Chi segue le vicende dei grandi carnivori è in attesa di conoscere l’esito di due vicende che ruotano su due cadaveri che recano morsi e lacerazioni da animali. In Valtellina, il 23 aprile, veniva rinvenuto il cadavere di una donna: Lucia Tognela. Subito furono trovati i colpevoli: alcuni cani di razza dogo argentino. Ma le foto del cadavere circolate mostrano alcune lesioni compatibili con una zampata di orso più che con morsi di cani. Del resto gli orsi in zona sono stati avvistati più volte anche a poca distanza dal sito del ritrovamento del cadavere ) la frazione di Trivigno a 1700 m. Qualcuno sostiene di aver visto anche una femmina con i cuccioli. L’autopsia è stata eseguita il 28 aprile e ad oggi conosciamo solo le indiscrezioni: “sono stati degli animali”. Per sapere quali animali è stato dato incarico a un veterinario forense che consegnerà i suoi risultati (basati su campioni di pelo, saliva, sangue il 20 luglio. Verrà fuori la verità? O è troppo scomoda?

Dalla Valtellina alla Puglia
24 giugno 2026 un clochard di origine polacca è stato trovato cadavere tra gli scogli. Il corpo presentava gravi lesioni alla testa e sul corpo, provocate dall’aggressione di quello che i media si sono affrettati a indicare come un “cane” anche sulla base di incaute dichiarazioni di due veterinarie dell’Asl senza competenza specifica. Ma quello che è stato filmato in zona è chiaramente un lupo. Appare evidente come si sia messa in moto la solita ben oliata macchina della disinformazione animal-ambientalista: “depistare, confondere le idee, allontanare le responsabilità dal dio lupo”. Sulla vicenda, in attesa di conoscere gli esiti degli esami è calato un silenzio ancora più profondo della vicenda valtellinese. Il morto da orso c’è già stato, quello da lupo non c’è ancora stato. Sarebbe una calamità per le lobby lupiste, impegnate in un’isterica campagna anti declassamento (sostenuta da “scienziati” disponibili a ricerche “instant” finalizzate a propaganda politica) se quello in Puglia fosse il promo morto ammazzato da lupo in Italia (dopo l’ultimo caso del 1924), ma anche se il lupo avesse “assaggiato” il cadavere. Sulla vicenda abbiamo cercato di fare chiarezza.
Di seguito il Comunicato dell’Associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali e l’articolo di Giovanni Todaro su Cavaliere News del 26/06/2026
COMUNICATO
Barletta, sul cadavere di una persona ferite compatibili con i morsi di un presunto “cane inselvatichito”. Ma quello filmato vicino è un lupo
(27/06/2026) Un uomo di circa 35 anni, polacco senza fissa dimora, è stato trovato senza vita nel pomeriggio di martedì 23 giugno sul lungomare della contrada Ariscianne, a Barletta. Testimoni hanno dichiarato di averlo visto lì anche nei giorni passati. La morte potrebbe essere stata provocata da un malore oppure da una semplice, ma terribile, caduta sugli scogli. Senza escludere eventuali altre possibilità, visto che la zona è notoriamente anche punto di incontri particolari. Tuttavia il corpo dell’uomo presentava evidenti segni di morsi anche alla testa e in effetti nello stesso pomeriggio era stato avvistato da più persone quello che pare con pochi dubbi un lupo maschio, di cui si è tentata vanamente la cattura, con relativo filmato di Rai News.
Quello che non comprendiamo è perché le prime valutazioni dei veterinari della Asl Bat abbiano supposto che l’animale aggressore – che sia stato l’uccisore dell’uomo o che lo abbia addentato quando era già morto – fosse un cane inselvatichito e non un lupo, come ipotizzato inizialmente. I veterinari Ivana Ceci e Patrizia Battista, insieme al tecnico della prevenzione Pierluigi Cignarella, avrebbero escluso che si tratti di un lupo, ritenendo invece più probabile un cane inselvatichito, verosimilmente un incrocio con un lupo cecoslovacco. Secondo loro, occhi, orecchie e mantello dell’animale non presenterebbero le caratteristiche tipiche del lupo. Non è affatto così.

Forse per inesperienza con gli animali selvatici, poiché semmai tale servizio veterinario si occupa di cani e non di lupi, hanno fatto e divulgato anticipazioni azzardate, anche perché nella foto a destra sotto si vede un cosiddetto ibrido, ben conosciuto, chiamato Faito e morto nel 2016, nato proprio dall’accoppiamento tra un nostro lupo italico e un cane lupoide come il cane lupo cecoslovacco. E’ del tutto diverso.
Lo zoologo Paolo Forconi, esperto di lupi e orsi in particolare nel Parco nazionale d’Abruzzo, dopo avere visionato attentamente il filmato di Rai News ha dichiarato: “Fenotipicamente si tratta di un lupo maschio adulto, cosa che si evince dal mantello estivo corto di colore rossiccio. I giovani hanno il pelo grigiastro, i subadulti hanno un colore intermedio tra giovane e adulto. Potrebbe essere il maschio dominante di una famiglia o branco della zona, è robusto e apparentemente in buona salute. Il comportamento pare compatibile con un lupo abituato, anche se a distanza, all’uomo”. Ovviamente non è affatto detto che proprio l’esemplare filmato centri qualcosa con la vittima. Sul caso indaga la polizia. La procura di Trani ha aperto un fascicolo di inchiesta al momento senza ipotizzare alcun reato. Sarà l’autopsia, prevista nei prossimi giorni, a fornire elementi decisivi per ricostruire l’accaduto.

Naturalmente, senza effettuare le analisi del DNA, non si può escludere a priori che l’esemplare filmato a Barletta sia più o meno ibrido (ricordiamo però che cane e lupo sono la stessa specie), tuttavia sarà meglio ribadire che gli ibridi fino alla quarta generazione, ossia F4, per la scienza e la legge sono comunque lupi a tutti gli effetti. In pratica, i cuccioli nati dal primo accoppiamento tra cane e lupo sono F1, se poi questi ultimi si accoppiano con cani i relativi cuccioli sono F2, se i successivi cuccioli si accoppiano con altri cani nascono F3 e infine se i loro cuccioli si accoppiano con altri cani sono F4. Protetti come lupi. Se in una di queste generazioni si accoppiassero invece con un lupo, ripartirebbe il conteggio. Gli ibridi cresciuti insieme ai lupi in natura non sono affatto più pericolosi e aggressivi come spesso si dice, errando.

Ci domandiamo se sul corpo della vittima, e sui vestiti, sia stato fatto il tampone per l’esame del DNA, cosa basilare per stabilire se i morsi siano stati inferti da un cane o da un lupo, e da quale esempalre, perché è ovvio che se l’animale ha morso l’uomo, fosse da vivo o già morto, sarebbe comunque un esemplare pericoloso da catturare il prima possibile, o da abbattere come prevede da decenni l’art. 16 della Direttiva Habitat. Il responsabile civilmente e penalmente della tutela della pubblica incolumità è il sindaco. Rimane da capire se la Regione Puglia – memore dei due attacchi, a una bambina e a una donna, del famoso lupo di Otranto nel 2020, abbia già provveduto a ordinare, come hanno fatto altre regioni, agli ospedali l’esame del DNA in caso di vere o presunte ferite di lupo a esseri umani. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, branca scientifica del Ministero dell’Ambiente) ha comunicato ufficialmente che solo dal 2017 al 2024 in Italia vi sono stati oltre 100 casi a rischio in cui ha dovuto intervenire e che si sono verificati ben 20 casi di persone attaccate – la maggioranza proprio sulle spiagge e coste – da lupi senza che siano stati provocati. Tutti questi lupi sono stati infine catturati con conferma del DNA. Secondo il prof. Marco Apollonio dell’Università di Sassari, noto esperto di questi animali, l’Italia conta ormai almeno 6.000 lupi ed è lo stato con la più grande popolazione in Europa.
Secondo Pino Cava, ben esperto del territorio e fauna, e da decenni responsabile dell’associazione Nucleo di Vigilanza I.F.A.E. di Barletta, “In Puglia e anche qui c’è purtroppo, per colpa dell’uomo, il problema dell’abbandono di cani e gatti, ma devo dire che da almeno due anni non vedo cani randagi nella zona”. I lupi infatti predano attivamente anche cani e gatti. E aggiunge: “I lupi della zona di Barletta mi risultano essere undici, un maschio e una femmina adulti e dominanti, più i loro quattro cuccioli ormai abbastanza grossi avendo circa 14 mesi di età e che cacciano anche da soli. In più ci sono i nuovi cinque cuccioli, di pochi mesi. I lupi giunti all’età giusta vanno in dispersione e si spostano in altri territori, colonizzandoli se liberi da altri lupi. Il lupo è utile e basilare, ma dev’essere rispettato, è una specie selvatica”.
Donna sbranata a Trivigno, dopo due mesi non ancora divulgate né l’autopsia né l’analisi del DNA. Ipotesi di attacco da parte di un orso
Da indiscrezioni pubblicate precedentemente dai media tuttavia non sarebbe emersa alcuna conferma di attacco da parte di cani. Su una gamba i segni di una possibile zampata
Giugno 26, 2026
Il caso
Il 23 aprile 2026 Lucia Tognela, 59 anni, è stata trovata morta nei boschi della frazione di Trivigno, comune di Tirano (Sondrio), a circa 1800 metri di altitudine. Indiscrezioni dell’autopsia pubblicate sui media hanno confermato che la donna è deceduta a causa delle gravi lesioni provocate da morsi di animali. L’allarme era stato dato da Valerio Ceconi, abitante in zona e proprietario di quattro cani di razza dogo argentino e di un meticcio. Le indagini hanno coinvolto il proprietario, mentre molti media pubblicavano e asserivano che la povera donna era stata uccisa dai cani. Tuttavia in seguito il particolare non veniva più confermato: “L’esito dell’autopsia – che verrà depositato entro 60 giorni – per ora non indica la responsabilità dei 5 cani posti sotto sequestro” (Il Dolomiti); “È stato uno di questi cani – o più d’uno – a sbranare giovedì scorso la povera Lucia? La conferma non è certo giunta dall’autopsia di ieri” (Il Giorno). Insomma, parrebbe che da quanto trapelato dopo l’autopsia sia stato accertato solo che la morte è stata causata “da shock emorragico dovuto ad aggressione violenta di animali” (Sondrio Today). Quindi genericamente animali o animale, ma non precisamente cani.
L’ipotesi di un attacco di orso
L’altro sospetto potrebbe essere l’orso: il 9 maggio 2025 un orso fu fototrappolato per ben due notti consecutive a Castello dell’Acqua, che dista da Trivigno circa 20 km, nulla per un orso. Il filmato è tuttora visibile sul tg de La Provincia Unica TV del 18 maggio 2025; nel settembre sempre del 2025 una donna con i suoi nipoti si trovò ad una ottantina di metri da un orso a Lovero, che da Trivigno in linea d’aria dista meno di 6 km; l’8 gennaio 2026 un orso lasciò le impronte a poche centinaia di metri dal luogo dell’uccisione della povera donna; una femmina con due cuccioli era stata avvistata giorni prima dell’uccisione della donna nella zona tra Trivigno e Aprica, che distano tra loro circa 4 km in linea d’aria, assolutamente nulla per un orso; nel maggio scorso un orso è stato avvistato nella zona di Aprica.
L’attacco
Avendo io intervistato in esclusiva Valerio Ceconi, 46 anni, proprietario dei quattro cani dogo argentino e di un cane meticcio (e quindi non di cinque dogo argentini come finora divulgato), tutte femmine, che si ipotizza abbiano ucciso la signora Lucia Tognela, in quanto giornalista ho il dovere di comunicare quanto segue: in attesa di conferme scientifiche, ho notato – anche dall’esame della documentazione fotografica del corpo della sventurata – che diversi particolari siano invece compatibili con un orso bruno. Ricordo che sempre in aprile, ma del 2023 in Val di Sole, il runner 26enne di Caldes Andrea Papi fu ucciso dall’orsa JJ4, che aveva con sé due piccoli.
A mio parere, a destare sospetti sono due grossi ematomi sulle spalle della vittima, approssimativamente alla stessa altezza, circa 150 cm, che farebbero pensare a un impatto mentre fuggiva. Impatto talmente violento da fare sfilare entrambe le scarpe della donna, come si verifica anche in alcuni incidenti automobilistici, provocato presumibilmente da un animale molto più potente e pesante di un cane dogo di circa 45 kg oppure di un lupo. Scarpe trovate affiancate e parallele, di cui una rovesciata, a meno di mezzo metro tra loro. Sarebbe difficile pensare che una persona inseguita, da cani od orso che sia, si tolga le scarpe per correre più velocemente. Inoltre tra gli altri segni si nota sul corpo della vittima, ritrovato completamente nudo, e precisamente sulla coscia destra, tre lunghe ferite parallele e della stessa lunghezza apparentemente compatibili con tre dei cinque artigli di cui sono dotati gli arti degli orsi. Considerando che tra loro le possibili unghiate distano circa 4-6 cm, aggiungendo le altre due non visibili si ipotizza un piede anteriore (si dice piede, la zampa è tutto l’arto) largo almeno 16 cm, ben al di là quindi di quelli delle più grandi razze canine.
Aggiungo un altro dettaglio: anche il corpo del povero Andrea Papi, sbranato dall’orsa JJ4 (che avrebbe dovuto essere abbattuta in quanto aveva già attaccato mesi prima delle persone, anche rendendole invalide, ma che fu lasciata libera e pericolosa), presentava sulla gamba destra gli stessi segni confermati dall’autopsia di artigliate, identici a quelli di questa povera donna. E anche lì i segni di artiglio, molto distanziati tra loro, erano tre e non pari ai cinque artigli degli orsi. Evidentemente sono gli artigli più lunghi a fare presa.
Non solo, nella stessa coscia della donna, ma anche in altri punti del corpo, si nota un morso netto con asportazione della carne largo circa dieci cm e cioè una distanza incompatibile tra i canini dei cani e, immediatamente sulla sinistra, quelli che potrebbero essere i segni lasciati dalla parte destra della mandibola superiore di un grande animale predatore come un orso.
Altra cosa, la sventurata è stata ritrovata completamente scalpata, ossia l’intero cuoio capelluto, quindi capelli inclusi, è stato strappato, tanto che è stato trovato vicino. L’animale pertanto aveva le fauci tanto grandi da prendere in bocca l’intero cranio. Un cane, anche un dogo argentino, ha la bocca più piccola e pertanto ne avrebbe strappato solo una parte. Nei casi di attacchi di orsi a persone invece questo avviene non raramente.

Vittime scalpate durante gli attacchi di orsi in Romania nel 2021.
Come ipotesi non è neppure da escludere che i cinque cani abbiano invece scacciato l’eventuale orso dalla vittima già morta e che sia nato uno scontro vicino o sopra la donna, questo sia per la presenza di sangue sui cani sia per il fatto che uno di loro, una femmina di due anni, mostrasse subito dopo parziale sofferenza all’occhio destro, pur non ferito, come possibile conseguenza di una zampata dell’orso. Quindi là fuori ci sarebbe qualcos’altro che ha ucciso, e che potrebbe farlo ancora, a meno che non sia già stato catturato/abbattuto da ignoti. Si attende ora l’esame del DNA, ma anche se lo si trovasse di cane sulla donna, non proverebbe nulla, perché i cani avrebbero potuto toccare, esaminare o rotolarsi sul corpo già esanime e sbranato della povera donna. O lottare contro l’orso sopra o vicino al corpo della donna, perdendo peli e saliva.
Caso Papi, conferma in pochi giorni. Caso Tognela, dopo due mesi nulla di divulgato
Nel caso di Andrea Papi, ucciso da un’orsa il 5 aprile 2023, i riscontri e azioni furono efficienti ma anche veloci, tanto che già solo due giorni dopo, il 7, i giornali riportavano indiscrezioni evidentemente corrette sulle analisi del DNA e sull’autopsia (anche se il medico legale, con cui ho parlato, le consegnò ufficialmente in seguito alla Procura). Tanto che l’11 aprile (6 giorni dopo) la Procura di Trento confermò che, dalle analisi, JJ4 era la responsabile dell’uccisione, e il 20 aprile (15 giorni dopo) l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ossia la branca scientifica competente del ministero dell’Ambiente, definì l’esemplare ad alta pericolosità e autorizzò la rimozione dell’orsa JJ4, anche con abbattimento. Il tentativo di alcune associazioni animaliste e ambientaliste di fare credere che il responsabile fosse stato un eventuale altro orso fu definito dal Tar di Trento una mera illazione, e da veri esperti come lo zoologo Luigi Boitani: “È una sciocchezza. Non ha senso. Ma che scherziamo, la genetica è un dato certo. Veterinari che dicono queste cose non sanno, non hanno idea davvero, è una cosa capziosa”.
Nel caso della morte della signora Lucia Tognela invece ancora dopo due mesi non si sa nulla dell’autopsia, e neppure dell’analisi del DNA, che normalmente necessita di una decina di giorni, e se necessario anche molto meno. Pur in attesa delle perizie mediche, e rispettando la ben superiore professionalità degli incaricati, così come della magistratura, è lecito chiedersi: perché tanta differenza nella tempistica tra il caso Papi e Tognela? Si arriverà così alla fine di luglio, quando al Ris di Parma è previsto l’accertamento tecnico irripetibile sui campioni biologici di Lucia Tognela.

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