di Michele Corti
(07/08/2024) Gli orsi li volevano i trentini: Andreotti (ex presidente della Provincia) e Ferrazza (presidente del Parco Adamello Brenta), danno la colpa ai trentini per aver voluto Life Ursus. Roba da voltastomaco. Ogni giorno escono notizie e commenti sul tema caldo degli orsi in Trentino. Difficile stare dietro. Abbiamo voluto però segnalarvi due prese di posizione che restituiscono bene l’immagine di una classe politica trentina senza scrupoli e senza dignità.
Life Ursus è identificato con le aggressioni, in primis la morte di Andrea Papi, e le polemiche. Prima di riferire degli interventi dei due personaggi politici trentini vi mostriamo un grafico interessante che mostra l’interesse degli internauti per il progetto Life Ursus. L’interesse inizia diversi anni dopo che il progetto ebbe ufficialmente termine (per tutti, anche per la magistratura, il progetto è proseguito sino ad oggi, ovvero la presenza degli orsi in Trentino è identificata con Life Ursus che finirà solo quando non ci saranno più orsi). Ci sono ricerche su Google significative solo a partire dal 2011. Nel 2014 (prima aggressione a maturi a Pinzolo) c’è un picco relativo, secondo solo al picco assoluto dell’aprile del 2023 (morte di Andrea Papi). Da allora ad oggi l’interesse rimane alto e attualmente sta aumentando.

Andreotti senza pudore
Per Carlo Andreotti nel caso di Life Ursus hanno tutti colpa, compresi i trentini, solo lui che lo ha firmato non ne sapeva nulla ed è innocente (mi avevano detto che…)
Il 1° agosto il Corriere del Veneto (vedi la fonte) riporta un’intervista a Carlo Andreotti, l’ex presidente della Provincia autonoma di Trento che firmò Life Ursus. Andreotti che – come da testimonianze rese anche in incontri pubblici -firmò allora il progetto “per portare a casa i finanziamenti europei” non diede retta a chi gli faceva presente i rischi, oggi cerca di cavarsela scaricando la responsabilità delle sciagurate scelte degli anni ’90 sul Parco Adamello Brenta e… sui trentini.

Andreotti non è nuovo allo scaricabarile. Nel 2017 (vai alla fonte) oltre che a scaricare le responsabilità sull’Unione Europea, sul Parco, e sullo Stato, metteva in dubbio – vigliaccamente – la buona fede degli aggrediti. Queste le sue affermazioni:
«Ci sono circa 50 orsi in giro per le valli del Trentino e ormai si muovono da oltre 15 anni. Ci sono stati in tutto tre incidenti di una certa gravità e sempre accaduti in circostanze non chiarissime […] tutti questi problemi gravissimi gli orsi non li hanno mai dati. Diciamola tutta: se un orso ti vuole uccidere, ti uccide. Quando leggo cose del tipo “Gli sono scappato rotolandomi in un fossato…” . Non è realistico, ecco tutto. Se ti voleva prendere ti prendeva. Ma morti non ce ne sono mai stati, per fortuna. E questo è un fatto».
Non contento cercava anche di avallare la menzogna spudorata di un progetto diverso da quello che lui firmò:
L’idea di base era di arrivare ad avere una popolazione ridotta di esemplari, 20/30 capi al massimo, tutti con il radiocollare, super controllati, tenuti dentro il Parco dell’Adamello. Se si fossero allontanati, grazie a questo tipo di controllo, si sarebbero potuti recuperare e riportare al sicuro.
Queste cose non sono scritte da nessuna parte e confermano la disonestà di Andreotti.
Ferrazza esalta Life Ursus (e fa scaricabarile)

Walter Ferrazza, già giovane politico rampante (sottosegretario per pochi mesi nel governo Letta), candidato senza successo alle politiche del 2013 e alle europee del 2014, è, dal 2021, presidente del Parco Naturale Adamello Brenta, il promotore di Life Ursus. Da sindaco di Bocenago, nel 2014, prese dure posizioni in tema di orsi, sollecitando l’abbattimento dei soggetti pericolosi ed arrivando a minacciare di emettere ordinanze per farli abbattere dai cacciatori. Una volta sistematosi sulla poltrona del Parco (dove è stato riconfermato nel 2023), il nostro è diventato un difensore d’ufficio del Parco e di Life Ursus.
Ferrazza difende ed esalta l’ente che presiede e scarica sulla Provincia le responsabilità del disastro (è la linea degli zoologi fatta propria dal politico
Nell’intervento recentissimo sul sito stesso del Parco (vedi la fonte), Ferrazza, esalta il progetto Life Ursus. Lui non aveva neppure vent’anni quando si decise di portare gli orsi dalla Slovenia ma parla di Life Ursus come di un progetto eroico finalizzato a conservare l’orso bruno in Trentino. Ma Life Ursus non si proponeva di “conservare” un bel niente. Esistevano solo tre vecchi orsi in Trentino e non erano in grado di riprodursi. La popolazione autoctona era irrimediabilmente estinta. Quello che si fece fu una “reintroduzione artificiale”, trasferendo viaggiando in autostrada per centinaia di chilometri gli orsi da un ambiente diverso. Nessun eroismo conservazionistico ma il cinico disegno di un progetto di ecologia spettacolo per fare molto parlare del Parco Adamello Brenta. Esso, grazie a Life Ursus, da parco cenerentola, detestato dalla popolazione , divenne un parco di serie A, ricco e prestigioso. Il business non fu in qualche centinaio di euro della UE ma nel volano rappresentato dal successo (apparente e temporaneo) del più azzardato e mediatico progetto di reintroduzione di una specie in Europa.
Era facile controllare gli orsi sino a che erano una ventina. E’ facile scaricare sulla Provincia quello che è avvenuto in seguito quando gli orsi si sono, nel giro di meno di vent’anni, decuplicati. Ma Ferrazza, unendosi al coro delle organizzazioni animal-ambientaliste, degli zoologi, delle parti politiche che vogliono dare la croce a Fugatti per qualcosa che fu deciso dalle giunte di sinistra sino al 2018, non rinuncia all’attacco alla Provincia.
Inoltre il progetto non è stato seguito con la necessaria dotazione di risorse sia sul versante del controllo e gestione della specie sia su quello della comunicazione e informazione ai cittadini. Si è passati troppo velocemente dalla gestione straordinaria di un progetto altrettanto extra-ordinario al tentativo di gestire in modo ordinario gli orsi, come fossero una presenza “normale”.

In un’intervista del marzo di quest’anno (vedi la fonte), Ferrazza cercava di “diluire” la responsabilità del progetto coinvolgendo le categorie sociali e la stessa popolazione.
Il progetto ha preso vita dalla giunta esecutiva del Parco (parliamo degli anni ’90) e successivamente dal comitato di gestione, organismi costituiti da rappresentanti dei nostri comuni. Successivamente è stato approvato dall’osservatorio faunistico e dal comitato faunistico provinciale, organismo nel quale erano presenti i rappresentanti delle associazioni interessate alla fauna e rappresentative del territorio trentino […] Il progetto è stato inoltre basato sul parere di un Comitato Progetto Orso, assemblea nella quale erano presenti i responsabili di tutte le categorie sociali interessate dal progetto. Prima del rilascio sono stati poi ottenuti i permessi di tre ministeri e alcune commissioni correlate alla loro attività. Dal 2004, poiché l’orso aveva occupato zone al di fuori del Parco e poiché la gestione della fauna selvatica è gestita dalla Provincia, la stessa è stata presa in capo dal Servizio faunistico della Provincia di Trento.
Quando alle categorie va detto che in Trentino le associazioni che le rappresentavano nel Comitato orso (Associazione cacciatori, Associazione allevatori, Associazione apicoltori) in Trentino sono (o comunque erano a quei tempi) sotto la stretta egida della provincia. L’interscambio tra cariche nelle associazioni e in provincia è sintomatico. Mario Tonina, attuale vice-presidente della Provincia e assessore è stato Direttore commerciale della Federazione allevatori. Ruggero Giovannini, attuale direttore dell’Associazione cacciatori lo è diventato mettendosi in aspettativa da dirigente del Servizio faunistico della Provincia. Associazioni, casse rurali, coop, sono parte di un sistema che ha come centro l’apparato burocratico dirigenziale della Provincia. In queste condizioni un rappresentante di un’associazione in un Comitato segue le indicazioni della Provincia e non esprime le posizioni e gli interessi di una categoria sociale.
Non contento, Ferrazza sostiene che sono stati gli abitanti a volere Life Ursus
La fase preparatoria del progetto aveva previsto anche un sondaggio di opinione “che aveva coinvolto più di 1500 abitanti dell’area del Parco. I risultati erano stati sorprendenti: più del 70% aveva dichiarato di essere a favore del rilascio di orsi nell’area – fa sapere Ferrazza -.
E’ il caso di ricordare che la decisione di portare 10 orsi dalla Slovenia è stata presa nel 1992 e poi riconfermata. Quando la Doxa ha realizzato il sondaggio, nel 1997, si era in attesa delle autorizzazioni ministeriali che tardavano. Se i ministeri Salute, Agricoltura, Ambiente, fossero stati convinti più in fretta a “non rompere” (si deve supporre che ci fossero pressioni politiche per “sbloccare” le resistenze), il sondaggio sarebbe venuto DOPO l’arrivo degli orsi. In ogni caso a differenza di quello che dice Ferrazza, il sondaggio venne eseguito nelle provincie di Sondrio, Brescia, Trento, Bolzano e Verona e i 1500 intervistati si riferiscono a tutta l’area. Ma il sondaggio fu una vera truffa perché il “consenso” alla reintroduzione degli orsi era un consenso disinformato. la gente pensava a Balou, a Yoghi non agli orsi in carne e ossa.
•meno del 5% degli intervistati ritenevano che l’orso Bruno possa attaccare l’uomo
•solo l’1% aveva sentito parlare di aggressioni in altre aree geografiche.
•L’81% escludeva che l’orso potesse attaccare l’uomo.
Con che faccia Andreotti e Ferrazza usano l’argomento del consenso?
appendice
PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA: quando l’ambientalismo fa rima con clientelismo
Il Parco, nell’ambito della propria giurisdizione, ma, soprattutto, in val Rendena, è diventato un centro di potere clientelare formidabile. Quali sono i motivi per i quale i sindaci, le associazioni, le imprese, i cittadini non si sono sin qui opposti al progetto Life Ursus? Quali sono i motivi per i quali il Parco può tutt’oggi esaltare un progetto che sta sconvolgendo in Trentino occidentale senza essere contestato? Quali sono i motivi per i quali il Parco continua a perseguire la politica tracciata con Life Ursus anche dopo la morte di Andrea Papi, anche dopo che un sondaggio recentissimo, commissionato dalla PAT alla Doxa (vai alla fonte), ha certificato che i 3/4 dei trentini non vogliono convivere con gli orsi? Il motivo è banale: perché il Parco persegue una politica spregiudicata di ambientalismo ideologico nel mentre esercita una politica di “manica larga” e di “deroghe ad hoc” quando si tratta di effettiva tutela ambientale (basti pensare che il Parco ha concesso di trasformare i rifugi in alberghi). Concedendo favore e vantaggi immediati a singoli, imprese, organizzazioni riesce da avere dalla sua gli ambientalisti (che chiudono gli occhi su tante cose), i sindaci, i vertici delle associazioni (premiati con favori personali) quella stessa fetta di società locale che bada agli schei oggi senza pensare alle conseguenze per il domani. Per ottenere l’appoggio delle organizzazioni nazionali animal-ambientaliste (il PNAB è sempre ben rappresentato nei vertici di Federparchi e ha sempre un occhio di riguardo da parte di Legambiente con le sue bandiere), il Parco promuove iniziative green demagogiche screditando gli allevatori di montagna e il loro ruolo positivo di cura dell’ambiente. Vedi il menù salvaclima, lanciato dal Parco nel 2008 che penalizzava i piatti di carne e i formaggi senza considerare che l’allevamento al pascolo conserva habitat di grande valore per la biodiversità https://www.pnab.it/il-menu-salvaclima/. Forse che il Parco sarebbe più bello e fruibile senza gli allevatori e gli animali al pascolo? Per gli animal-ambientalisti ovviamente sì, ma il Parco è espressione del territorio o degli animal-ambientalisti delle grandi città? Il Parco non si limita a diffondere la disinformazione circa i supposti benefici della presenza dell’orso (nascondendo gli impatti sociali negativi) ma si tiene buoni gli animal-ambientalisti con assunzioni , appalti di servizi, contributi. Basti pensare che agli animalisti della LAV è stato appaltato un servizio di guide in Val di Genova affidando a questi fanatici la “divulgazione” del problema orso. Le politiche del Parco e la scarsa correttezza nel rispetto di norme di tutela ambientale, assunzioni, appalti hanno determinato negli anni una girandola di direttori. Un po’ sono transitati dal Parco per poter rientrare in Provincia da dirigenti bypassando il tetto previsto per le posizioni dirigenziali, un po’ se ne sono andati schifati del malcostume clientelare.
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Risposta
[…] di Life Ursus, ma anche il presidente Ferrazza (vedi il nostro articolo precedente qui), sindaco, cacciatore e, anni fa, in prima fila a chiedere l’abbattimento degli orsi, […]