(28/11/2024) E’ grave che, dopo tutte le aggressioni a persone da parte dei lupi, nella stessa regione Abruzzo dove si sono registrati la maggior parte dei casi, alle strutture sanitarie non siano state fornite disposizioni per l’esecuzione dei tamponi per l’analisi del Dna. Tutela Rurale è intervenuta sul punto scrivendo al Ministero della Sanità, all’Ispra e alla Regione Abruzzo.
Perché a Vasto, nel 2023, solo dopo 10 ferimenti da parte di uno o più lupi, ci si è decisi a eseguire i tamponi sulle ferite per prelevare il Dna dell’animale aggressore? Perché, qualche giorno fa, in un ospedale abruzzese, nessuno ha pensato di fare il tampone? Perché non sono state emanate disposizioni a tutte le strutture di Pronto soccorso, in Abruzzo e in tutte le regioni con presenza di lupi da parte del Ministero della sanità? Perché nessuno in Italia registra i casi di aggressione alle persone da parte dei lupi e le altre interazioni pericolose, aggressioni di cani al guinzaglio o nei accerchiamenti, pedinamenti, intrusione in giardini, cortili, piazze dei paesi? La risposta è semplice: perché in Italia comanda la lobby del lupo che ha deciso che la presenza dei lupi, sin nel cuore dei paesi e delle città, è normale e non deve allarmare, che ha deciso che il lupo deve poter andare e fare quello che vuole. Se ti mangia il cane è colpa tua che lo devi tenere sempre in casa. E via discorrendo. La lobby del lupo è saldamente presente nelle istituzioni; essa ha creato una realtà parallela (un mini deep state) che emana ordini di servizio che non figureranno mai nei protocolli degli enti ma che sono rigorosamente rispettati e ottengono lo scopo di insabbiare, diffondere disinformazione, dare dei visionari ai cittadini, con il coinvolgimento anche di chi veste una divisa e ha prestato un giuramento.

L’Italia è il paese con più lupi in Europa e con la massima densità di lupi al mondo ma l’impatto dei lupi deve essere ignorato. Le predazioni a danno di imprenditori agricoli sono registrate, ma solo la punta dell’iceberg perché la maggior parte delle predazioni a carico di pochi capi sfuggono. Gli allevatori temono di subire ritorsioni da parte degli apparati pubblici, ovvero di subire controlli in azienda. La giungla di normative, autorizzazioni, certificazioni mette l’agricoltore in balìa della burocrazia e degli organi di vigilanza che, volendo, qualcosa non a posto la trovano sempre (oltre ai forestali ci sono le Asl, i Nas, la GdF, l’Ispettorato del lavoro). Sanno poi che le organizzazioni di categoria non li tutelano.
Così le predazioni sono pesantemente sottostimate. Il ritardo negli indennizzi, il mancato riconoscimento delle spese per trasporto/smaltimento delle carcasse, le trafile per ottenere magri indennizzi, l’esclusione degli allevatori hobbisti, sono tutti elementi che scoraggiano le denunce. Così i danni sono pesantemente ridimensionati.

Quanto poi alle aggressioni all’uomo, la lobby dice che non esistono, che il lupo non è aggressivo, non è pericoloso. Perché quindi tenere una contabilità di aggressioni e episodi pericolosi? Perché preoccuparsi di accertarsi se sono realmente accaduti? Perché fare tamponi se la colpa è sempre dei cani? Normalmente, per di più, si accusano coloro che denunciano di essere attaccati dai lupi come allarmisti. I pochi casi in cui i forestali, le polizie provinciali sono riusciti a “smascherare” gli allarmisti (stanno sulle dita della mano e vanno confrontati con decine di aggressioni) sono stati sbandierati ampiamente sui media. E’ una coincidenza se, quando i colpevoli sono i cani, l’esame del Dna arrivai dopo una settimana mentre quando sono di mezzo i lupi ci vogliono mesi o viene insabbiato tutto? Il caso di Vasto e San Salvo (in provincia di Chieti) ha portato a certificare la responsabilità del lupo dopo 12 mesi dalle prime aggressioni e 10 ferimenti. Lì la lobby, con tutta la buona volontà, non è riuscita a tenere oltre nascosta la verità. Ma quanti casi in Italia sono stati messi a tacere. Se le vittime non hanno appoggi subiscono le pressioni delle autorità e tacciono per non passare per visionari o per non rischiare denunce per procurato allarme (esiste anche la fattispecie di reato contrario, nascondere il pericolo – oltre a quello di minacce e diffamazione, ma chi indossa una divisa pensa – a volte – di essere al di sopra della legge).

La propaganda di Life Wolf Alps, pagata dai contribuenti e sostenuta dai partner pubblici: Ministero della Difesa (cc forestali), Regioni (Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia) continua a dire che il lupo non è pericoloso e non aggredisce le persone: una menzogna di stato. Tutto il mondo animal-ambientalista è disperatamente attaccato a questa menzogna perché se il pubblico si rendesse conto che le aggressioni da parte dei lupi sono sempre più frequenti, le campagne alla pandoro Ferragni del WWF (senza che il Codacons sollevi alcuna obiezione) non avrebbero più successo. Se tutte le aggressioni all’uomo da parte dei lupi in Italia venissero riconosciute ufficialmente diventerebbe difficile continuare a sostenere l’intoccabilità del lupo, fare lobbying contro il declassamento.

Gli “amici” animal-ambientalisti sanno benissimo che il giorno che i primi lupi verranno abbattuti legalmente in Italia crollerebbe un tabù, il mito del lupo si setolerebbe e i finanziamenti per i progetti e le casse delle organizzazioni verrebbero meno. Così si deve cercare di insabbiare il più possibile i casi.
Dopo l’attacco in un campeggio a un ragazzino in Liguria (a ferragosto), il ferimento di un uomo sulla spiaggia a Casalbordino (Chieti) l’11 settembre (lupo confermato da tampone e analisi Dna), il tentativo di predazione – con ferite alla schiena – di un bambino di 4 anni alla periferia di Roma (10 settembre), quest’anno la serie degli attacchi dei lupi è proseguita con quello a Francesco Tancredi, un agricoltore di Collalto in provincia di Teramo, che ha raccontato la sua vicenda alla Vita in diretta su Rai Uno (intervista contenuta nel video sotto).
L’ospedale non esegue il tampone sulle ferite di una vittima dei lupi
Al pronto soccorso dell’Ospedale di Teramo dove Francesco si è recato per farsi curare, nessuno ha pensato di praticare un tampone e ottenere materiale biologico per stabilire se l’aggressione è stata effettuata da un lupo.

La nostra Associazione Tutela Rurale, accertatasi con i responsabili sanitari dell’Ospedale di Teramo, che nessuna disposizione è stata fornita dalla Regione Abruzzo alle strutture sanitarie regionali, ha emanato un comunicato stampa per stigmatizzare la cosa (vai al comunicato stampa) e ha inviato una lettera al Ministero della sanità, alla Regione Abruzzo e all’Ispra di sollecito a una rapida adozione del protocollo per l’esecuzione dei tamponi in presenza di persone ferite da lupi e altri carnivori selvatici. Non è tollerabile che casi gravi rimangano “non certificati” perché non si procede, colpevolmente, all’analisi del Dna. Se è una tattica a favore della lobby del lupo è una tattica vergognosa che copre di infamia le istituzioni che a essa si prestano. Se è solo negligenza, superficialità, pressapochismo si provveda a rimediare quanto prima. Qui la lettera che abbiamo inviato sul tema e che manderemo a tutte le regioni e provincie autonome con presenza di lupi e altri grandi carnivori.
L’atteggiamento dei forestali nei confronti della vittima: non è che ci sia una vaga (ma comunque indebita) forma di pressione perché si “assolva” il lupo?
Va chiarito che i lupi, nella zona del Teramano dove vive Francesco Tancredi, sono ben presenti e continuano ad attaccare gli animali. Francesco, dopo avere fatto denuncia alla caserma dei carabinieri, è stato interrogato altre due volte dai carabinieri forestali. Non solo, ma dagli stessi ha poi subito un ulteriore controllo – cosa mai avvenuta prima – sulle autorizzazioni della sua attività e automezzi, che francamente non capiamo cosa centri con la ricerca di un animale pericoloso e ancora libero. Una velata forma di pressione per indurlo a ritrattare? A dire “poteva essere anche un cane?”.
La lupofilia esagerata dei cc forestali è ben nota. La partecipazione a Wolf Alps non è certo servita a mitigarla. Una prova viene proprio, oggi stesso, da Piacenza dove i forestali contestano l’allarmismo, vogliono far credere che i cani che i cacciatori denunciano come predati dai lupi sono in realtà uccisi dai cinghiali. Si dice, in pratica, che i cacciatori sono degli impostori. Non avevamo dubbi sulla parzialità dei forestali, sul loro agire condizionato dall’ideologia animal-ambientalista. Ma facendo così si comportano come una polizia di partito, un fatto gravissimo per una democrazia (se ne esiste ancora una).

Ripetiamo: se esiste l’allarme ingiustificato esiste anche la fattispecie opposta: l’insabbiamento. Come se non bastasse, i cc forestali di Piacenza, la sparano grossa dicendo che il lupo è specie a rischio inserita nella red list della Iucn (International union for nature conservation) . Peccato che le cose sono cambiate e che i cc forestali hanno il dovere di saperlo saperlo e non dovrebbero dire bugie. Spargere notizie false e tendenziose è grave per un cittadino, gravissimo per le forze dell’ordine.
Per la Iucn il lupo gode buona salute nel mondo e in Europa. E’ classificato sia a livello mondiale che continentale come Least concern, ovvero il grado minimo di preoccupazione. Ora lo sa anche il comandante dei forestali di Piacenza, Pier Luigi Fedele.

La situazione italiana, invece, deve essere aggiornata ai dati del censimento di quattro anni fa. Vedi sotto.

Dopo il 2020/2021 (quando erano stimati 3600 lupi in Italia) i dati non ci sono più. In tutti gli altri paesi lo stato fornisce una stima annuale dei lupi. In Italia, il paese con più lupi in Europa, no. Non si deve far sapere ai cittadini che la specie continua a crescere e ad espandersi. Life Wolf Alps aveva promesso di fornire dati aggiornati riferiti al 2023 per l’arco alpino ma il progetto è finito e nella relazione finale non ci sono. In Italia la lobby del lupo (con Ispra, forestali, polizie provinciali che l’affiancano senza che la politica intervenga) non ha nessuna voglia di fornire nuovi dati in un contesto in cui si parla di prossimo declassamento e della possibilità di attuare la gestione della specie. Ripetere un monitoraggio su scala nazionale vorrebbe dire ammettere che ci sono, a dir poco 5000 lupi (ma sappiamo che sono di più) e far crollare il castello di bugie costruito in decenni.
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