
Firma la petizione a sostegno dei piccoli allevatori ovini in balia dei lupi
(16/03/2024) Nell’imminenza dell’anniversario (5 aprile) della morte del ragazzo vittima dell’irresponsabile reintroduzione degli orsi in Trentino, la Provincia rimuove gli striscioni che lo ricordavano. Per “esigenze di viabilità”? Una scusa vergognosa visto che gli striscioni erano lì da un anno e si poteva aspettare ancora qualche giorno e, soprattutto, comunicare la cosa alla famiglia. Noi crediamo che ai vertici della Provincia e del Corpo Forestale quelli striscioni dessero fastidio. Moolto fastidio.
L’Associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali, a nome delle tante persone che – in tutta Italia – condividono i disagi e i drammi imposti al mondo rurale dalla reintroduzione dei grandi predatori, esprime in questa occasione massima vicinanza e solidarietà alla famiglia Papi, alla comunità di Caldes, a quanti in Val di Sole e in Trentino non dimenticano Andrea e continueranno a chiedere giustizia.
Quanto dolore hanno dovuto sopportare i genitori di Andrea Papi? Quanto dovranno sopportare ancora? Non bastava la disumanità degli animalisti, che si sono lascianti andare ai peggiori insulti contro Andrea, “colpevole” di aver “disturbato” l’orsa JJ4. Non bastava dover constatare che, in questo paese disgraziato, la vita di un’orsa assassina, che già aveva attaccato e ferito delle persone, vale più di quella di un ragazzo? L’orsa è ancora viva, sia pure in cattività, e si discute di possibili trasferimenti in situazioni per lei più confortevoli. Invece Andrea, il corpo orribilmente straziato, è sotto terra da quasi un anno. Se questa è civiltà…

E’ di pochi giorni fa la notizia che la Procura ha indagato, grazie all’avvenuta identificazione, 18 dei 21 odiatori denunciati. In quell’occasione, a testimonianza di una situazione intollerabile, Carlo, il papà dichiarava:
Continuiamo a ricevere offese gratuite nei confronti della nostra famiglia. Siamo stanchi. Mio figlio non ha fatto nulla di male e non merita tutto questo: stava semplicemente passeggiando nei boschi. Questo accanimento continuo ci sta mettendo a dura prova. Lo abbiamo già detto ma lo ripetiamo: è come se Andrea, l’unica vera vittima di questa storia, venisse ucciso una seconda volta. E noi con lui perché, se per gli altri è una storia tra le storie, per noi, che lo viviamo da genitori, è un dolore che non accenna a diminuire e che anzi ci logora giorno dopo giorno. Ora aspettiamo una vera giustizia in ambito penale, ovviamente nei confronti di coloro che si sono lasciati sfuggire il progetto di re-introduzione dell’orso in Trentino, senza far nulla per tutelarci da questi pericoli
Un dolore continuo quello della famiglia Papi, un dolore che accomuna gli amici della famiglia, coloro che, a Caldes, in val di Sole – ma non solo -, non hanno cessato di operare perché ad Andrea sia resa giustizia. Di fronte a tante espressioni di vicinanza e di solidarietà, la famiglia ha dovuto constatare però anche tanta indifferenza, tanto cinismo, persino insofferenza nei confronti di una causa, quella del perseguimento della giustizia per Andrea, che dà fastidio a non pochi. Tra questi ci sono sicuramente il Corpo forestale e le strutture della provincia responsabili dei “grandi carnivori”. Essi sanno di avere responsabilità nella morte di Andrea. Poi c’è la politica imbelle che va loro a rimorchio, che continua ad affidarsi a “tecnici” che hanno a cuore i grandi carnivori e disprezzano le popolazioni rurale. Si aggiungano anche i pavidi e conformisti amministratori locali che, in Trentino, temono follemente di mettersi contro “mamma provincia” e di perderne i favori (economici). Infine ci sono tutti coloro ai quali, più della vita di Andrea e della prevenzione altre disgrazie, preme di più il non compromettere la “vocazione turistica” della valle, il business.
Il dolore diventa rabbia quando si constata che si preferisce nascondere i sintomi che curare la malattia. Guai a continuare a parlare di Andrea, guai a chiedere misure per prevenire altre tragedie (abbattere gli orsi pericolosi ma anche avere il coraggio di segnalare e chiudere le aree con presenza di orse problematiche con cuccioli). Gli striscioni che ricordano Andrea sono un pessimo messaggio di promozione turistica al contrario. Ma se ci fossero altre disgrazie l’effetto di allontanamento dei turisti non sarebbe ben maggiore? Possibile che si insista a mettere la testa nella sabbia?

Sino a ieri mattina la rotatoria di Caldes si presentava così xome nella foto sopra. Poi, ieri mattina, il servizio strade della Provincia, senza dare alcuna comunicazione ha rimosso e gettato gli striscioni (le foto sono di Stefano Guolo di Orgogliosamente trentini che ha diffuso la notizia). Per voce dell’ing. Francesco Martinolli del servizio gestione strade che ha emesso il provvedimento di rimozione era necessario farlo “per la sicurezza della circolazione”. E’ stato risparmiato solo un manifesto con la foto di Andrea per rispetto alla famiglia. Ma quale rispetto? Hanno poi fatto sapere che si potrà concordare una diversa collocazione agli striscioni. Immaginiamo dove non si possano facilmente vedere. Dove non disturbino.

Inutile rimarcare che l’azione della Provincia di ieri è stata connotata, a dir poco, da una totale mancanza di sensibilità. Cambiava qualcosa per la sicurezza stradale lasciar passare l’anniversario e avvisare preventivamente della rimozione? Non vedere ieri mattina gli striscioni è stato un pugno allo stomaco per la famiglia e per le persone che continuano a starle vicino e a non dimenticare Andrea. I motivi di questa iniziativa vanno rintracciati, come accennato sopra, nell’irritazione di chi si sente chiamato in causa per le sue responsabilità. Chi li orsi li ha portati, chi lì ha sfruttati per il marketing territoriale, chi ha minimizzato il pericolo della presenza di animali in grado di uccidere facilmente un uomo, ci ha agito nella massima opacità, chi ha continuato a rifiutarsi di segnalare il pericolo (sulla base dell’assunto che gli orsi non sono pericolosi e che basta fare un po’ di attenzione), chi non ha eseguito per tempo la cattura di JJ4, chi non ha chiuso l’area (in definitiva abbastanza circoscritta) dove JJ4 girava con i cuccioli.
A dimostrazione di quanto sopra, nell’autunno del 2023, proseguendo le iniziative in nome di Andrea e le relative polemiche, l’ing Raffaele De Col, capo del Corpo forestale, nonché direttore del dipartimento protezione civile, foreste e fauna, nonché direttore generale della Provincia, giudicava inopportune iniziative che potevano compromettere la vocazione turistica della Val di Sole.
Nel mentre auspichiamo che non solo a Caldes ma in tutta la valle si moltiplichino gli striscioni in ricordo di Andrea in vista del 5 aprile, concludiamo riportando una considerazione postata sul gruppo facebook ruralpini resistenza rurale da Massimo Lever

Il rispetto della legge è sacrosanto, ma il rispetto del dolore lo è di più. La trasparenza è ciò che manca nelle istituzioni che con rispetto potevano comunicare e consegnare alla famiglia gli striscioni in ricordo di Andrea, invece che buttarli. Non c’è giorno in cui la dignità di Andrea e il nostro dolore non venga calpestato, siamo stanchi e devastati la battaglia che stiamo affrontando e per la vita di tutti i trentini e non, dovreste ringraziare chi con il cuore distrutto si sveglia tutte le mattine e combatte e non mettere i bastoni tra le ruote alla nostra lucidità. Mi dispiace Andrea che la tua memoria debba sopportare tutto questo, ma noi siamo forti e tu per noi sei luce e linfa di vita. Ci manchi.
Post scriptum. I simboli sono importanti. Gli striscioni erano un simbolo forte del sentimento dolente della famiglia e di chi non dimentica Andrea. Così come ha un forte significato il mantenimento del simbolo dell’artiglio dell’orso come logo di Trentino Trasporti, simbolo riprodotto a ogni fermata di bus. Anche a Caldes. Ma quell’artiglio ha dilaniato un ragazzo pieno di vita. Mantenerlo è segno dell’insensibilità della politica trentina. Sono cambiati i personaggi sulle cadreghe. Il resto non è cambiato. Il partito dell’orso è più forte del partito di Andrea.

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Risposta
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