Orsi in Trentino: la provincia contro i social.

AL deep state pro orso, allergico alla trasparenza, alla democrazia, all’informazione delle reti civiche non controllabili (come i grandi media), hanno dato mooolto fastidio le informazioni da noi diffuse sulla presenza degli orsi in Trentino

Senza pudore, la burocrazia pro orso della Provincia attacca i social, rei di rendere noti gli avvistamenti a maggio e inizio giugno vicino ai paesi e sotto le case. Solo dopo la denuncia di Tutela Rurale, Ruralpini Paganella liberi e sicuri. Su questo blog denunciavamo il silenzio stampa sul grave fatto di Cadine. Era il 31 maggio

Il 6 giugno, sempre si questo blog, rendevamo pubblici, con tanto di video e di fotografie l’avvistamento di due orsi alla periferia di Molveno e altri episosi.

A questo articolo è seguito un nostro comunicato stampa. Era il 9 giugno.

Dal momento che diventava imbarazzante continuare il silenzio stampa, nel giro di un’ora, L’Adige riprendeva il comunicato sul suo sito

https://www.ladige.it/cronaca/2026/06/09/orsi-avvistati-in-tutto-il-trentino-segnalazioni-vicino-a-case-e-strade-1.4383550 .

In questo articolo si informava onestamente dei tanti avvistamenti da noi documentati raccogliendo quanto inviato, per senso civico, dai cittadini. Dopo questo articolo, i successivi apparsi sul T quotidiano del Trentino, la Voce del Trentino (lasciamo perdere la squallida gazzetta confindustrial-guevarista-animalista che risponde al nome de Il Dolomiti) hanno cercato di “parare il colpo”, avendo palesemente ricevuto veline dalla Provincia. Nell’opera di giustificazione servile dell’operato della tecnoburocrazia provinciale di distingueva La Voce del Trentino. Un tempo voce critica (quando il cdx era all’opposizione), poi “normalizzatasi” con la cessione della proprietà da parte di Conci e, dopo la sua tragica morte, divenuto – per sopravvivere – il bollettino degli uffici della PAT. La Voce si è esercitata in lecchinaggio, spiegando che la prassi impone di segnalare gli avvistamenti a fine mese, rassicurando che la Provincia non nasconde nulla e attaccando i social. Ottimo, se il tuo vicino di casa è visitato dall’orso e ti può capitare anche nel tuo giardino devi aspettare la fine del mese e scrutare il sito (ma molti avvistamenti non li segnalano mai).

Con meno piaggeria, L’Adige, dove devono essere arrivate pesanti lamentele da parte degli uffici della Provincia per aver rotto il silenzio stampa e riprese le notizie dei social, ha corretto poi il tiro, sottolineando anch’esso come, nel caso più grave, quello di Cadine, i forestali siano intervenuti subito https://www.ladige.it/cronaca/2026/06/10/orso-a-cadine-vicino-alle-case-monitoraggio-attivo-e-misure-di-dissuasione-1.4384487

Il punto, però, non è che siano intervenuti o meno, il punto è che c’è un orso confidente, quindi pericoloso, in giro per Cadine e i sudditi non hanno il diritto di saperlo. Lo sanno solo dai social che, però, per la Provincia “distorcono la percezione” e vorrebbe far tacere (non potendolo li delegittima e intima ai cittadini di non passare notizie ai “cattivi” social complottisti e allarmisti).

Ma sanno bene anche loro che gli avvistamenti sui social sono la punta dell’iceberg. Loro ne conoscono molti di più, ma se nessuno li rende noti, li nascondono. Non dimentichiamo quanto successo a Fai della Paganella quando Failoni, l’assessore ai grandi carnivori (albergatore) disse che la benzinaia e altri cittadini che avevano assistito a un intervento della squadra di emergenza dei forestali, erano “visionari”.

Sul caso di Molveno, dove sta decollando la stagione turistica e dove c’è già stato un attacco ai danni di una turista svizzera con i bambini, hanno tutti glissato. Troppo imbarazzante. Eppure è avvenuto a 200 m da un agriturismo (Ai Castioni), sulla statale, all’altezza dell’area artigianale. Come si vede sotto, la pubblicizzazione del caso da parte di Ruralpini, il nostro gruppo facebook, ha raggiunto non poche persone. Una maledetta spina nel fianco per chi crede che il problema degli orsi si risolva… “non facendo allarmismo” e toccando ferro. Ma è una roulette russa fare così.

Forte insofferenza del Servizio faunistico della PAT contro i social. Non ci sono andati giù leggeri dalle parti dell’Ufficio fauna. A parlare è il dirigente Alessandro Brignoli (ma, dietro, c’è sempre l’eminenza grigia, il dr. Groff, lì dal 2004 a continuare LIFE URSUS). Brugnoli c’è andato pesante. Ha avuto il coraggio di parlare di informazioni false, quando sa che, nella gran parte dei casi, sono corrette; le conoscono anche loro.

Siamo alle solite. “Lasciate fare a noi!”. Ma la Provincia tiene le cose nascoste o le pubblica solo nei suoi report mensili e annuali. La gente del posto e i turisti hanno il diritto di sapere. Non basta pararsi il culo (solo per evitare i risarcimenti nelle cause civili per danni in caso di lesioni e di morte) con i cartelli gialli messi ovunque. Quando un segnale di pericolo è generalizzato è come se non ci fosse.

Noi, associazioni e comitati (ricordiamo che rappresentiamo 40 mila trentini che si sono presi la briga di andare alle urne e dire NO agli orsi) chiediamo che gli avvistamenti seri siano resi pubblici in tempo reale sul sito e su un’apposita APP della Provincia. Chiediamo che, specialmente nel caso si orse con i cuccioli acclarate, ci sua una SEGNALETICA TEMPORANEA SPECIFICA.

Sono cose che ai tecnoburocrati, al deep state, alla lobby dell’orso (FUORI E DENTRO LA STRUTTURA DELLA PAT) danno fastidio. Fugatti (ormai in disarmo come presidente della PAT) e Failoni (l’albergatore di Pinzolo) se ne fregano; lasciano fare alla “struttura”. Per fortuna che almeno una parte degli avvistamenti sono segnalati dalla rete dal basso, civica e democratica dei cittadini che preferiscono non “farsi i fatti propri” (come desiderebbero all’Ufficio fauna e alla Forestale) ma avvisare il prossimo di un potenziale pericolo. Se fosse per la PAT i social e i blog dissidenti verrebbero chiusi. Per fortuna non dipende da loro e, per ora, la UE non è riuscita a imporre la censura.

Così le veline della Pat spiegano che le segnalazioni vanno fatte solo alle stazioni forestali (che non avvisano la popolazione). Ma l’art. 21 della Costituzione dice che ciascuno ha il diritto di esprimere le proprie idee e di informare con ogni mezzo senza censura. Chi non rende noto un pericolo può commettere un illecito. La legge punisce sia chi omette di avvisare, quando aveva il dovere di farlo per evitare conseguenze peggiori (art. 40 codice penale). Alla PAT i cittadini danno fastidio. Che belli i tempi del Principe Vescovo quando i sudditi piegavano tutti la testa. Oggi lo fanno ancora in molti. Ma chi non lo fa irrita lor signori.


Tutela rurale

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