(16/12/2024) In Lombardia il problema lupi era ancora contenuto sino a due anni fa. Poi, come successo in Veneto e in Trentino, c’è stata un’espansione sorprendente del numero di branchi e dell’areale. Evidentemente si è tenuto volutamente nascosto quello che stava succedendo. Mario Pighetti, rappresentante per la Lombardia dell’Associazione per la Tutela dell’ambiente e della vita rurali, ha espresso, sull’ultimo numero di “Centro Valle”, il settimanale della provincia di Sondrio, pesanti critiche alle istituzioni e alle organizzazioni di categoria (pur essendo lui stesso esponente di Terra nostra – agriturismi Coldiretti). “Sembra che ci siano solo i pro-lupo”, accusa Pighetti. E racconta degli avvistamenti a raffica nella sua valle. Intanto branchi di lupi hanno fatto apparizione sulle piste da sci di Santa Caterina (sempre Sondrio) e a Morterone (sopra Lecco).

A dimostrazione di una situazione che è non è affatto sotto controllo come vorrebbero far credere le istituzioni, Pighetti elenca gli avvistamenti di lupi avvenuti nelle ultime settimane in Valchiavenna.
L’ultimo avvistamento è recentissimo (15/12/2024) ed è quello che riguarda un branco di sette lupi adulti (video sopra). Sono stati immortalati da una fototrappola a Uggia, frazione di San Giacomo Filippo a 780 m di altitudine, molto vicina, in linea d’aria, alla città di Chiavenna (punto 4 della nostra mappa, sotto).

Ai primi di novembre un allevatore aveva avvistato cinque lupi (non ancora adulti) nella zona del Truzzo (punto 3, valle del Drogo, sempre in comune di San Giacomo Filippo). L’allevatore aveva subito perdite di bestiame in estate e aveva dovuto spostare gli animali (manze) dalla zona del Truzzo sin verso il passo della Forcola, in parte sugli Andossi (comune di Madesimo), in parte a quote più basse in valle del Drogo. Tre lupi sono stati avvistati due settimane da a Pianazzo, frazione di Madesimo (punto 2), uno a Montespluga (frazione di Madesimo ai piedi del passo dello Spluga), uno a Villa di Chiavenna (punto 5, in val Bregaglia al confine con il canton Grigioni), due a Novate Mezzola nella bassa valle (punto 6).
Nel Canton Grigioni il lupo è ormai controllato
Nel Canton Grigioni (che circonda su tre lati la Val Chiavenna) si stima una presenza di oltre 100 lupi divisi in 13 branchi. Berna, ancor prima del declassamento ai sensi della convenzione di Berna, avvenuto agli inizi di dicembre, aveva autorizzato l’abbattimento di 63 lupi. Si tratta di più della metà della popolazione con l’evidente finalità di ridimensionarne gli effettivi. Ai primi di dicembre risultavano abbattuti 41 capi. Come se in Italia si fossero abbattuti 2-3 mila lupi. Sono pazzi gli svizzeri o sono pazzi gli Italiani?

Chi può credere che, superato un confine oltre il quale l’ambiente è identico (valli centro alpine del versante sud), la fauna e la vegetazione identiche, ridurre il numero di lupi rappresenti un’attentato agli equilibri ambientali? Nessuno. E allora è chiaro che dalla parte di qua del confine è solo l’ideologia antispecista, l’ideologia nichilista che vuole l’annientamento dell’uomo, che giustifica l’assenza di ogni controllo.

Il punto è che i lupi passano liberamente i confini almeno con la stessa facilità con la quale passavano gli spalloni (che, a differenza dei venerati lupi, qualche rischio lo correvano quando qualcuno faceva la soffiata alle GdF). Come si vede nella mappa dell’Ufficio caccia e pesca cantonale, in val Mesolcina, parallela, a ovest, della Val Chiavenna, ci sono due branchi di cui uno “della Forcola” (passo già citato sopra) a scavalco del confine. Logico che se in Svizzera sparano i lupi vengano in Italia, terra promessa, asilo confortevole. Quanto gli abbattimenti nei Grigioni spiegano la serie di avvistamenti in Val Chiavenna? Non lo sappiamo. Può anche darsi che ci sia veramente una crescita esponenziale di nuovi branchi che è tenuta nascosta dalle istituzioni (Provincia e Regione).
Anche in alta Valtellina e nelle montagne lecchesi nuove apparizioni di branchi
Intanto nella limitrofa provincia di Lecco, a Morterone, comune in quota di 33 abitanti ma, in linea d’aria, vicinissimo a Lecco, sono stati avvistati di notte sette lupi che si sono spinti sino a ridosso delle case. Il video è stato diffuso il 14 dicembre. Il sindaco ha dichiarato di non avere paura (ma lui abita in città a Lecco). L’Italia è il paese di amanti del lupo, che non lo temono, ma stanno in città con l’ascensore.
Per concludere riproponiamo il video dei tre lupi che corrono sulle piste da sci di Santa Caterina di Valfurva, in alta Valtellina. L’abbiamo postato su ruralpini resistenza rurale (gruppo facebook) il giorno 11 dicembre ed è stato riprodotto anche dai giornaloni. L’idea dei lupi che ti corrono dietro mentre stai sciando non deve piacere molto a chi sta a Milano e tifa lupo guardandolo in TV. Così il direttore del Parco dello Stelvio lombardo (gestito da Ersaf), Claretti, si è affrettato a “smentire gli allarmismi” e a dire che non c’è nessun pericolo, che i lupi stavano spostandosi per i fatti loro ecc.
Dopodiché, per rassicurare, ha avanzato l’ipotesi che si trattasse del branco del Tonale. Come nel caso di Morterone (dove il branco più vicino è nella bergamasca Valtorta) dobbiamo pensare che, in attesa di un maggiore “affollamento” i branchi di dilettino a scorazzare in ampi territori (per il gusto del turismo?). In alternativa c’è da pensare che nuovi branchi si stiano formando a gran velocità. Propendiamo per la seconda ipotesi considerato che, sulla base dell’esperienza, quando le “autorità” parlano di coppie in via di formazione e di soggetti in dispersione, essi sanno che da questi si sono già formati nuovi branchi ma non lo ammettono, sia per “evitare allarmismo”, sia per non dover spiegare che i dati precedenti da loro forniti erano largamente e volutamente sottostimati. In una parola per non ammettere di essere bugiardi.

Alla Regione Lombardia ricordiamo che in Valchiavenna e alta Valtellina (più zone limitrofe) sono state raccolte 10 mila firme per chiedere, coordinandosi con le altre regioni di redigere delle regole d’ingaggio per i lupi sulla falsariga del Pacobace (linee guida per gli orsi problematici nelle alpi centro-orientali). Lo chiediamo, in particolare alla commissione speciale sui grandi carnivori presieduta da Giacomi Zamperini, al quale va il merito di aver affrontato per primo il problema (prima che si trovasse i lupi in casa tutto intorno a Lecco).
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