
E’ successo a Fraviano, frazione di Vermiglio in alta val di Sole il giorno 7 (due giorni fa). Sono due i bovini vittime dell’orso killer che questa estate ha seminato la morte in tutta la val di Sole. Il fatto grave è che è successo in paese, a un’ora tarda ma che, con il caldo anomalo di questo inizio settembre, vedeva ancora i bambini in strada a giocare.
L’ orso entrato nel recinto ha sbranato una vitella e rincorso una manza fino a pochi metri dalle case facendole travolgere una staccionata in legno e cadere da un muro di quasi due metri per poi rotolare per una cinquantina di metri e quindi morire. E’ stato l’allevatore stesso a denunciare pubblicamente l’accaduto. Segno che qualcosa nella società trentina sta cambiando.
Riportiamo qui il suo post di ieri sera. A Giacomo un doveroso grande complimento non solo per aver rotto il silenzio sul grave episodio ma anche per aver argomentato con lucidità e consapevolezza sulla situazione. Egli chiede una soluzione alla sequenza di predazioni che hanno insanguinato la valle (notare che i numerosi animali uccisi non sono stati consumati) e si rivolge ai politici che “vengono alle mostre del bestiame a elogiarci e a ringraziarci”. Ma poi lasciano che a gestire l’emergenza orso siano noti tecnocrati amanti dell’orso.

Che le cose stiano cambiando in Trentino lo dimostra anche la presa di posizione pubblica sulla situazione orsi del Bondone di Paolo Torboli, portavoce e presidente degli operatori turistici del Monte Bondone. Allevatori e albergatori sono categorie per le quali la Provincia ha avuto attenzione ma se essa non è capace di affrontare una situazione che minaccia a livello esistenziale sempre più membri di queste categorie (come si può andare avanti con l’orso davanti all’albero, con la minaccia costante di un attacco predatorio?) ecco allora che, pur all’interno di un sistema neo-corporativo, dove istituzioni e categorie sono in simbiosi e dove i conflitti sono sostituiti dall’”aggiustamento” (monetizzazione, paternalismo tecnocratico), vi è un limite oltre il quale i soggetti sociali si ribellano all’inerzia del sistema istituzionale.

Una scia di sangue (segnaposti con la mucchina)
Val Saviana – 26/06/2026 Tre manze dell’azienda di bovini da latte Stablum di Vermiglio predate sui pascoli della Val Saviana.
Malga Val Comasine – 07/07/2026. Comune di Pejo. Predazione di cinque bovini. A seguito di questo grave episodio la forestale ha piazzato una trappola a tubo per radiocollarare il l’orso che aveva precedentemente attaccato alla Malga Saviana di Vermiglio.
Malga Valpiana – 01/07/2026 – Comune di Ossana. Predazione su bovini.
Malga Bolentina – 24/07/2026 – Comune di Malè. Attaccate 4 bovine.
Malga Zoccol – 27/07/2026. Comune di Rabbi due asini gravemente feriti nella notte hanno dovuto essere successivamente soppressi.
Questa serie di predazioni giustifica l’abbattimento dell’orso ai sensi dell’art. 16 della Direttiva Habitat anche se la specie resta “rigorosamente protetta” (furono criminali gli amministratori pubblici che accettarono Life Ursus senza che venisse introdotta una riserva per il Trentino in quanto zona di reintroduzione artificiale del pericoloso plantigrado). Ma, come in tanti altri casi, i forestali giocano con la trappola tubo. E intanto l’orso uccide e lo fa a ridosso dell’abitato. Non c’è più solo il grave danno economico, c’è di mezzo la sicurezza pubblica. In Provincia di Bolzano l’orso in questione sarebbe già stato abbattuto.
Un nuovo segnaposto
La nostra mappa civica, accessibile a tutti e gratuita, da oggi riporta anche l’episodio di Fraviano. Essa dà tanto fastidio al dr. Claudio Groff, immarcescibile “avvocato degli orsi” (è laureato in legge) dentro la struttura del Servizio faunistico (è lì dal 2004, da quando Life Ursus è passato alla Provincia), dà tanto fastidio al Dolomiti e al T Quotidiano, organi dell’animal-ambientalismo e del sinistrismo fazioso radical-chic, che hanno denigrato pesantemente il lavoro di segnalazione “populista” che facciamo come Tutela Rurale (in contatto con i soci dell’associazione e con gruppi che operano in Trentino).
Hanno approfittato di una foto “strana”, di un orso che transitava in una frazione della val di Rabbi (laterale della val di Sole) per gettare fango sul nostro lavoro, sulla mappa delle segnalazioni civiche e sui cittadini che sfidando il sistema omertoso provinciale, segnalano la presenza degli orsi. Loro preferiscono “non fare allarmismo”, dire che gli orsi “non sono pericolosi”.
Tra chi difende l’ideologia verde e chi teme per il turismo (non capendo che al primo turista straniero morto il turismo avrebbe un tracollo) in Trentino continua a vincere l’omertà, la mancanza di trasparenza. Ma qualcosa si sta incrinando.

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