Monitoraggio lupo in Veneto. Ma chi fa cosa?

Il sindaco di Chies d’Alpago ribatte alla LAV, che lo accusava per le sue sacrosante esternazioni sostenendo che gli animalisti “fanno solo slogan”. Ma intanto dei giovani ricercatori non strutturati dell’Università di Torino, pagati con i soldi della Regione Veneto, stanno girando per attività di monitoraggio del lupo facendosi alloggiare gratis dai comuni (quando le spese di missione sono incluse nel prezzo pagato dalla Regione). Ma allora, chi fa cosa? Il prof. Apollonio (con il dr. Duccio Berzi)?, l’Università di Padova, l’Università di Torino?In ogni caso, il dato politico – grave – è che la Regione Veneto che aveva cacciato Life Wolf Alps dalla porta l’ha fatto rientrare dalla finestra. Come? prima (2024) con una convenzione con il Parco delle Alpi Marittime (capofila di Life Wolf Alps), poi(2025) con l’Università di Torino (dove la Marucco, coordinatrice scientifica del progetto Life Wolf Alps è andata in cattedra grazie alle ricerche effettuate con i finanziamenti di LWA). Ma come fa la Regione Veneto a dare soldi alla Marucco che, nel 2023/24, ha fornito una stima di 93 lupi in tutto il Veneto quando, solo a Belluno, Apollonio e la Polizia Provinciale ne stimavano 150? PER CONOSCERE I DETTAGLI LEGGETE IL NOSTRO COMUNICATO STAMPA (RIPORTATO QUI SOTTO)

16/03/2026 COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE TUTELA RURALE

Non esiste alcun monitoraggio del lupo in atto in Veneto

Visti i dati numerici incomprensibili dichiarati, si auspica che Regione Veneto si avvalgadi altri professionisti. Il sindaco di Chies d’Alpago, solo slogan della Lav

Nella zona dell’Alpago e nel Bellunese circola la voce che la Regione Veneto abbia affidato all’Università di Torino il monitoraggio dei lupi. Non è vero, poiché la deliberazione n. 348 del 1 aprile 2025 (con termine ormai prossimo il 30 aprile 2026) aveva approvato solo il progetto “Formazione del personale di vigilanza e supporto nelle attività di monitoraggio genetico del lupo in Veneto”, presentato dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino, referente e responsabile scientifico dell’accordo la prof.ssa Francesca Marucco. Insomma, come dice il titolo si tratta soprattutto di insegnare al personale addetto a fare meglio il proprio lavoro, nel caso ce ne fosse stato il bisogno.

Per questo incarico la Regione ha già versato all’Università, all’atto della firma, 27.500 euro e altrettanti ne riceverà a saldo alla fine di marzo. Il contributo – incluso l’assegno di ricerca e la borsa di studio  pari a 21.000 euro per il personale dedicato – comprende oltre 4.000 euro per la missione, ossia le spese per le persone inviate a svolgere il loro incarico, ed è quindi già pagato dalla pubblica amministrazione, ossia la Regione. Non si capisce pertanto il perché uno dei due degli incaricati dall’Università abbia scritto il 5 marzo scorso a un comune della zona, chiedendo e ottenendo per entrambi che venisse  messo a loro disposizione gratuita un alloggio per i giorni necessari… Ma forse gli alberghi e B&B della zona sono tutti già completi.

Francesca Marucco

Quello che però a nostro parere è curioso è che si continui ad affidare tali incarichi alla prof. Marucco, i cui dati scientifici forniti per molti stridono: pur essendo da decenni presente quasi ubiquitariamente  là dove si studia e si fanno progetti pubblici sul lupo (Life Wolfalps, Centro per la Conservazione e la Gestione dei Grandi Carnivori,  Wolf Alpine Group, ecc.), è la stessa che firmò la relazione “La popolazione di lupo nelle regioni alpine italiane 2023/2024”, a cura del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, dichiarando che in tutto il Veneto c’erano mediamente 93 lupi (70 – 119), quando invece sono stimati in circa 150 solo nella provincia di Belluno. Nel marzo 2023, in una riunione con i preoccupati sindaci del Bellunese, il prefetto Mariano Savastano dichiarò che solo nella sua provincia erano presenti “circa 80-120 esemplari in 15-17 branchi”. Ossia un numero circa pari a quelli presenti nell’enorme, selvaggio e spopolato Parco di Yellowstone – oltre due volte più grande della Provincia di Belluno – negli Usa, che però conta in tutto 1057 residenti e nessun allevamento di bestiame.

Marco Apollonio

Nel 2025, secondo il prof. Marco Apollonio, noto esperto di lupi dell’Università di Sassari e che fa monitoraggi in Regione Veneto, nella provincia di Belluno si è saliti a 27 branchi o coppie, più gli esemplari in dispersione. Come pubblica proprio il Centro Grandi Carnivori, in Italia i branchi di lupi sono composti mediamente da 4-6 individui – ma in Cansiglio, Belluno, nei giorni scorsi è stato filmato un branco di almeno 14 esemplari – quindi calcolando anche solo una media di 5 si arriva a un totale stimato di almeno circa 135.

Da aggiungere che ogni branco o coppia produce da 1 a 11 cuccioli, e mediamente 3-4 cuccioli (lo dice sempre  il Centro Grandi Carnivori) e pertanto, anche considerando una certa percentuale di mortalità o dispersione, il numero aumenta. Del resto la stessa prof. Marucco intervistata da Greenreport pochi giorni fa ha dichiarato che nelle Alpi Orientali, ossia nel Bellunese (il 26% delle malghe venete si trova appunto nel Bellunese), nel periodo  2023–2024 è emersa la stima che in tre anni i lupi siano cresciuti di addirittura il 33%! Non solo, in Veneto si arriva a densità fantascientifiche: Life Wolfalps.EU dichiara che già  nel monitoraggio 2020/2021 tra le province di Verona e Vicenza, in particolare in Lessinia, è stata confermata una densità di ben 14,7 lupi per 100 km², ossia quasi 15 lupi in un ipotetico quadrato con lati di solo 10 km! Ergo, con quale criterio la prof.sa Marucco dichiara che ci sono mediamente 93 lupi in tutto il Veneto – e solo 1.124 di media nell’arco alpino dal Piemonte al Friuli! –, visto che i lupi sono presenti in tutte e sette le province venete? A meno che la matematica per alcuni non sia un’opinione.

Ricordiamo che l’Italia è lo stato europeo con il maggiore numero di lupi, secondo il monitoraggio Ispra del 2021 erano mediamente 3.307, poi riconteggiati a 3500. Ma il monitoraggio fu incompleto, non  comprendendo la Pianura padana nonostante i lupi fin dal 2017 venissero persino trovati morti investiti sulle strade. Recentemente il prof. Marco Apollonio ha dichiarato che, dopo cinque anni, ormai sono almeno “oltre 6.000 esemplari” e che ormai è necessaria la gestione. Ha dichiarato infatti a “La Voce della Ricerca”: Cosa farei io per gestire il lupo in Italia? Controllo in casi specifici; una zonizzazione a livello nazionale seria, con aree dove il lupo non deve essere toccato mai, aree in cui il lupo può essere gestito date certe circostanze, e aree dove il lupo proprio non ci deve essere, penso alle città e alle aree urbanizzate. Credo, sinceramente, che questo sia l’unico modo per uscirne, bisogna solo capire cosa vogliamo.

Da non dimenticare anche il numero in aumento degli attacchi a persone da parte di lupi non provocati. Ispra ha ufficialmente confermato, con analisi del Dna, che solo dal 2017 al 2024 in Italia ci sono stati almeno venti attacchi a persone, anche bambini, con ferite e cure ospedaliere. Ispra ha dichiarato che il problema dei lupi problematici/confidenti esiste concretamente.

Gianluca Dal Borgo

Il sindaco di Chies d’Alpago, Gianluca Dal Borgo, ha dichiarato recentemente che i lupi sono protetti per questioni ideologiche e che il loro aumento è legato a una depravazione animalista, e che ci si basa non sulla scienza, ma sulla fantascienza. Concordiamo totalmente. Gli ha risposto Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della LAV, con i consueti slogan: che il branco del Cansiglio di 14 lupi non rappresenta nulla di eccezionale (quando invece tale numero è stato definito eccezionale anche dal Gruppo Grandi Carnivori del CAI, aderente a Life Wolfalps), che le istituzioni devono fare informazione corretta sul lupo (quando il sindaco di Chies già da sette anni organizza corsi di informazione e prevenzione per i cittadini interessati), che servono solide argomentazioni scientifiche e svincolate da posizioni preconcette (ossia probabilmente solo di quelli che la pensano come gli animalisti e ambientalisti), che le possibili predazioni possono essere prevenute con i sistemi di prevenzione (quando in Alpago i pastori stanno già col bestiame, usano reti e cani da protezione, persino quindici per un gregge, ma nonostante questo già quaranta allevamenti hanno dovuto cessare a causa dei lupi), che i lupi sono una specie altamente elusiva e preferiscono di gran lunga starsene alla larga da noi umani (quando li si vede persino di giorno dentro i centri abitati, tra le persone) e che siamo noi che dobbiamo adeguarci per prevenire possibili incontri, che gli abbattimenti non solo non diminuiscono le predazioni ma possono addirittura incentivarle (falso, in tutti gli altri stati vengono effettuati, per esempio la Svizzera ha bloccato l’aumento dei lupi e i relativi danni).

Fortunatamente il declassamento del lupo a specie solo protetta procede spedito e quindi nel prossimo futuro le Regioni, incluso il Veneto, potranno finalmente procedere agli abbattimenti legali e nei casi previsti, vincendo anche le resistenze dei politici legati o assogettati per vari motivi ad animalisti e ambientalisti.


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