Comunicato stampa del 04/11/2026 dell’Associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali
Ieri, 03/11/2026, Michele Corti, presidente dell’Associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali, ha presentato una segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali in merito a quella che ritiene delle violazioni di diversi articoli del Decreto Legislativo 10 agosto 2018, n. 101, commesse nel corso della seduta pubblica del Consiglio comunale di Vallelaghi del 29 ottobre 2026.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso consigliere Romano Gentili, il medesimo non si è limitato a riferire il contenuto di alcuni commenti di una chat privata ma li ha letti “letteralmente”, violando così la segretezza della corrispondenza tutelata dall’articolo 15 della Costituzione. La Corte di Cassazione e la Corte costituzionale hanno stabilito che i messaggi di WhatsApp e le chat private sono equiparati a tutti gli effetti alla corrispondenza privata. Il consigliere Gentili è laureato in giurisprudenza e non poteva ignorarlo; altrettanto vale per la dott.ssa Cagol, segretario comunale. Se l’intenzione era quella di trattare del gruppo WhatsApp “Orsi e lupi Vallelaghi” e di censurare i commenti critici dei cittadini, sarebbe stato possibile farlo interrompendo la seduta pubblica e lo streaming.
Va aggiunto che, anche se i nomi degli autori non sono stati letti, essi risultano facilmente riconoscibili in via indiretta per una combinazione di fattori: i commenti sono stati letti integralmente, gli autori sono presenti in chat con il proprio nome, e la chat comprende oltre 300 membri, molti dei quali residenti nel comune di Vallelaghi, che non è un grande comune avendo 5.000 abitanti. Tutto ciò ha reso immediatamente riconoscibili le persone coinvolte, sottoponendole a una vera e propria gogna mediatica.
La seduta pubblica è poi proseguita e, alla discussione – improntata alla critica dei social e dei cittadini –, si sono associati altri tre consiglieri: chi chiedendosi se non fosse il caso di segnalare le “intemperanze” dei social alla Polizia postale, chi stigmatizzando il fatto che i cittadini si “permettano” (una consigliera ha usato proprio questo verbo) di avanzare critiche all’amministrazione attraverso commenti sui social, chi, sparando nel mucchio, ha accusato i social che si occupano del problema orso di “diffondere informazioni false utilizzando la IA”. Non si è trattato dunque di un “incidente”, ma di uno sfogo collettivo, di una manifestazione di insofferenza verso il diritto di critica dei cittadini.

Alla base di tutto vi è l’immobilismo della classe politica trentina di fronte alla realtà di intere comunità del Trentino occidentale che sono sempre più ostaggio degli orsi. È solo la grande coda di paglia, da parte degli amministratori a tutti i livelli, a provocare l’irritazione per espressioni amare ma per nulla insultanti e offensive: quando i cittadini rimproverano l’inerzia, colpiscono un nervo scoperto. Va chiarito che nel gruppo “Orsi e lupi Vallelaghi” il tono è molto più tranquillo ed educato di quello della maggior parte delle chat, non solo su temi legati all’orso. Risulta perciò del tutto incomprensibile il sentirsi “gravemente offesi”. Sono i cittadini, che con il loro spirito civico tengono vivo un problema gravissimo per tutta la comunità, che devono sentirsi offesi.
Dobbiamo ricordare ai consiglieri di Vallelaghi che l’articolo 21 della Costituzione tutela la libera manifestazione del pensiero. La critica dei cittadini sull’operato degli amministratori – specialmente se incentrata su temi di pubblico e rilevante interesse, come la gestione della fauna selvatica e degli orsi – rientra nel legittimo diritto di critica. Evocare interventi della Polizia postale o etichettare aprioristicamente come “fake news” l’informazione fornita ai cittadini dai social, per di più in assenza di una comunicazione trasparente delle istituzioni, rischia di produrre un effetto di intimidazione nei confronti della partecipazione democratica e della libera espressione della cittadinanza. Tanto è vero che sul gruppo “Orsi e lupi Vallelaghi” la discussione è cessata.
L’utilizzo di una tribuna istituzionale, per di più in streaming, da parte di amministratori, per contestare le opinioni espresse da privati cittadini in ambiti riservati, configura inoltre un’evidente asimmetria – se non si vuole usare il termine “bullismo” – e un uso distorto di un ruolo e di una sede pubblici.
L’auspicio è che i consiglieri di Vallelaghi si rendano conto di aver commesso, oltre alla violazione di norme giuridiche, anche errori politici; di non aver compreso i sentimenti di impotenza, di limitazione della libertà e di insicurezza dei loro concittadini, quelli che li hanno eletti. Riconoscerlo aiuterebbe molto un dialogo costruttivo.

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