Basta prenderci in giro!

                                           

Comunicato congiunto   Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali  e Associazione Salvaguardia Rurale Veneta del 12 agosto 2025

Lupi: curiose comunicazioni da parte di alcuni esponenti politici veneti

Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo e segretario provinciale del partito a Verona, pochi giorni fa ha dichiarato prima – come fanno monotonamente quasi tutti i politici di qualsiasi colore e appartenenza – che chi vive la montagna ne ha abbastanza di anni di promesse non mantenute, aggiungendo però che la Regione “viene chiamata in causa ogni tre per due ma le regole del gioco sono chiare e vanno spiegate (…) il Consiglio UE sancisce l’obbligo di mantenimento di una conservazione soddisfacente della specie”. Ancora con questa storia della conservazione della specie?

Sfugge a molti che il lupo (e quello italiano e pure europeo in realtà è una sottospecie) in Europa negli ultimi decenni è numericamente aumentato molto e che l’Italia, dove dal 1971 a oggi è aumentato almeno di 45 volte, è lo stato europeo con più lupi, più della Spagna o della Romania? In Veneto, i lupi sono ben oltre i 200 esemplari e occupano circa 7.000 km² ossia il 37% dell’intero territorio regionale (18.399 km²). Bene, nel famoso, più grande e spopolato Parco di Yellostone (territorio di 8.991 km² con solo 1.057 residenti a fronte di milioni di veneti) nel 2024 sono stati conteggiati solo 124 lupi (e le autorità ne avevano prima abbattuti due perché ritenuti pericolosi per la gente, cosa invece mai avvenuta in Italia nonostante gli oltre 3.600 esemplari di media stimati dal monitoraggio 2021 da ISPRA). Insomma, poco più di un terzo del Veneto ha il doppio di lupi di Yellowstone, e ancora si vuole citare una conservazione soddisfacente di lupi?

Senza pudore. I politici veneti continuano a imbrogliare gli allevatori cianciando di “censimenti” dei lupi con la telemetria satellitare, di necessità di contrattare con il ministro Picchetto Frattin, di attendere il recepimento del declassamento. Tutte balle, la Regione Veneto – indipendentemente dal declassamento – con il vecchio regime delle deroghe, può chiedere di abbattere sino a 5 lupi entro il 2025.

Paolo Borchia ha pure dichiarato : “Ora l’iter prevede il recepimento a livello nazionale e, solo successivamente, le Regioni disporranno di tutti gli strumenti per dare risposte concrete ai territori (…) una volta aggiornata la normativa nazionale, le Regioni stesse avranno a disposizione quanto necessario anche sotto l’aspetto giuridico per la gestione efficace della specie”. Stessa linea espressa da Massimo Sauro, presidente del Parco regionale della Lessinia. Storielle, e da anni, e quindi ben prima del recente declassamento del lupo, la Regione Veneto avrebbe potuto richiedere all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e quindi al ministero dell’Ambiente persino l’abbattimento di esemplari di lupo, previsto dall’art. 16 della Direttiva Habitat e largamente utilizzato – con centinaia di esemplari di lupo legalmente abbattuti ogni anno – normalmente da stati come la Germania, Svizzera e Francia –  assoggettati alla nostra stessa Direttiva. La Regione Veneto non ha mai richiesto la delega in questione, nonostante venga concessa anche in caso di pesanti predazioni al bestiame, come avviene da anni in Lessinia.

A proposito, ISPRA ha mappato tutta la montagna veneta, dalla Lessinia all’Alpago, quale “area ad elevata predazione” e prevede che, nel 2025, la Regione Veneto possa abbattere sino a 5 lupi. Richieste in tal senso avrebbero il parere positivo dell’Ispra e l’autorizzazione del ministero. Come del resto avvenuto con due lupi che in Provincia di Bolzano – nonostante le previste strategie antipredazione attuate dai pastori – avevano predato complessivamente decine di capi di bestiame. Nonostante i ricorsi al TAR e al Consiglio di stato di associazioni ambientaliste/animaliste, l’iter è legale e il primo dei lupi, un grande esemplare di circa 45 kg, è stato legalmente abbattuto dalla forestale lo scorso 12 agosto. Si è ella ricerca del secondo. Cosa fa invece la Regione Veneto, che però, ma solo a parole, sembra così attenta alle richieste degli allevatori?

ISPRA – I comuni hot spot con elevate predazioni sono quelli in rosso. Ma la deroga può essere chiesta anche in quelli limitrofi (arancione) se un’azienda è colpita due o più volte in un anno. Fiori da questi comuni “caldi” la deroga è possibile se l’azienda è colpita due o più volte in un mese (ma allora si fanno le pulci sui metodi di prevenzione). In ogni caso la Val Venosta bolzanina non è “calda” ma la deroga è stata concessa. Cosa dice Corazzari? Quali balle vuole ancora raccontare agli allevatori per dire che non ha la volontà politica di chiedere abbattimenti in deroga che Ispra concederebbe subito?

Quali circostanze devono ricorrere per attuale la deroga e autorizzare l’abbattimento in Lessinia? Molto semplice: “Nell’anno in corso un’azienda in un comune hotspot o in un comune confinante abbia subito almeno 2 predazioni accertate da lupo”. Ora, in Lessinia abbiamo avuto aziende non con due ma con raffiche di predazioni. Nascondere il diritto/dovere della Regione Veneto di chiedere l’attuazione delle deroghe in Lessinia è disonesto, è espressione del peggior modo che ci possa essere di fare politica. Gli allevatori sappiano che è la Regione Veneto che omette di attivare gli strumenti atti a prevenire i gravi danni all’allevamento; ogni scaricabarile nei confronti di altre istituzioni è vergognoso. Si vuole far chiudere le malghe e decretare un “Parco wilderness” senza attività antropiche, senza malghe, senza turismo? Si abbia il coraggio di dirlo apertamente

Il consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza ha affrontato il tema del piano di monitoraggio del lupo tramite telemetria satellitare, mozione approvata in Consiglio regionale. Lodevoli speranze, ma il fatto è che per monitorare in tal modo i lupi bisogna catturarli tutti – cosa estremamente difficile, dispendiosa e praticamente impossibile, e ogni anno catturare anche i nuovi nati, ossia decine – e dotarli di radiocollare! Il cosiddetto progetto Università di Sassari, prof. Apollonio-Coldiretti al modico costo di 220 mila prevedeva l’utilizzo di collari a feromoni (che in Svizzera, non hanno fornito risultati convincenti) da applicare alle pecore per tenere lontani i lupi e l’utilizzo di radiocollari ai lupi, ovviamente da catturare. Quanti lupi dal 2019 al 2022? Solo 6, di cui 5 radiocollarati! E gli altri oltre 200?

Radiocollari. Ma quanto ci costate? Un progetto per buttare via 400 mila € con la benedizione della Coldiretti. Roba da corte dei conti visto che le deroghe in Lessinia e sul Baldo possono essere attuate e che era prevedibilissimo quando era stato approvato il progetto che sarebbe arrivato anche il declassamento.

Da notare che la stessa Università di Sassari, dopo uno studio sul campo, ha stabilito che per la maggior parte delle realtà allevatoriali della Lessinia appare difficile (ed in alcuni casi oggettivamente impossibile) mettere in atto le strategie di prevenzione convenzionali che garantiscano un abbassamento sensibile del rischio predatorio, se non con costi ed impegno non commisurati con quelle che potrebbero essere le aspettative realistiche di riduzione del danno economico. Sempre il prof. Marco Apollonio ha specificato i problemi creati dai cani da guardiania dei pastori, con tutte le implicazioni che questi comportano in un’area come quella della Lessinia, caratterizzata da notevoli flussi turistici nella stagione estiva, coincidente con l’alpeggio. Poi è stato approvato un altro intervento sempre col prof. Apollonio, che tra l’altro prevede la fornitura e sperimentazione di collari con feromoni di lupo a 100 capi di bestiame nonché la cattura di almeno 3 lupi. TRE. Costo euro 220.000. Forse c’è anche lo sconto? Infatti nella proposta è specificato che volendo fare la stessa cosa anche sul Monte Baldo (quindi almeno altri 3 lupi) basterebbe aggiungere appena 140.000 euro. Insomma, con 360.000 euro ben 6 lupi verrebbero muniti di radiocollare. E gli altri oltre 200?

Duccio Berzi: esperto di radiocollaraggio. Utile per scopi scientifici. Ma non lecito far credere che si possa fare prevenzione radiocollarando numeri consistenti di lupi. Con il declassamento la prevenzione si fa con il piombo. E’ finito il tempo dei giochini.

Noi italiani abbiamo la pessima abitudine di sopravvalutare gli altri stati, come civilissimi e migliori amici della natura, lupi inclusi. Epperò nella ecologissima, boscosa e spopolata Svezia, una volta e mezzo più grande dell’Italia, recentemente hanno stabilito che 400 lupi totali (almeno un decimo di quelli italiani) erano troppi e allora ne hanno abbattuti la metà, ossia 200. In Svizzera (oltre sette volte più piccola dell’Italia): nel 2023 era stata attestata la presenza di 314 lupi e così si decise l’abbattimento di circa 100 esemplari (effettivamente soppressi 55 entro fine marzo 2024);  nel 2024 fu approvato il prelievo di altri circa 125 esemplari (effettivamente soppressi 92 entro fine gennaio 2025). Vista l’alta percentuale di nascite annuali e relativa sopravvivenza, sembra che il numero di branchi si stia però solo stabilizzando. I lupi ora sono circa 320. In Italia, prima del declassamento del lupo, il prelievo massimo consentito da ISPRA sarà solo del 3-5% della popolazione stimata con il censimento del 2021, quindi con una forbice compresa fra i 100 e 160 individui. Ma l’unico metodo che potrebbe funzionare sarebbe la riduzione di quote annue di esemplari molto significative, del 20-30%, cosa possibile una volta recepito il declassamento. Ergo, quanti lupi si dovrebbero abbattere ogni anno in Italia, dove sono ormai non poche migliaia e in continuo aumento, per almeno rallentarne l’aumento? E quanti per portarne il numero a, per esempio, circa 1.500 come nell’intera Germania o Francia?


Tutela rurale

Per la difesa della vita e dell'ambiente rurali

Iscriviti

Inserisci la tua e-mail di seguito per ricevere gli aggiornamenti.

Risposte

  1. Avatar glitteryreviewb899c40c83

    Va bene… Basta animalisti…

  2. […] politici del centro-destra (Alberto Bozza, Paolo Borchia), prendano per i fondelli gli allevatori (vedi il nostro precedente articolo). Cianciano di “monitoraggi”, “telemetria satellitare”, “Piani […]

Lascia un commento

Scopri di più da Tutela rurale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere