di Michele Corti
Ieri (25 aprile 2026), una delegazione di Tutela Rurale , Comitato Insieme per Andrea Papi e Comitato Paganella liberi e sicuri si è recata a Comano da Sandro Malesardi l’allevatore trentino di pecore tingole (una razza in via di estinzione caratterizzata dagli “occhiali” neri). Alleva (allevava) le pecore per la lana, per alimentare una filiera chiusa, dal pascolo al prodotto di lana finito che dava vita anche a un’attività educativa, dimostrazioni, collaborazione con i musei etnografici. Il 15 aprile un branco di lupi e un orso hanno spezzato i suoi sogni. Gli animalisti, sostenuti dai media, hanno anche infierito su di loro per ignoranza (non sanno che una recinzione elettrica può subire dei danni da rami rotti) e hanno attaccato con veemenza anche il sindaco che li difende e chiede gli abbattimenti.


I Malesardi sono un esempio di famiglia neorurale che si è integrata perfettamente nel contesto rurale montano. Le loro pecore, mantenute in ampi recinti appena fuori del paese, pascolano superfici in via di abbandono. Il benessere animale è curatissimo, le pecore erano estremamente docili e tranquille (quelle sopravvissute ovviamente sono traumatizzate). Sono mantenute in ampi recinti di oltre due ettari che comprendono sia bosco che pascolo. Per l’alimentazione invernale si produce fieno.
IN FONDO C’E’ UNA GALLERIA DI IMMAGINI TRATTE DALLA PAGINA FACEBOOK DELL’AZIENDA. IN FONDO TROVATE ANCHE LA MIA LETTERA, CONSEGNATA A MANO IERI

La notte tra il 14 e il 15 aprile i Malesardi hanno perso buona parte del gregge. Anche le pecore sopravvissute erano ferite al collo e il veterinario consigliava di eutanasizzare anche alcune che Sandro ha voluto a tutti i costi dalvare. I lupi (seguiti da un orso che ha approfittato della situazione) sono saltati dentro il recinto perché, causa un temporale, erano caduti dei rami spezzati sulla recinzione e, si sa, che quando un ramo, specialmente se bagnato, tocca il filo del recinto, si crea un cortocircuito (“dispersione a terra”). La corrente, invece di percorrere l’intero perimetro, passa attraverso il ramo e si disperde nel terreno. Notare che la recinzione è stata realizzata a regola d’arte con robusti pali di castagno e numerosi fili sovrapposti. Le accuse più o meno aperte degli animalisti che parlano di “recinto senza corrente” in termini di negligenza si commentano da sole
Oltre a portare piena solidarietà all’azienda famigliare abbiamo assicurato i Malesardi che saremo al loro fianco e li sosterremo in ogni necessità. Essi rifiutano aiuti economici e dimostrano tutto il loro altruismo (“c’è chi sta peggio di noi, che riusciamo comunque a sopravvivere, aiutate loro). Non accettano, al momento, pecore sostitutive, neppure della stessa razza tingola perché non vogliono farne carne per i lupi. La situazione dell’azienda “Filiera della lana” è oggi molto grave: le scorte di lana sono scarse e, senza una nuova tosa, si rischia di interrompere le attività. Per di più, in assenza di pecore, non ha senso produrre il fieno. Così c’è il rischio di dover restituire dei contributi della provincia. Come si vede il danno va ben al di là delle pecore uccise e l’indennizzo non coprirà se non in minima parte i danni subiti. Quindi, come associazione, vorremmo supportare l’azienda con delle perizie (ed eventualmente con le azioni legali del caso).
La situazione è drammatica non solo per l’azienda ma anche per il paese di Comano, con i branchi che si spingono in paese. Ci domandiamo: ma in Trentino le istituzioni consentono che un allevatore onesto debba chiudere e che i paesi siano assediati dai branchi? Accettano che sia impossibile allevare animali, ovvero che un’attività economica lecita, oltretutto con positive esternalità di tipo sociale e ambientale non possa essere esercitata perché una minoranza prepotente, sostenuta dai poteri forti impone che il territorio sia invaso dai grandi predatori?

Il Trentino si è dato una sua legge per controllare i grandi predatori. Perché Fugatti non si attiva per inoltrare all’Ispra il parere per l’abbattimento dei lupi che hanno fatto la strage a Comano?
La “filiera della lana” è anche azienda didattica. Un’azienda che consente a grandi e piccini di conoscere il valore della lana, una materia prima preziosa che solo le distorsioni della globalizzazione hanno trasformato in “rifiuto” ma che, per chi ha passione, conserva intatta la sua utilità. Ogni lana ha le sue caratteristiche e non è detto che la lana fine dell’Australia o della Patagonia abbia un valore d’uso superiore a quella “nostrana”. Dipende dagli utilizzi. In una filiera artigianale
Vogliamo che le future generazioni imparino solo ad adorare i lupi o vogliamo che conoscono la bellezza di una filiera che produce articoli di lana partendo da pecore amorevolmente allevate?
In margine alla visita va osservato che, tra le tante conseguenze della strage, cè anche la traumatizzazione dei bambini dei Malesardi. A scuola era in atto in quei giorni la solita attività sul lupo. Sullo schema di un racconto di un lupo in mutande. Il figlio dei Malesardi, però, disse all’insegnante che il lupo che era venuto a casa sua non aveva le mutande ma un coltello da macellaio. Colpite dalla cosa le insegnanti e i compagni di scuola hanno prodotto il cartellone qui sotto.












Caro Sandro,
Ho appreso dai media e dai social di quanto avvenuto il 15 aprile al tuo gregge; intanto ti ammiro perché hai reagito con compostezza ma, al tempo stesso, facendo valere le ragioni degli allevatori con fermezza. I protettori del lupo, in servizio permanente effettivo, sono bravissimi nel dispensare i loro consigli sulla “prevenzione” e nell’accusare di negligenza gli allevatori dalla loro scrivania. Comprendo bene l’amarezza per le cattiverie che hanno indirizzato alla tua persona per la “mancanza di corrente”. Loro, però, non sanno cosa significhi vivere nell’apprensione e dover controllare continuamente le difese.
Non è ammissibile che, come nel vostro caso, i lupi possano operare i loro misfatti a ridosso dei centri abitati. Solo in Italia le “regole d’ingaggio” per i lupi sono così garantiste per il lupo. In altri paesi, in un caso come il tuo, almeno una parte dei lupi sarebbero stati abbattuti.
Ho appreso che, nel tuo caso, alla strage operata dei lupi si uniscono gli ostacoli burocratici alla realizzazione del ricovero e la prospettiva di restituzione dei contributi. Non è facile dire: “non mollate” in circostanze come le vostre. Però, se c’è qualche forma con la quale possiamo concretamente manifestare la nostra solidarietà, sappi che noi ci siamo, che sosteniamo veramente, nei limiti delle nostre forze, chi si trova in difficoltà non per sfortuna, ma per politiche sbagliate che danneggiano in modo grave e voluto chi opera nella realtà rurale.
Ho capito che le tue pecore non sono facilmente sostituibili. So quanta passione c’è dietro chi si dedica alla filiera della lana (me ne sono interessato anch’io anche con qualche piccolo progetto) e si dedica a recuperare terreni abbandonati. Azioni pacifiche, per il bene comune alle quali, a quanto pare, una parte almeno della nostra (nostra?) società risponde con l’esaltazione della violenza e della sopraffazione incarnate dai lupi. Non devi comunque sentirti solo. La nostra associazione non è grande ma è presente in diverse regioni ed è forse l’unica a dare battaglia quotidianamente contro chi cerca di desertificare lo spazio rurale con il rewilding, con i grandi predatori e, in prospettiva con i castori, i cavalli selvatici, i bisonti chiamati a sostituire capre, pecore, bovini, equini domestici. E siamo vicini a te e alla tua famiglia. Facci sapere come possiamo sostenervi, materialmente e moralmente.
Michele Corti

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