
L’Associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali ha inoltrato qualche giorno fa un’istanza formale sottoscritta dal presidente nazionale Michele Corti e dai rappresentanti veneti Enrico Beltramini e Matteo Perra per chiedere di bloccare il surreale progetto del cane robot. Non è solo un’indecente presa per i fondelli degli allevatori, è un modo di trascinare nel ridicolo l’istituzione regionale. Pur di non sparate al lupo, la Regione Veneto, si inventa i progetti più improbabili per “convivere” senza utilizzare metodi letali. E’ solo vigliaccheria e fuffa ideologica antispecista. Persino Coldiretti, di fronte al cane robot, ha preso le distanze dalla Regione.
COMUNICATO STAMPA DEL 27/10/2026
L’Associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali ha inviato formale istanza di sospensione del progetto a Regione Veneto, che vuole i cani robot anti grandi predatori nonostante gli insuccessi in altri stati. Viene ritenuto uno sperpero di denaro pubblico

In Europa il lupo era molto temuto, tanto che ancora nel XIX secolo nelle Valli di Lanzo di notte e quando c’era nebbia si usava un pesante maglio di legno mosso ad acqua che, battendo contro una sorta di gong, produceva forti rimbombi che in teoria avrebbero dovuto spaventare i lupi. Ma di certo non conciliavano il sonno ai residenti. Un utilizzo simile lo facevano i pastori con la più piccola “raganella” o “tric trac”, strumento in legno che, facendolo ruotare a mano, produceva suoni brevi e secchi. Oltre a questi naturalmente si accendevano fuochi. Insomma, suoni e luci anti lupi, come i moderni dissuasori acustici e luminosi, con la differenza che i mezzi di un tempo costavano nulla, mentre quelli di oggi sì e fanno arricchire i soliti noti. Altra differenza, poiché la mera difesa senza l’attacco non serve a nulla, è che i nostri avi i lupi li abbattevano pure, mentre Regione Veneto assolutamente non lo fa, nonostante il ministero all’Ambiente ne abbia già autorizzato l’abbattimento di un certo numero ogni anno.
Ci si è anche inventati i cani robot da guardiania, e non solo in Italia. Per esempio in Giappone i lupi sono stati estinti, ma gli orsi bruni e orsi neri sono circa 60.000 arrivano nei pressi di abitazioni, scuole e persino all’interno di supermercati e località termali. Solo nel periodo 2025-2026 sono stati avvistati oltre 50.000 volte, e hanno attaccato e ferito 230 volte, uccidendo 13 persone. L’Università di Hokkaido, insieme ad altri partner, dal 2012 aveva ideato una sorta di cagnaccio meccanico per difendere i raccolti da cinghiali e cervi, seguito nel 2020 da uno ancora più spaventoso chiamato “Monster Wolf” per spaventare gli orsi: una sorta di spaventapasseri animato a energia solare dotato di sensori di movimento a infrarossi, di occhi rossi lampeggianti e luci dalla coda, che muove così come la testa, che emette ululati, ringhi e oltre 50 suoni differenti udibili fino a un chilometro di distanza. Si sospetta che nei casi più disperati emetta pure insulti, improperi e orribili bestemmie… Peccato che sia statico, fermo (quindi l’orso dovrebbe passargli chissà perché proprio a fianco). I progettisti dell’Università Prefetturale di Akita invece hanno creato un altro cane robot anti orso, chiamato “Hacchan” con motore, telecamere, intelligenza artificiale e sensori a infrarossi per identificare la sagoma dell’orso. Una volta avvistatolo, ringhia, abbaia e può persino spruzzare del repellente anti orso. Inoltre, i robot possono coordinarsi tra loro e “richiedere rinforzi” a mo’ di branco accorrerrendo, salendo e scendendo teoricamente dalle ripide montagne giapponesi coperte da fittissimi boschi, con ovvie e rovinose cadute e ribaltamenti. Forse per sicurezza bisognerà porre cartelli in zona con l’avviso “Pericolo, caduta cani robot”.
Tali progetti però nella pratica sono falliti, e il Giappone ha dovuto quindi abbattere oltre 14.000 orsi tra aprile 2025 e gennaio 2026, a cui ne sono stati aggiunti altri 8.800 entro dicembre. Ma sarà presto pronto il “Monster Wolf Mini”, peluche da 20 cm per chi escursionisti. Basterà, mentre l’orso magari corre verso di voi alla velocità di oltre 15 km al secondo, estrarre il cagnetto meccanico dallo zaino, poggiarlo a terra, metterlo in modalità “barboncino feroce” con relativi guaiti e premere l’interruttore…
Nonostante quanto sopra, nel 2024 la Giunta regionale del Veneto approvò e finanziò il progetto Heimat, lupo e malghe in Veneto, realizzato con il Centro Levi Cases dell’Università di Padova per sperimentare sistemi mobili di dissuasione a basso consumo e utilizzando tecnologie ottiche, sonore ed elettromagnetiche. Insomma, ancora cani robot. Costo, 105.803 euro, a cui bisogna aggiungere l’Università di Sassari che si integra al progetto al costo di altri 182.000 euro. Il bello è che Heimat significa “forte identità territoriale legata alle tradizioni e all’interazione costante degli antichi cimbri con l’ambiente e la natura”… L’obiettivo per la Regione (oltre a non abbattere strenuamente nessun lupo nonostante siano svariate centinaia e causino ingenti danni economici) è salvaguardare le 700 malghe esistenti e le loro attività, classificate “patrimonio culturale del Veneto”. Nel settembre scorso il direttore Gianluca Fregolent, di Veneto Agricoltura, ha annunciato che è stato scelto un dispositivo cane robot e quindi, auspicando di saperne tecnicamente di più, abbiamo telefonato ai professori Nicola Trivellin e Alessandro Pozzebon del Centro Levi Cases. Ma, pur parlando con la segreteria, nessuno ci ha mai risposto o ritelefonato.
Comunque, il prodotto utilizzato sarebbe il cane robot Spot di Boston Dynamics, di una trentina di kg batteria inclusa, con funzionalità avanzate, molto versatile, in grado di anticipare situazioni e reagire di conseguenza. Ha notevole agilità e stabilità, può evitare gli ostacoli, muoversi sotto la pioggia, al buio o nel fango. Può essere controllato tramite un joystick o programmato in anticipo per seguire un percorso in autonomia, però solo per 90 minuti al massimo prima di scaricarsi. Ci domandiamo nell’attesa della ricarica cosa si attiverà, forse veri cani da pastore? Ma tale robot può resistere anche a bombe d’acqua, grandine grossa e forti venti? Visto che il progetto “Heimat, lupo e malghe in Veneto” mira a sostenere i pastori e i gestori delle malghe per prevenire gli attacchi del lupo ai pascoli d’alta quota, come se la cava con pendenze anche solo del 35% in caso di erba bagnata o gelo? Come si comporterà il bestiame con i cani robot che fanno dissuasione acustica luminosa? Già Matteo Viviani, direttore del Parco Naturale Adamello Brenta, aveva dichiarato che bisognerà addestrare il bestiame: “soprattutto bovini, affinché si abituino ai suoni e agli impulsi luminosi eventualmente emessi dal sistema”. Chi lo farà e con quali ulteriori costi? Bellicosi montoni e becchi a testate, vacche a cornate e muli e asini a calci sono in grado di danneggiare o distruggere questi robot, costruiti in lega di alluminio, nylon e polimeri plastici, con solo acciaio e titanio nei componenti meccanici interni. Il fatto è che i cani robot veneti costano ognuno circa 70.000 euro, a differenza del 4.000 euro del giapponese Monster Wolf inclusi batteria, pannelli solari, sensori e dispositivi audio.
Dicono che i cani robot del Veneto servirebbero come strumento di dissuasione, in maniera analoga a quanto avviene tradizionalmente con i cani pastore. Ma all’iperbolica velocità non di molto superiore ai 5 km/h – solo un km/h più di una talpa – come potrebbero raggiungere celermente il punto in cui sono in azione i lupi, ben più agili e dieci volte più veloci? E – in attesa del previsto intervento, certo non immediato, della Polizia Provinciale dotata di fucili con pallottole di gomma nella speranza di allontanare i lupi – per fare cosa non essendo i robot in grado di scontrarsi anche fisicamente come farebbero i cani? Anzi, i lupi o il singolo lupo, dopo la sorpresa della prima volta, potrebbe ignorarli del tutto, come fanno i cani. All’European Robotics Forum di Rimini si constatò che vicino a un cane robot pur in movimento, un vero cucciolo si era mostrato impaurito il primo giorno, curioso e giocherellone il secondo, e al terzo indifferente. Si crede che i lupi siano meno intelligenti e intuitivi? Quando nel 2007 il controverso ricercatore Shaun Ellis fu incaricato da alcuni allevatori polacchi di trovare una soluzione incruenta per tenerli lontani, intervenne con altoparlanti nei pascoli e fattorie, diffondendo tutta una serie di ululati registrati. Il branco stanziale per tre settimane scomparve, credendo che quella zona fosse stata occupata da un altro numeroso branco, ma poi capì tutto e tornò a predare.
In pratica, tali robot sono abissalmente del tutto inferiori alle razze di cani da pastore selezionati sul campo nel mondo da oltre 10.000 anni. Però costano enormemente di più. Tuttavia un vantaggio l’hanno, non si incrociano con i lupi dando vita a ibridi selvatici. O almeno lo speriamo. Pertanto l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali chiede la sospensione del progetto Heimat, lupo e malghe in Veneto, che si pubblichino i reali risultati delle prove effettuate e i criteri scientifici utilizzati per valutarne l’efficacia. E che si controllino l’utilità delle spese sostenute e i possibili danni erariali, con conseguenti segnalazioni agli organi competenti.

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