Il circuito non virtuoso dei Parchi. Il caso dell’Ossola e di Pasturs

Nel 2021 la mobilitazione degli allevatori ossolani aveva indotto l’ente “Aree protette dell’Ossola” a respingere il progetto Pasturs (propaganda pro-lupo con la formula dei volontari che si fanno la vacanza in montagna). Ma nel 2026, cambiato il presidente (è arrivato uno che, come molti presidenti di Parchi, “mette le firme” e lascia fare al direttore ambientalista!) ecco che Eliante, con in testa il noto lupista Belardi, è tornata abilmente alla carica e il Parco, con modalità a nostro parere surrettizie e irregolari, ha subito sborsato.

Come sosteniamo da sempre, i Parchi rappresentano strutture per gestire flussi di spesa a favore di soggetti del circuito ambientalista. Il caso del progetto Pasturs della Coop Eliante di Milano (area WWF), che si fa pagare da tre parchi (22.000 €) per mandare qualche volontario a farsi una vacanza in montagna di quindici giorni, è di scuola. Lo scopo, oltre a consentire alla coop di fare fatturato con poca spesa, è sempre il solito: dimostrare che si può convivere con i lupi. Come? Grazie, non ridete, alla presenza di volontari, che hanno imparato ai giardinetti a Milano a montare una rete elettrica e che “supportano” gli allevatori per quindici giorni. All’Ente Aree Protette dell’Ossola, uno dei parchi del progetto, mentre si danno 6.000 € ad Eliante per il progetto Pasturs utilizzando i fondi del progetto RurACT (che prevede pianificazione pastorale e assistenza tecnica specializzata e non fa menzione di attività di protezione dal lupo) non si utilizzano i fondi previsti per interventi sugli alpeggi. Ci si chiede anche, ma la domanda l’abbiamo posta anche alla Regione Piemonte, come è possibile aderire a progetti come Pasturs, stabilire una convenzione con Eliante senza passare dall’organo di governo (il consiglio) del Parco.

L’accattivante “promozione” di Pasturs

Non è finita: la coop Eliante annunciava sui suoi social la collaborazione con l’Ente Aree protette dell’Ossola il giorno 20 marzo, dieci giorni prima della determina che affidava l’incarico alla coop (fattura liquidata il 4 maggio, complimenti per la velocità). Il ridicolo è che il 15 aprile, il presidente Pierleonardo Zaccheo, in un’intervista concessa all’emittente VCO Azzurra TV (https://www.youtube.com/watch?v=NF6Y3q31vEs) dichiarava, cascando dal pero e dimostrando di essere del tutto all’oscuro degli atti amministrativi assunti dall’Ente del quale è responsabile, che l’Ente stesso aveva aderito a un progetto per coinvolgere come volontari gli allievi della Scuola Agraria nell’ambito di un’esperienza scuola lavoro (minutaggio: 19:50-20:30).

Un orientamento, come si vede, ben diverso dai contenuti della determina direttoriale del 30 marzo, non solo perché avrebbe implicato il coinvolgimento di ragazzi del territorio (nello spirito delle azioni condivise tra aziende, comunità e territorio), e non ambientalisti urbani, ma anche perché, attuato nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, non avrebbe comportato costi. Nell’ambito del progetto scuola lavoro le aziende avrebbero potuto fruire gratuitamente di personale non solo assicurato, ma anche formato sul piano della sicurezza e fornito delle attrezzature individuali di sicurezza.

Giocare ai pastori con la maglietta “viva il lupo”
DI SEGUITO IL COMUNICATO DELL’ASSOCIAZIONE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA VITA RURALI

Progetto Pasturs nella VCO, controlli sull’attività della Cooperativa Eliantee degli enti assegnatari degli incarichi. Intanto non c’è traccia degli abbeveratoi per il bestiame al pascolo e relativo approvvigionamento idrico promessi da tempo

L’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Ossola nel 2021,  a seguito della decisa opposizione degli allevatori locali, non prese in considerazione la proposta della milanese Cooperativa Eliante attinente il suo Progetto Pasturs il cui obiettivo era (ed è tuttora) “mitigare il rischio dovuto all’arrivo dei grandi predatori alpini attraverso la formazione di gruppi di volontari, che lavorano  fianco a fianco con gli allevatori delle zone alpine. I volontari sono in grado di fornire ai pastori conoscenze e aiuto concreto in tutti gli aspetti della vita lavorativa“. Non solo, apportando i volontari al mondo dell’allevamento “competenze specifiche e buone pratiche“. Ottenute da loro, si badi bene, montando una semplice rete elettrificata in un comodo e piano parco cittadino milanese, con l’aggiunta di qualche spiegazione.

Insomma, competenze specifiche e buone pratiche fornite dalla Eliante ai volontari nel corso di poche ore, in una sola giornata a Milano, magari arrivando in metropolitana, e poi via, a 1.900 metri di altitudine col freddo, caldo, pioggia, salite estenuanti a piedi e cinghiali, lupi e orsi veri. Atto quasi eroico per i volontari di origine urbana – avulsi dal territorio ma che però pretenderebbero di insegnare agli allevatori il loro lavoro, nonché l’amore per una natura fatta però anche di luoghi ostici e potenziali pericoli della montagna che necessitano di continua prudenza. Ricordiamo che il Progetto Pasturs nel 2022 vide la morte nel Bergamasco di un povero ragazzo, uno dei volontari, precipitato insieme al cane in un burrone profondo centinaia di metri nella zona del Valcarizza,  comune di Ardesio, a quota 1.600 metri. Stava curando un gregge, pur senza avere mai fatto il pastore. Ma il progetto Pasturs continua altrove.

Da notare che il Progetto Pasturs, cambiata la presidente, è stato poi accettato dall’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Ossola e pure dal Parco Nazionale Val Grande, ed entrambi versano oltre 6.000 euro iva inclusa cadauno l’anno alla Cooperativa Eliante. Però chi partecipa è volontario e quindi non percepisce e non paga, ma il vitto e l’alloggio sono a carico del pastore che quindi paga. Non solo, non c’è alcun contratto con il pastore che chiarisca le responsabilità, diritti e doveri. In pratica, questi volontari in forza dell’inesperienza, finiscono per risultare più di peso che di aiuto agli allevatori. Ci chiediamo perché i fondi del progetto “RurACT – Azioni condivise tra imprese Agricole, Comunità e Territorio”, siano stati in toto o in parte girati in pratica alla Cooperativa Eliante per questa curiosa iniziativa, quando servivano molto più per realizzare (cosa mai avvenuta) abbeveratoi e approvvigionamento idrico per il bestiame negli alti e aridi pascoli? Per quanto riguarda invece il Parco Nazionale Val Grande, speriamo che il progetto Pasturs non abbia falcidiato anche il futuro, forse imponderabile radiocollaraggio degli orsi, spacciato continuamente da politici e addetti ai lavori ma che pare rimanere una chimera.

Ci domandiamo se i direttori e dirigenti dei vari parchi in Italia – Eliante opera quasi ovunque, con finanziamenti pubblici – abbiano effettuato gli obbligatori controlli prima di affidargli incarichi e soldi: da un semplice controllo abbiamo notato che la suddetta cooperativa sociale di tipo A sul suo sito internet non ha lo spazio dedicato alla Trasparenza, che invece devono avere tutti i soggetti che ricevono sovvenzioni, contributi o vantaggi economici da Pubbliche Amministrazioni per un importo complessivo pari o superiore a 10.000 euro in un anno (Eliante va ben oltre). Esiste infatti l’obbligo di trasparenza ex Legge 124/2017. Gli introiti devono essere resi pubblici, limitatamente all’attività di pubblico interesse, sul proprio sito web istituzionale e tramite indicazione nella Nota Integrativa del Bilancio…ma l’ultimo bilancio pubblicato da Eliante risale addirittura al 2020, nonostante il fatto che tali dati vadano pubblicati sul proprio sito web entro il 30 giugno dell’anno successivo all’incasso.

Ci domandiamo se  i direttori e dirigenti dei vari parchi ed enti pubblici in Italia abbiano fatto, prima di affidare incarichi e fondi di tutti noi, adeguati controlli. Infatti il precedente presidente  della Cooperativa Eliante, dr. Mauro Belardi – prima di passare il testimone l’anno scorso, pur rimanendo in cooperativa, alla dr.sa Anna Crimella – si presenta come esperto di sviluppo di progetti di conservazione e di gestione di aree protette e miglioramento ambientale, nonché come biologo. E lo sarà senz’altro, se ha superato il necessario esame di stato. Ma purtroppo non è iscritto all’Albo dei Biologi (e non è il solo in Eliante che si presenta come tale).

Infatti l’ufficio legale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi ci ha risposto: “Si evidenzia che, a conferma di quanto già esplicitamente previsto dall’art. 2 della L. 396/67, ai sensi dell’art. 5, comma 2 del D. lgs. CpS 233/1946, come modificato dall’art. 4 della legge 3/2018, per l’esercizio di ciascuna delle professioni sanitarie (e, dunque, anche quella di biologo), in qualunque forma giuridica svolto, è necessaria l’iscrizione al rispettivo albo. L’iscrizione all’Albo, pertanto, è condizione necessaria per esercitare qualunque attività libero professionale o da lavoro dipendente, a tempo determinato o indeterminato, che rientri tra quelle che formano oggetto della professione di biologo. L’elusione di tale obbligo, oltre a comportare il reato di esercizio abusivo della professione, potrebbe essere fonte di un ingente danno erariale il cui accertamento è, come noto, demandato alla Corte dei Conti. Il suddetto obbligo riguarda tutti i professionisti, liberi professionisti e/o dipendenti pubblici o privati ed a prescindere dal tipo di contratto. Pertanto, può definirsi biologo il laureato che ha ottenuto l’abilitazione professionale a seguito del superamento dell’esame di stato previsto, anche se non iscritto all’albo, tuttavia non può esercitare la professione se non previa iscrizione all’Albo. Nel caso di comportamenti contrari ai dettami normativi si incorrerà nell’abuso della professione di cui al reato ex art. 348 c.p., con segnalazione ai Nas ed alle Procure competenti per territorio. Per quanto riguarda i nominativi segnalati, le significhiamo che, alla data odierna, non risultano essere iscritti a nessun Albo dei Biologi”. Ancora in data odierna la Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi a proposito del dr. Belardi riporta: “Nessun risultato che soddisfi i parametri di ricerca”.

L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali segnalerà tutte le situazioni attenzionate, attuali ma anche pregresse, alle autorità competenti, così come gli atti mancanti del doveroso controllo dirigenziale dei vari enti assegnatari degli incarichi succitati. Chiediamo anche la revoca delle determine di incarico, con la restituzione di quanto versato.

Il corso ai giardinetti a Milano (spiace per la sponsorizzazione della primaria ditta Gallagher che non ci guadagna in immagine con i lupisti)

Breve cronistoria e fatti discutibili

Nel maggio 2023 l’Ente Aree protette dell’Ossola approvò il progetto “RurACT”, una pianificazione pastorale e gestionale che includeva “un/una giovane pastore e/o esperto in tecniche di gestione dell’alpeggio, da affiancare ad esperto agronomo pastoralista”. Sarebbe stato logico ricercare tale figura alla Scuola agraria Fobelli di Crodo, i cui studenti sono certamente più preparati, formati e tutelati di qualsiasi volontario dell’ultimo momento e per di più le aziende interessate non avrebbero speso nulla, anche se nessuna azienda che pratica l’alpeggio nell’ambito del Parco aveva fatto alcuna autonoma richiesta di supporto da parte di volontari.

Daniele Piazza, il direttore del Parco al corso di Pasturs dove ha spiegato ai ragazzi che l’alpeggio è raggiungibile in mezz’ora di agevole sentiero (ci vogliono 90 minuti di sentiero piuttosto impegnativo)

Eppure presidente e direttore dell’Ente Aree protette dell’Ossola agirono diversamente – ma con un esborso di denaro pubblico –, tanto che il 20 marzo 2026 la Coop Eliante (addirittura usando il logo dell’Ente prima della formalizzazione dell’incarico) annunciava (ben dieci giorni prima della determina di affidamento dell’incarico del 30 marzo) la partnership dell’Ente al progetto Pasturs per l’estate 2026. Solo 13 giorni dopo questi fatti il direttore dell’Ente Aree protette dell’Ossola contattò la Scuola agraria Fobelli di Crodo, con ovvio esito negativo essendo troppo tardi organizzativamente. Il 30 marzo il direttore dell’Ente firmò – senza che vi sia alcun atto politico di autorizzazione degli organi di governo dell’Ente Aree protette dell’Ossola – una determina con affidamento di incarico a Pasturs per 6.039 euro per attività di selezione e formazione dei volontari, coinvolgimento e formazione degli allevatori/pastori, attività sul campo e comunicazione. Tale spesa è inclusa nel progetto RurACT che, però, prevede azioni di pianificazione della gestione pascoliva e di assistenza tecnica qualificata, che invece i volontari messi in campo da Eliante non hanno.

L’8 aprile l’Associazione Tutela Rurale chiese di non dare corso al Progetto Pasturs e infine  sottopose le possibili irregolarità amministrative agli organi di controllo della Regione Piemonte, inoltrando il 6 maggio una richiesta di accesso agli atti della Convenzione con la Coop Eliante e delle relative delibere del Consiglio direttivo dell’Ente, che però a fine mese sostenne di essere in regola, senza fornire né la convenzione tra Eliante e l’Ente, né la sua approvazione da parte degli organi di governo dell’Ente e neppure alcun atto formale protocollato a definire i termini dell’attività dei volontari.


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