forestale
Con la scusa della segretezza per evitare le insidie legali degli animalisti, la Provincia di Trento tiene i trentini all’oscuro del pericolo. Lo fa da anni “per non creare allarmismo” e per “tutelare il turismo”. Ma il clima instauratosi in Trentino, con gli orsi tutti i giorni nelle cronache provinciali e, spesso e volentieri, nazionali, non aiuta il turismo. E in caso di nuove aggressioni, specie se mortali, esso andrebbe a picco. Meglio togliere la testa dalla sabbia e affrontare il problema strutturale: imporre alla UE una modifica della Direttiva 43/92 (Habitat) che stabilisce il regime di “rigida tutela” dell’orso bruno in Europa e pone forti limiti al suo controllo. In Slovenia è gestito quale specie venatoria. Perché non riconoscere anche l’eccezione trentina, un piccolo territorio densamente antropizzato, molto frequentato dai turisti dove degli irresponsabili hanno voluto, inseguendo i loro deliri di rewilding, inserire a forza una popolazione di orsi che si è rapidamente accresciuta? Perché non riconoscere che non esisteva il consenso necessario, sulla base delle stesse norme europee, per una reintroduzione di una specie pericolosa per l’uomo? Perché non riconoscere che il consenso è stato sostituito da un’indagine demoscopica che ha registrato opinioni di cittadini convinti fermamente che gli orsi non aggrediscono le persone? Perché non riconoscere che fraudolentemente, per anni, i forestali e i funzionari del Parco Naturale Adamello Brenta e della Provincia sono andati in giro a raccontare che gli orsi sono vegetariani, schivi, timidissimi?
Per risolvere il problema la Provincia ha bisogno delle comunità locali. Le consultazioni popolari, l’attivismo dei comitati (che a sua volta spinge quello dei sindaci e delle organizzazioni sociali) dovrebbero essere viste da Fugatti e Failoni come delle risorse, come un fattore positivo che aumenta il loro potere contrattuale con Roma e con Bruxelles. Se insistono nella politica di appiattimento sulla forestale, di mantenimento in carica di burocrati che amano gli orsi e disprezzano i cittadini in nome della loro superiore cultura green, se insistono a “risolvere” il problema con tavoli che escludono i comitati e hanno una maggioranza di componenti pro orso, se pensano di risolvere i problemi affidandosi ai guru della reputazione aziendale, costringono a pensare male.
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