La calda estate degli orsi trentini (i contro-fogli del’orso)

(13/08/2024) Da maggio ad oggi, alla vigilia di ferragosto, non è mai calato di tono il dibattito pubblico sulla situazione insostenibile venutasi a creare in Trentino con la sciagurata reintroduzione degli orsi (avvenuta tra il 1999 e il 2002). Dopo una sequenza impressionante, mai vista in precedenza, di avvistamenti, incidenti stradali, pedinamenti, apparizioni nel centro dei paesi, attacchi ai turisti, sono partite una serie di iniziative, sia da parte delle istituzioni che da parte dei gruppi, comitati, associazioni che interpretano l’allarme sociale della popolazione e la ormai diffusa aperta opposizione al progetto Life Ursus. Ne parliamo diffusamente.

Da parte delle istituzioni non sono arrivate solo iniziative tese a “tamponare” la situazione e a lasciare intendere di fare qualcosa, ma – da alcune di esse (Parco e comuni) anche iniziative arroganti e provocatorie che dimostrano come esista un partito dell’orso anche dentro le istituzioni trentine, un partito che mira ad accentuare la polarizzazione e l’asprezza del dibattito. Ad esso si affianca spesso una stampa che è espressione della realtà politico-culturale urbana di Trento e Rovereto, lontana dal sentimento delle valli e sostenuta dai grossi interessi economici. Una stampa che, nonostante Fugatti abbia fatto ben poco per cambiare la macchina della provincia rispetto alle giunte di sinistra, punta palesemente a metterlo in difficoltà sul tema scottante degli orsi sperando nel ritorno del PD. Lui, invece che appellarsi al popolo, preferisce appoggiarsi alla burocrazia, ai gruppi di potere, alle organizzazioni che orientano il voto in cambio di favori economici. Vedremo alle prossime elezioni cosa succederà. Certo è che la Lega (e FdI) non devono sottovalutare il malcontento popolare considerato che la legge elettorale è proporzionale; prevede sì un premio di maggioranza ma niente sbarramenti come in molte regioni italiane. Circostanze che potrebbero trasformare quella che è oggi solo una protesta in un’alternativa politica e privare il successore di Fugatti di una maggioranza o farne un’anatra zoppa. Ci riflettano i consiglieri di Fugatti.

Trento 4 agosto 2024 : poche decine di animalisti arrivati in treno da altre regioni manifestano per l’abbattimento dell’orsa KJ1. Ma a loro i tg, i quotidiani, i siti hanno dedicato un grande spazio

Gli animalisti, anche i più radicalizzati, hanno ampio spazio sui medi trentini che, invece, censurano le proteste e le iniziative popolari

La “guerra dell’orso” rappresenta un conflitto sociale che vede gli interessi dominanti esterni al territorio (e i loro terminali locali) confrontarsi a muso duro con le popolazioni locali che resistono alle politiche green. La dimostrazione è data dall’ampio spazio che, ogni giorno, i media (che vivono solo grazie alle iniezioni finanziarie di chi può permettersi di investire per influenzare la pubblica opinione) offrono a improbabili gruppuscoli animalisti (una girandola di sigle con dietro i soliti quattro gatti). Per loro interviste a raffica, pubblicazione senza posa di comunicati; censura o spazi striminziti per chi cerca di dare voce alla maggioranza pressoché silenziosa dei trentini. Un convegno sul lupo organizzato da noi e dal Comune di Telve il 13 giugno è stato totalmente censurato. Così anche un altro incontro a Commezzadura il 3 agosto con Orgogliosamente Trentini. Anche la Voce del Trentino, che un tempo dava spazio alla protesta popolare in tema di orsi e lupi, si è allineata. Per non dare fastidio alla maggioranza? Per altri motivi?

Le iniziative della provincia: sotto il segno dell’ambiguità

PREMESSA. Le provincia di Trento gestisce un bilancio enorme e opera in vari settori attraverso spa che sono una sua diretta emanazione. Ha pertanto un forte potere sulla società, sulle amministrazioni locali (che nel tempo hanno perso autonomia e risorse), sulle associazioni di categoria, sulle imprese private (situazioni simili si osservano in Toscana e in Emilia-Romagna), su tutte le aggregazioni sociali. A dispetto dei principi autonomistici (e di sussidiarietà), la Provincia di Trento ha realizzato un sistema fortemente centralista e dirigista. Il tutto è peggiorato dalla debolezza della politica e dei partiti e dalla forza dell’esteso apparato burocratico contiguo ai vertici burocratizzati delle organizzazioni economiche e sociali e ad altri gruppi di potere (le lobby).

Questo squilibrio si è accentuato con la giunta Fugatti che ha ereditato un apparato burocratico organico al sistema politico precedente, formatosi nel corso di decenni e decenni. Si aggiunga che la Lega non ha mai voluto/potuto aprirsi alle espressioni della società e della cultura coltivando una propria “area” dalla quale attingere competenze ma si è chiusa nell’autosufficienza gelosa e miope del livello politico. Così il rapporto con la società e il corpo elettorale è mediato attraverso organizzazioni parte integrante del “sistema” (voti in cambio di contributi) e le politiche le detta la burocrazia che gestisce le leve economiche. La Lega al governo ha limitato al massimo gli spostamenti di dirigenti, ha aumentato le dotazioni delle spa, ha confermato i privilegi della dirigenza, ha collocato all’apice dell’apparato De Col, uomo dell’era Dellai. Dove è finita la Lega di lotta e di popolo (sempre che ne sia esistita una?). Vi è quasi l’impressione che i politici, il presidente, gli assessori siano solo dei burattini manovrati dalla dirigenza provinciale, a sua volta in connessione con poteri forti locali ed esterni. Non a caso, in forza di questo deficit democratico, di una tecnocrazia particolarmente sviluppata, il Trentino è stato, ed è, un “laboratorio” o, meglio, una “cavia” di processi sociali e politici (vedi su questo blog l’articolo dello scorso luglio https://tutelarurale.org/2024/07/19/il-trentino-vittima-di-un-esperimento-sociale/ ). Life Ursus, voluto dall’Unione Europea è la dimostrazione di un Trentino cavia.

L’assessore Failoni con delega ai grandi carnivori

Il tavolo dei grandi carnivori: il popolo senza voce, i pro orso in maggioranza

Si dice che quando non si sa come affrontare un problema si istituisce un tavolo. E’ quello che ha fatto la provincia di Trento. Ma questo tavolo sui grandi carnivori è proprio lo specchio della Lega politicamente scomparsa e appiattita sulla burocrazia.

Vediamo come è composto il tavolo. E’ presieduto dall’assessore Failoni affiancato dalla triade dirigenziale di De Col (direttore generale, ex comandante della forestale e dirigente del dipartimento protezione civile, fauna e foreste), Fait (attuale dirigente del dipartimento protezione civile, fauna e foreste), Brugnoli (Servizio faunistico). In teoria a rappresentare la popolazione ci sono quattro sindaci: quello di Mezzana (Val di Sole), quello di Molveno, quello di Andalo e quello di Garniga terme. Chi si è espresso chiaramente in tema di orso in sintonia con la popolazione è solo il sindaco di Mezzana. Il sindaco di Molveno ha offeso la famiglia Papi dichiarando che era stata messa al corrente del progetto dell’orso gigante dello scultore Martello (scultura sponsorizzata dalla società delle funivie partecipata dal comune, vedi oltre). Il sindaco di Andalo, a ferragosto 2023, aveva inaugurato un orso gigante al parco giochi, nonostante la richiesta di Carlo Papi, papà di Andrea, che chiedeva di soprassedere. Ad Andalo e Molveno nonostante le richieste del Comitato Insieme per Andrea Papi non è stato mai organizzata alcun evento dei numerosi che hanno avuto luogo in Trentino. E poi chi c’è al tavolo? L’Associazione trentina cacciatori il cui direttore (Giovannini) lo è diventato quando era ancora dirigente in aspettativa del Servizio faunistico della Provincia. E chi era l’ex presidente della stessa associazione, Carlo Pezzato? Un dipendente della provincia. Basta per dire che l’Associazione è emanazione della Provincia sullo stile delle “organizzazioni sociali” dei regimi totalitari o dell’Africa post-coloniale? Quanto alle APT sono organizzazioni private solo di nome in quanto istituite, normate e finanziate dalla provincia (anche in altre regioni, ma qui girano più soldi). Le APT hanno utilizzato l’immagine dell’orso in tutte le salse, hanno difeso l’orso come volano per il turismo anche dopo che erano diventati palesi i problemi della “convivenza”.

Gli imprenditori (le grandi aziende) sono ovviamente più interessati ai contributi della provincia che all’orso e non si interessano di quisquiglie da “villici” come i grandi carnivori. Gli unici che dovrebbero esprimere una posizione contraria agli orsi sono gli allevatori (Federazione allevatori trentini) ma anche per loro (che hanno un ramo commerciale) valgono i condizionamenti della Provincia. Ovviamente ci sono gli animalisti ma non il Comitato Insieme per Andrea Papi. In conclusione un tavolo pesantemente squilibrato e del tutto “addomesticato”, una foglia di fico per coprire la politica immobilista della provincia. Un tavolo che di leghista non ha nulla. Ma potrebbe essere quello del PD (partito al quale guarda sempre la burocrazia che conta e che spera di far tornare al comando). Al colmo della beffa c’è al tavolo anche una “facilitatrice”, tale Stella Teodonio, un’esperta (ma ha studiato scienze sociali?) di una società di comunicazione di Roma incaricata da Trentino marketing di “migliorare l’immagine” del Trentino compromessa dagli opposti fenomeni della paura degli orsi e dello sdegno per la “strage degli orsi”. Come si vede la provincia guidata da Fugatti abbraccia in toto le visioni tecnocratiche dei suoi dirigenti: i problemi si risolvono lavorando sull’immagine e non risolvendoli, i conflitti sociali vanno trattati come la polvere da mettere sotto il tappeto, escludendo dai tavoli i soggetti che subiscono il disagio e utilizzando la vaselina della “mediazione”. Ma qui c’è poco da mediare: la convivenza, finalità dichiarata del tavolo, non è possibile. Così è solo fuffa. Non si capisce peraltro a chi serva.

Le iniziative del Parco Adamello Brenta (I Signori dell’Orso) e delle Funivie di Molveno

Il Parco, messo sotto accusa da tutti coloro che sanno bene che il progetto Life Ursus, che ha portato gli orsi sloveni in Trentino, è alla base di tutti i guai, recentemente passato al contrattacco. Non solo Mustoni, “padre” di Life Ursus, ma anche il presidente Ferrazza (vedi il nostro articolo precedente qui), sindaco e cacciatore (e, anni fa, in prima fila a chiedere l’abbattimento degli orsi), glorificano il progetto foriero di ogni sciagura per il Trentino. Senza pudore, senza rispetto per Andrea Papi ma anche per tutti coloro che hanno subito le aggressioni degli orsi e perso la libertà.

Non basta: il Parco, in evidente contrapposizione con la Provincia, ha emanato proprie norme di comportamento “in caso di orso” che differiscono da quelle della Provincia e generano comprensibile confusione e scetticismo. Ha poi lanciato un sondaggio farlocco perché non è somministrato da un intervistatore ma, chi vuole, può compilarlo online da solo. Magari più volte. Non serve una laurea in sociologia per capire che c’è un bias, un trucco di fondo: chi ama l’orso sta in ufficio o sul divano e ha sicuramente più tempo da perdere nel compilare questionari e più famigliarità con la modulistica online rispetto a chi l’orso non lo vuole. Ma il Parco è così, si permette di essere arrogante perché è un centro di potere clientelare con una certa “autonomia feudale” rispetto alla Provincia (anche perché è sempre stato sostenuto dalla Forestale che, nel quadro del potere feudale trentino, è un potere forte con la sua autonomia).

Il comune di Molveno è un vassallo del Parco e, attraverso la società delle funivie (controllata al 37% dal comune) ha fatto realizzare da Marco Martalar, lo scultore asiaghese divenuto famoso per le istallazioni realizzate con il materiale recuperato dai danni della tempesta Vaia, un mega orso. Il sindaco ha avuto il cattivo gusto di far credere che la famiglia Papi fosse al corrente e consenziente. Non era vero niente. Lo scorso anno un emissario senza alcun ruolo istituzionale (è il proprietario di un bar) è stato inviato dai Papi per sondare il terreno. Loro avevano capito che l’istallazione doveva essere realizzata in val di Sole e manifestarono tutta la loro contrarietà.

Lo scultore, che ha accettato la (si pensa generosa) commissione delle Funivie, ha cianciato di “riconciliazione con la Natura”, di “ricomposizione delle ferite” e altre cialtronate che hanno fatto indignare ancora di più la famiglia Papi, i loro amici, tutti i trentini che non ne possono più degli orsi e del partito degli orsi che c’è anche in Trentino. Poi ha fatto la vittima denunciando di essere oggetto degli odiatori sui social. Ma in questo caso è chiaro da che parte arrivi la provocazione; viene dal Parco che ha lanciato una “controffensiva” rivendicando la bontà di Life Ursus. Un modo per dire ai servi della gleba: non contate niente, potete protestare fin che volete, potete votare in un referendum, potete essere al 99,9% contro Life Ursus ma comandiamo noi e voi siete nostri servi, dipendete dalle risorse che noi gestiamo insieme ai nostri vassalli e valvassori e siete paralizzati dalla paura delle nostre punizioni. E li orsi ve li dovete tenere.

Le iniziative popolari

“Ritieni che la presenza di grandi carnivori, quali orsi e lupi, in zone densamente antropizzate come le Valli di Sole, Pejo e Rabbi, sia un grave pericolo per la sicurezza pubblica e un danno per l’economia e la salvaguardia di usi, costumi e tradizioni locali?” Questo il quesito, non particolarmente eversivo, al quale a settembre gli elettori della Val di Sole saranno chiamati a votare. Per la prima volta nella storia lo strumento di democrazia diretta viene attivato nelle valli trentine. Gli statuti delle comunità di valle trentine prevedono, sia pure in forme diverse, la possibilità della consultazione di iniziativa popolare ma non esisteva nessun regolamento. E’ stato il Comitato Insieme per Andrea Papi a “inventarsi” le modalità della raccolta firme concordandole con la Comunità di Valle (13 comuni). Le firme necessarie per promuovere la consultazione sarebbero state 1000. Ne sono state raccolte più di 6100 in 4 giorni. Questa è democrazia: stare in fila per chiedere, insieme ad altri cittadini, di far esprimere il popolo della propria valle. Basti pensare che, alle scorse provinciali, hanno votato 8500 elettori su 13000 aventi diritto.

Al manovratore, leggasi la Provincia, tutto ciò non piace. Corre voce che l’assessora Zanotelli (all’agricoltura e nonesa) abbia cercato di fare pressioni contro il lancio di un’analoga iniziativa in val di Non, la valle delle mele confinante con la val di Sole e anch’essa alle prese con Yoghi e Bubu e i loro numerosi cloni. Non piace alla politica, anche a quella che si proclamava “popolare”, che i trentini si organizzino in comitati e gruppi spontanei: devono lasciar fare a “mamma provincia”. Ma se, sul tema degli orsi, la provincia si è dimostrata impotente e incapace, è naturale che dalla società sorgano forme di organizzazione e rappresentanza che suppliscono all’inerzia delle istituzioni, le contestano, le incalzano. Il sindaco di Pinzolo, amico dell’assessore Failoni, albergatore della stessa località, ha stigmatizzato la “polarizzazione” indotta da queste iniziative (ma legge cosa dicono gli animalisti e i fenomeni del Parco che esaltano Life Ursus?).

Ovviamente schiumano di rabbia i naziambientalisti (sopra) che odiano l’autonomia, la democrazia e la gente trentina chiusi nei loro uffici di Trento e ben provvisti di finanziamenti (che certo vengono loro da lontano). Minacciano un referendum nazionale per imporre gli orsi in trentino in caso di vittoria di un referendum “no orsi” in Trentino. Già che ci siamo perché non deportare – in stile Hitler e Stalin – i trentini, reprobi di non voler convivere con gli orsi, e fare del Trentino un santuario dell’orso in stile di un parco nazionale canadese (dove non abita nessuno)? Questa gente forse non ha capito che i trentini sono gente pacifica e dall’elevato grado di civismo ma che, se fosse minacciata nella propria stessa esistenza e identità, sarebbe pronta a ricordare allo stato italiano che l’autonomia del Trentino non è un regalo di Roma ma è garantita da trattati internazionali ed è stata ottenuta anche grazie a grandi dimostrazioni di massa a Trento del 1946.

Intanto, mentre la politica demonizza o cerca di boicottare l’espressione democratica della gente, in val di Non ma anche in valle dei Laghi e nelle altre Comunità di Valle del Trentino occidentale ci si predispone alla raccolta firma per attivare le consultazioni popolari. Di qui un grande nervosismo del partito dell’orso.

La lenzuolata

Un’altra iniziativa forte è stata intrapresa nella notte tra il 9 e il 10 agosto da un gruppo ben organizzato di abitanti della Comunità delle Giudicarie che ha collocato sulle strade di tutto il territorio un centinaio di striscioni con l’inequivocabile messaggio: orsi e lupi non li vogliamo. L’iniziativa crediamo abbia causato un travaso di bile ai vertici burocratici della Provincia. Si dice che il direttore generale De Col, quando era ancora dirigente del Dipartimento protezione civile, fauna e foreste abbia lamentato la troppa durata degli striscioni che, in val di Sole, ricordavano la tragedia di Andrea Papi chiedendo giustizia. In quanto comandante della forestale, De Col non è certo estraneo alle negligenze che hanno condotto a morte Andrea. Che sia stato lui o un dirigente sotto di lui nella gerarchia provinciale, sta di fatto che quando, di prima mattina, sono arrivate le notizie della massiccia protesta, subito è partito l’ordine di chiamare in servizio gli stradini e di rimuovere nel minor tempo possibile gli striscioni. In questo frangente il servizio strade è stato efficientissimo. Gli striscioni che “mettono a repentaglio la sicurezza e danneggiano il decoro” (secondo la Provincia) sono stati fatti sparire in un lampo. Ma chi li ha messi, e tanti altri cittadini che la pensano allo stesso modo, non smetteranno certo di protestare in questo e in altri modi. Intanto il giorno dopo è apparso anche uno striscione in val Calamento (Valsugana), inizio di un contagio. Siccome era su strada comunale lo striscione è rimasto al suo posto diversi giorni.

Iniziative pubbliche

Dopo una serata di contro-informazione sul tema orso a favore dei proprietari di seconde case a Commezzadura (val di Sole) il 3 agosto, è stata organizzata il 10 agosto un’iniziativa importante nella Valle dei Laghi, a Vezzano, dove si trova il Teatro di Valle, unica grande struttura per riunioni pubbliche del comprensorio. La serata è stata organizzata dal gruppo Orgogliosamente Trentini, dall’associazione Tutela Rurale (collegata al gruppo Ruralpini), dal Gruppo orsi Vallelaghi.

Alla serata ha partecipato un pubblico non solo folto ma anche attento e “carico” che ha sottolineato con scroscianti applausi a scena aperta diversi passaggi degli interventi. Sono intervenuti Carlo Papi, papà di Andrea, Pierantonio Cristoforetti, presidente del Comitato Insieme per Andrea, Giovanni Todaro, giornalista specializzato in fauna selvatica, Michele Corti, presidente dell’associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali. Moderava Gabriele Buselli giornalista di Trentino TV.

Il successo della serata ha stimolato gli organizzatori a progettare nuovi incontri. La serata è stata anche il banco di prova per testare la collaborazione di diversi gruppi tra loro, una collaborazione che si spera poter allargare a tutte le valli del Trentino dove non mancano persone pronte a impegnarsi e a metterci la faccia per una causa che riassume esigenze di sicurezza, tutela dell’economia, tutela della libertà. In sintesi una causa di vitale importanza. E’ palpabile il bisogno della gente di ottenere informazioni diverse dalle solita propaganda del Parco, del Muse, dell’Ufficio grandi carnivori, delle organizzazioni animaliste che hanno sistematicamente ingannato la gente circa la pericolosità degli orsi, che hanno nel tempo raccomandato i più diversi tipi di comportamento in caso di incontro ravvicinato con l’orso (stare zitti – urlare, allontanarsi – stare fermi). La propaganda istituzionale e di parte “naturalistica” ha perso di ogni credibilità presso il pubblico che ora desidera non solo ascoltare una narrazione diversa ma anche poter partecipare a iniziative concrete (azioni legali di massa, referendum) per far4 sentire la voce di chi da vent’anni subisce il famigerato progetto Life Ursus.

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