Mirella Pastorelli attaccata dal Parco della Maremma. Siamo con lei

Il presidente del Parco della Maremma, a seguito di recenti episodi di predazione all’interno del Parco e delle conseguenti dichiarazioni di Mirella Pastorelli, presidente del Comitato Pastori d’Italia, attacca pesantemente la stessa Pastorelli minacciandola di iniziative legali solo perché ella ha “osato” ricordare che i lupi sono pericolosi anche per le persone.

Comunicato stampa dell’Associazione per la tutela dell’ambiente e della vita rurali del 10/05/2026

Parco della Maremma: inaccettabile l’attacco al Comitato pastori d’Italia

Dopo nuovi attacchi dei lupi nel Parco della Maremma (terzo attacco in due anni alla stessa azienda) è divampata una polemica tra il Parco stesso e i pastori. Una polemica che tocca tasti sensibili perché, come è noto, il Parco vuole espandersi e l’argomento lupo (oltre ai divieti di caccia) è un argomento che, giustamente, gli oppositori a questo progetto non mancano di sottolineare.

L’ultimo attacco è avvenuto all’interno di una proprietà aziendale, in presenza di uno degli allevatori e dei cani da protezione, ma invece che porsi il problema di come intervenire con azioni di deterrenza di fronte a soggetti così spavaldi (l’attacco si è verificato di giorno e in un’area aperta), il presidente Rusci cosa fa? Attacca Mirella Pastorelli, del Comitato pastori d’Italia, che solleva anche la questione della sicurezza dei visitatori del Parco, e giunge a parlare di: “danno all’immagine dell’Ente” minacciando (ma non è un po’ intimidatorio nei confronti della Pastorelli?) persino “azioni legali”. Rusci dovrebbe sapere che l’aggettivo “pericoloso” si riferisce a un soggetto capace di causare danni fisici morali e materiali. E il lupo quindi è pericoloso, come – continuamente affermiamo noi dell’Associazione, invitando il Presidente a denunciarci in quanto riteniamo che, in buona parte d’Italia, a maggior ragione, in alcuni parchi, il lupo costituisca un pericolo anche per gli animali d’affezione e gli esseri umani che frequentano gli spazi silvo-pastorali. Lo stesso art. 16 della Direttiva Habitat che stabilisce un regime di rigorosa protezione del lupo, prevede la deroga al divieto di rimozione dello stesso in caso di pericolo per la sicurezza pubblica.

Rusci, inoltre, per addossare ai pastori ‘negligenti’ la colpa dell’attacco si chiede se i cani da protezione siano stati “adeguatamente addestrati”. Dimostrando di non sapere assolutamente nulla di questa tipologia di cani da lavoro perché le attitudini di un cane da protezione del bestiame sono acquisite geneticamente e dalla trasmissione etologica, all’interno di una muta, da parte degli adulti.

Su che base Rusci lancia questi attacchi a chi difende i pastori che non hanno ancora gettato la spugna? Sulla base di asserzioni facilmente confutabili. Per il Parco (citiamo dal loro sito): “la probabilità di essere attaccati da un lupo è così bassa da non poter essere calcolata”. In realtà è molto bassa ma calcolabile.

Allora è bene ricordare che l’ISPRA tra il 2017 e il 2024 ha certificato 20 attacchi da lupo a persone in Italia. Ma l’ISPRA certifica solo sulla base del riscontro del Dna e gli attacchi sono stati molti di più. Tra il 2011 e il 2025 la nostra associazione ne ha registrati 62, alcuni – con tanto di referti medici – non erano stati resi pubblici e solo sulla base di nostre indagini sono stati inclusi nell’elenco. Ciò significa che il numero reale di questi attacchi è molto più elevato. Quali sono poi i “dati scientifici” (sic) del Parco per dimostrare che il lupo non è pericoloso per l’uomo? Sarà bene ricordare che l’ultima uccisione da parte di un lupo in Italia si è verificata in Toscana. L’uomo fu trasportato all’ospedale di Marradi dove spirò.

Il rischio di vedere il proprio cane attaccato e di essere a propria volta attaccati è reale. Le cronache di ogni giorno raccontano di una sempre maggiore frequenza di attacchi dei lupi ai cani, anche in presenza del proprietario, anche se al guinzaglio. E perché non potrebbe accadere nel Parco della Maremma dove, secondo il Parco stesso, vi sono “almeno” tre branchi? Forse che i lupi del Parco sono diversi e più mansueti? Da come attaccano le pecore si direbbe di no.

E allora perché attaccare e minacciare la Pastorelli che parla di insicurezza di chi lavora e vive in campagna e frequenta i sentieri? Il buon nome del Parco non è messo in discussione dalle parole della Pastorelli che si limita a constatare che il lupo è un animale pericoloso (lo dice la legge, quando impone di detenerlo solo in appositi centri per animali pericolosi). Minacciare denunce senza fondamento a scopo intimidatorio integra il reato di minacce (art. 612 c.p.). Palese è il fine di impedire alla Pastorelli di difendere i pastori, di criticare il Parco che rappresenta lo scopo della minaccia. L’insicurezza, in ogni caso c’è, c’è e sta crescendo in tutta Italia. È un’ossessione sicuritaria? Si tratta solo di “percezioni”? Anche il sindaco di Rimini, dello stesso partito di Rusci, ha dovuto ammettere, di fronte all’allarme diffuso tra i suoi cittadini, che: “non si tratta solo di percezioni”. I lupisti come Rusci sperano di contrastare con le minacce tutto ciò?

I lupi nel parco si sono insediati e sono aumentati di numero in forza dell’abbondanza di ungulati, protetti dal divieto di caccia. E dal parco hanno mosso le loro incursioni contro le aziende zootecniche. Il Parco non può negare, ci sono i dati, che i comuni all’interno del suo perimetro e delle zone contigue (Grosseto, Magliano, Orbetello) sono, dopo Manciano, tra i più bersagliati da predazioni d’Italia (vedi mappa Ispra delle predazioni).

Quanto ad attaccare la Pastorelli perché “osa” paventare che l’allargamento, tanto agognato da Rusci, possa tradursi in una aggravata minaccia per le aree esterne non c’è che da considerare quanto già osservato: l’estensione del divieto di caccia crea le condizioni per l’aumento della fauna ungulata e, a seguire, dei lupi che potranno quindi “irraggiarsi” sul territorio.

Gli enti parco, affascinati dalle ideologie del rewilding, con uscite come queste di Rusci contro i pastori, attaccano una categoria da loro mal tollerata, ma che rappresenta una componente sociale importate delle aree protette. Non perché lo diciamo noi, ma in base alla legge quadro 394/91. I pastori e gli allevatori  non solo non dovrebbe essere mal tollerati da chi amministra i Parchi (in nome di tutti i cittadini e non solo da chi aderisce all’ideologia green, è bene ricordarlo), ma anche tutelata e valorizzata per il contributo che apporta ad agroecosistemi ricchi di biodiversità e per gli importanti servizi ecosistemici da essi resi.


Tutela rurale

Per la difesa della vita e dell'ambiente rurali

Iscriviti

Inserisci la tua e-mail di seguito per ricevere gli aggiornamenti.

Rispondi

Scopri di più da Tutela rurale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere