LIFE URSUS E MARVEL? PROGETTI CHE AVEVANO MOLTISSIME COSE IN COMUNE. PROGETTI CHE TRATTAVANO I CITTADINI COME CAVIE DI GRANDI ESPERIMENTI SOCIALI. PERCHE’ TUTTI E DUE IN TRENTINO?
Il Trentino paga il benessere (di oggi, domani non si sa) con una condizione in cui l’autonomia della società civile e i margini di dissenso sono compressi in presenza di un sistema istituzionale “denso” che abbraccia ogni aspetto della vita sociale, economica, culturale in una rete fortemente interconnessa. La governance del sistema ha un carattere fortemente tecnocratico e neocorporativo e fa capo a una ristretta élite tecnico-amministrativa territoriale fortemente omogenea e legata dagli stessi interessi (grazie alla circolazione delle cariche e alle porte girevoli) e sempre più sottratta al controllo e all’indirizzo degli organi elettivi (sempre più svuotati di potere effettivo). Si cooptano i rappresentanti della società civile in tavoli vari e li si coinvolge in progetti in cui girano finanziamenti ma la sostanza della democrazia è sempre più dubbia. L’autonomia è stata tradita: con le risorse che mette a disposizione è stato creato qualcosa che la nega: un centralismo tecnocratico che umilia cittadini e amministratori locali (almeno quelli – non molti – che non si identificano nel sistema ma hanno a cuore le rispettive comunità). Restando all’ambito (molto istruttivo) degli orsi, quando si fa un Tavolo sui grandi carnivori con diversi rappresentanti animal-ambientalisti, tecnico di ogni tipo escludendo associazioni e comitati NO ORSI di che democrazia parliamo?

Si sperimenta dove la gente non reagisce
Il contesto istituzionale trentino, con un dissenso che fatica a trovare canali di espressione a causa della cooptazione nel sistema delle rappresentanze della società civile, ha creato i presupposti per fare del Trentino un vero e proprio laboratorio dove sperimentare soluzioni che le élite europee desiderano applicare in tutta Europa. In Trentino è più facile far digerire certe iniziative calate dall’alto, non c’è “resistenza sociale”. Quando gli zoologi di Life Ursus parlano di Trentino come laboratorio (ovviamente in senso positivo), quando Zibordi dice che l’orso non si può espandere a Nord perché lì incontra la “resistenza sociale” (sue parole), ci rendiamo conto che, oggi, con il successo (dal loro punto di vista, ovviamente) di Life Ursus non c’è più bisogno di mimetizzare il linguaggio. E’ chiaro come sono andate le cose: in Trentino non c’è stata resistenza sociale.

Life Ursus, nell’ambito della gestione dello spazio rurale e Marvel in quella dello spazio urbano, rappresentano due esempi emblematici di una governance sperimentale, possibile in assenza di una società civile reattiva. Cosa lega uno all’altro? Non è difficile intuirlo. La “rinaturalizzazione” punta a ridurre la frequentazione e la presenza antropica sul territorio che, da agrosilvopastorale, deve, nelle intenzioni delle élite europee, tornare alla “natura incontaminata”.
Si vuole trasformare tutta la montagna in un grande parco all’americana senza residenti (tranne i guardiaparco, i ricercatori, gli addetti al turismo e alla manutenzione delle infrastrutture), con un turismo naturalistico (per i più abbienti che girano scortati da guardiaparco armati) e le “mani libere” da parte dei gruppi finanziari internazionali. Obiettivo: l’estrazione delle risorse naturali (acqua pulita, minerali), secondo la logica del capitalismo estrattivista[1], il commercio dei “crediti di carbonio” e di altri strumenti della finanza creativa green. Non è difficile capire che l’orso e il lupo, con il contorno di gipeti, sciacalli, castori ecc. non sono altro che la facciata, un vero e proprio greenwashing per abbellire a “far digerire” operazioni per nulla rispettose della democrazia ma anche dell’ambiente. Svuotando la montagna, lasciando a presidiarla una ridotta popolazione funzionale al disegno sopra delineato, si vuole provocare una nuova spinta all’urbanizzazione, alla concentrazione in grossi centri dove il controllo è più facile in forza dell’applicazione di quelle tecnologie prefigurate da MARVEL, il “grande fratello”.

Life Ursus, MARVEL e la governance sperimentale in Trentino
Il confronto tra il progetto Life Ursus e il progetto europeo MARVEL mette in evidenza un parallelismo interessante: un modello di governance sperimentale nel quale territorio, istituzioni pubbliche, ricerca scientifica, finanziamenti europei, raccolta di dati e apparati amministrativi vengono strettamente integrati. Cos’era MARVEL? Il progetto MARVEL (affiancato da un secondo progetto chiamato Protector) è stato un’iniziativa di ricerca scientifica legata al programma “Trento smart city”, finanziata dall’Unione Europea e condotta dal Comune di Trento (maggioranza PD, i “democratici”, la forza politica più organica al sistema neoliberale del turbocapitalismo); Il suo obiettivo dichiarato era addestrare sistemi di intelligenza artificiale per rilevare automaticamente situazioni di pericolo: flussi audiovisivi provenienti da telecamere, microfoni e altri sensori venivano analizzati per individuare automaticamente situazioni considerate anomale o pericolose nelle aree pubbliche. Il progetto europeo coinvolgeva diciassette partner in dodici Paesi ed era finanziato nell’ambito di Horizon 2020 (uno di quei progetti con i quali la Commissione europea utilizza i soldi dei cittadini delle diverse nazioni per imporre le sue linee strategiche).

I critici hanno ribattezzato il progetto Marvel “Grande Fratello”, osservando che esso rappresentava un test di “società della sorveglianza”, un cammino verso la distopia, verso la trasformazione della società in un Panopticon. Il Panopticon era un modello di carcere ideale progettato alla fine del Settecento dal filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham[2]. Nel XX secolo, il filosofo francese Michel Foucault ha ripreso il concetto nella sua opera Sorvegliare e punire [3]trasformando il Panopticon da semplice progetto architettonico a metafora della società moderna. Foucault aveva intuito la tendenza a estendere il controllo del tipo carcerario ad altre istituzioni ma non poteva prevedere le possibilità offerte dalla società digitale.
L’avvento di internet e dei social ha avverato l’idea di una “società della sorveglianza”[4] dove ciascuno è monitorato continuamente attraverso i dispositivi connessi a Internet, non solo smart phone e pc, anche internet delle cose (l’auto, gli elettrodomestici). Nella società della privacy (di facciata) sanno tutto di noi (compresi i dati più sensibili). MARVEL va oltre, non è più necessario essere connessi per essere spiati. MARVEL ti videoregistra in strada, origlia i tuoi discorsi ai crocicchi. Grazie all’intelligenza artificiale combina le informazioni per organizzarle in potenziali forme di schedatura. E realizza la smart city, quella che piace agli ambientalisti e alla Confindustria.

MARVEL: il Grande Fratello a Trento
Nel caso di MARVEL, l’elemento della “predisposizione” offerto dall’ambiente sociale e istituzionale trentino è particolarmente esplicito: il progetto presenta Trento come il luogo ideale per collaudare il proprio quadro applicativo; lo motiva con la disponibilità di centinaia di telecamere e altri sensori già installati sul territorio ma, in realtà, anche con la presenza di una società civile poco reattiva, troppo intrappolata e paralizzata nella rete del sistema economico-istituzionale. Vale la pena aggiungere che a Trento, per iniziativa del Comune “democratico”, del Sole 24 ore di Confindustria e dell’ Università di Trento (tre partner tutt’altro che casuali, ma collegati da molte iniziative e entità) si tiene il Festival dell’Economia, meglio conosciuto come la “succursale di Davos” o la “Cernobbio in scala minore”. Non è finita. In Trentino la potente e lautamente finanziata (da mamma provincia) FBK, Fondazione Bruno Kessler svolge ricerca in campi d’avanguardia come i … sensori, i dispositivi di controllo remoto ecc. Ma guarda!

Nel gennaio 2024, il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che il trattamento effettuato dal Comune di Trento nell’ambito di MARVEL e del progetto PROTECTOR era illecito, disponendo una sanzione di cinquantamila euro e la cancellazione dei dati trattati in violazione di legge. Le contestazioni riguardavano, tra l’altro, la base giuridica, l’anonimizzazione, la trasparenza e la valutazione d’impatto. Noccioline! Se è vero che la segnalazione al garante l’hanno fatta alcuni cittadini di Trento, è anche vero che l’approvazione del progetto da parte del comune di Trento ha messo in luce una spaventosa assenza nella società e nelle istituzioni trentine di anticorpi in grado di attivarsi contro le derive totalitarie. La privacy? I tecnocrati la considerano una preoccupazione ridicola (non hanno tutti i torti, le multinazionali americane sanno tutto di noi).
Va messo in chiaro che, con riferimento a Marvel, non si tratta della semplice critica a un’iniziativa, a un sistema che tende alla sorveglianza dei cittadini: un’autorità indipendente ha effettivamente riscontrato violazioni della disciplina sulla protezione dei dati. Altro che complottismo!

MARVEL era troppo sfacciato ed è stato bocciato. Purtroppo, Life Ursus, che non è meno impattante sulla vita dei cittadini, non si può interrompere facilmente. Anche Life Ursus aveva delle falle giuridiche enormi (una decisione vincolante per vasti territori, ben oltre la provincia di Trento, presa da un parco provinciale), ma la cultura urbana è poco attenta a quello che succede ai “villici” (evidentemente meno uguali degli altri).
Chi ha concepito LIFE URSUS sapeva benissimo che la Direttiva Habitat del 1992 rappresentava una gabbia di ferro difficilmente modificabile che rendeva gli orsi rigidamente protetti. Una politica responsabile avrebbe accettare il progetto di reintroduzione solo a fronte della negoziazione europea di deroghe, espressamente per il Trentino, alla rigida protezione europea. Sappiamo come è andata: la politica delegò a cuor leggero al Parco e a organi consultivi tecnici della stessa provincia una decisione dall’enorme portata politica. La prospettiva allettante dei “finanziamenti europei” e dell’utilizzo dell’orso per il marketing territoriale annullò ogni prudenza e buon senso. Chi ha architettato Life Ursus sapeva anche che, in Italia, il combinato disposto di un forte movimento animalista e di una magistratura politicamente orientata a suo favore avrebbe reso difficilissima la gestione della popolazione, anche quella dei soggetti pericolosi e responsabili di aggressioni.

Il territorio come laboratorio (il cinismo del sistema)
Life Ursus è un esperimento “ecologico” nel senso di un’ecologia riduzionista, dove l’orso è la metafora della natura incontaminata, il “certificatore” automatico e magico della “salute ambientale” indipendentemente dalle reali condizioni degli ecosistemi reali. Ma è anche, soprattutto, un esperimento sociale (“vediamo che effetto che fa sui “villici” a riempire il territorio di orsi”) e istituzionale. Con decisioni “tecniche” faunistiche (ufficialmente è solo un’operazione di “conservazione” che riguarda i tecnici del settore) si incide su economia e società scavalcando le istituzioni rappresentative, la provincia come organo politico, i comuni).
L’obiettivo dichiarato era costruire una popolazione vitale di circa quaranta-sessanta individui per “rinsanguare” la popolazione autoctona. Era falso: gli orsi trentini si erano estinti, non esisteva più un solo soggetto in grado di riprodursi. Tra il 1999 e il 2002 furono reintrodotti in Trentino dieci orsi provenienti dalla Slovenia, sulla base di uno studio di fattibilità che avrebbe dovuto valutare correttamente le caratteristiche ambientali quanto gli aspetti socioeconomici e le potenzialità di sviluppo della popolazione.
Tutte le valutazioni, però, si rivelarono sbagliate:
1) gli orsi aumentarono rapidamente in modo inatteso per gli “scienziati”;
2) le orse non si allontanavano (al contrario di quanto previsto) dall’area dove erano nate (gli scienziati non sapevano, piccolo dettaglio che la femmina di Ursus actos è filopatrica, non si schioda da dove è nata);
3) nessun orso maschio è arrivato dalla Slovenia (e tantomeno dall’Austria dove quelli reintrodotti sparirono subito) e la popolazione è finita in isolamento genetico con lo spettro di una consanguineità sempre maggiore;
4) si è registrata una densità molto più alta di quella valutata in base alla “capacità portante del territorio” (perché gli orsi si alimentano di mais, mele, uva, miele, galline, pecore, essendo liberi di saccheggiare a loro piacimento le proprietà private, protetti dalla pressocché totale impunità e intoccabilità).
Tutte le premesse su cui era basato il progetto Life Ursus erano fallaci, ma nessuno ha obiettato nulla (sono tutti d’accordo, i controllori e i controllati si sovrapponevano ). Il consenso è mancato totalmente: la Direttiva Habitat prevedeva il coinvolgimento della popolazione ma, invece di sentire la popolazione, si incaricò la Doxa di chiamare al telefono 1500 persone tra Bolzano, Verona, Brescia, Sondrio e Trento. Quasi nessuno di questi 1500 sapeva che gli orsi possono aggredire e uccidere le persone (prima gli chiedevano se erano favorevoli al ritorno di Yoghi, poi gli chiedevano se fossero al corrente che l’orso può uccidere e che uccide).
Il presupposto del coinvolgimento era stato aggirato con un trucco volgare e immorale. Ma nessuno obiettò nulla (sono tutti d’accordo). Chi doveva autorizzare era del giro. I politici non ebbero nulla da ridire. Così la macchina infernale si mise in moto. Oggi ci sono 200-300 orsi nel Trentino occidentale, un’anomalia mondiale. Nessuno sa quanti sono, ma a giudicare da quelli registrati in alcune zone queste stime appaiono ancora cautelative.
Life Ursus come governance sperimentale
Il progetto, sotto le spoglie di un intervento faunistico, è stato un progetto di ingegneria sociale e istituzionale. Innanzitutto, è stato uno straordinario esperimento di manipolazione del consenso. Fino a che punto si possono ingannare i cittadini? Prima della reintroduzione, oltre il settanta per cento degli intervistati era favorevole alla presenza dell’orso, mentre nel 2011 i dati erano capovolti: 70% di contrari. Se racconti che l’orso è vegetariano e nascondi che in Romania (e non solo) tutti gli anni muore qualcuno dilaniato dagli orsi, se sfrutti l’immaginario disneyano riesci a far finta di avere un consenso (non informato, drogato, ovviamente). Ma una volta che gli orsi sono arrivati ci restano, aumentano. 45.000 trentini delle valli più interessate sono andati a votare per dire no agli orsi. Conterà più di un sondaggio telefonico o no? Eppure, non succede nulla. Ha funzionato. Ci vuole un bel coraggio a chiamare democrazia tutto questo?
In ogni caso: l’accettazione sociale è diventata essa stessa una variabile da misurare e da governare (manipolare) per capire come perfezionare le tecniche di imposizione di una governance autoritaria. E qui compare un elemento comune a MARVEL. Il territorio non è semplicemente il luogo in cui il progetto viene applicato: è l’ambiente in cui si raccolgono dati, si osservano reazioni, si correggono politiche e si producono conoscenze trasferibili altrove. Sia Life Ursus che Marvel sono stati pensati per raccogliere ed elaborare dati sui topolini bianchi (i trentini).
[1] Bednik, A. (2025). Estrattivismo. Orthotes.
[2] L’edificio ha una forma ad anello, suddivisa in singole celle lungo il perimetro. Al centro dell’anello si trova una torre di sorveglianza dotata di ampie finestre rivolte verso l’interno. Un unico guardiano all’interno della torre può osservare tutti i detenuti, ma i detenuti non possono vedere il guardiano. Ogni cella ha due finestre (una verso l’interno e una verso l’esterno) in modo che la luce attraversi lo spazio, rendendo i reclusi costantemente ben visibili alla luce del sole
[3] Foucault, M. (1976). Sorvegliare e punire. Nascita della prigione (A. Tarchetti, Trad.). Torino: Einaudi.
[4] Zuboff, S. (2019). Il capitalismo della sorveglianza: Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri (trad. it. P. Bassotti). Luiss University Press.

Lascia un commento