(19/1/26) La lettera inviata al sindaco di Belluno da Tutela Rurale e Salvaguardia rurale Venete per contestare il patrocinio del comune al convegno pro-lupo della LAV. Uno schiaffo a sindaci, allevatori e cittadini dei comuni della provincia che sono assediati dai lupi . Uno schiaffo alla provincia di Trento e a Fugatti, bersagliati dalle denunce e dai ricorsi della LAV che, impedendo la cattura di JJ4 hanno contribuito alla tragica fine di Andrea Papi. Colpisce come un’amministrazione urbana di centro-destra si allinei al main stream animalista, anche nelle Alpi, e strizzi l’occhio a chi, nel confinante Trentino, spara denunce a raffica contro Fugatti. Un messaggio che gli elettori, che fuori dalle città votano in massa per il centro-destra, non dovrebbero ignorare.
Ill.mo Sindaco di Belluno
Comm. Oscar De Pellegrin
Con riferimento al convegno organizzato per venerdì 23 gennaio 2026 dall’associazione animalista LAV con il patrocinio del comune in merito al “Ritorno del lupo”, desideriamo farle presente l’inopportunità della concessione del patrocinio stesso a un’iniziativa chiaramente di parte (in quanto senza contradditorio) su un tema delicato e divisivo.
Iniziative come quella in programma a Belluno minano la fiducia nell’imparzialità delle istituzioni presso quella larga parte di opinione pubblica della provincia di Belluno che vive il ritorno del lupo come una minaccia alla sicurezza personale, alla libertà di esercitare attività economiche e ricreative. Le sarà senz’altro noto come diversi sindaci dell’Alpago e del Cadore abbiano sollecitato il Prefetto a farsi interprete dell’allarme sociale delle proprie comunità e come quest’ultimo abbia convenuto sulla necessità di applicare le deroghe per il controllo del grande carnivoro. Sono di qualche settimana fa gli episodi di Borgo Valbelluna, dove degli allevatori del paese sono stati minacciati da un lupo e di Ospitale di Cadore, dove il comune ha rinunciato alla realizzazione di percorsi pedonali a causa della presenza intorno al paese di due branchi. E cosa dire della reazione degli allevatori dell’Alpago, che hanno dovuto ridimensionare i loro allevamenti e mantenere i capi ovicaprini in stabulazione per non essere sterminati dal lupo a questa iniziativa pro-lupo patrocinata dal comune di Belluno?
Stride con questo contesto la concessione del patrocinio a un convegno monocorde, dove relazioneranno personaggi schierati per la intransigente difesa del lupo, a prescindere degli impatti sul tessuto economico e sociale. Ci riferiamo in particolare agli esponenti del progetto Wolf Alps che hanno recentemente reso noti i risultati del monitoraggio 2023-2024 che stimano l’incredibile numero di solo 93 lupi in tutto il Veneto quando la Polizia provinciale di Belluno ritiene che vi sia una ventina di branchi nella sola provincia di Belluno e quando risulterebbe che il monitoraggio condotto dal gruppo del prof. Apollonio abbia riscontrato nella provincia di Belluno più lupi che quelli stimati da Life Wolf Alps in tutto il Veneto. Giova ricordarLe che il progetto Life Wolf Alps ha speso ben 20 milioni di euro, in grande misura in “comunicazione” gratificando consulenti, ricercatori ecc.
Concedere il patrocinio al convegno della LAV, da anni alla testa di una battaglia ideologica a favore della tutela assoluta non solo del lupo ma anche dell’orso, rappresenta uno schiaffo alla vicina provincia di Trento, alla sua giunta e consiglio provinciali, al presidente Fugatti (oggetto di svariate denunce da parte della LAV), alle comunità che si sono democraticamente espresse contro la presenza dei grandi predatori, contro l’imposizione di una “convivenza” imposta dall’esterno.
Le ricordiamo che la LAV ha promosso tutti i ricorsi presentati contro la gestione degli orsi nella vicina provincia di Trento facendo bloccare in taluni casi catture ed abbattimenti, assumendosi in tal senso notevoli responsabilità in eventi gravi quali ad esempio il decesso di Andrea Papi (vittima della mancata cattura dell’orsa JJ4).
Sempre la LAV ha recentemente instaurato una battaglia ideologica contro il Governo italiano per bloccare il recepimento della direttiva europea sul declassamento del lupo votata dal parlamento europeo e dal parlamento nazionale.
I lupi in Italia sono stati stimati (prudenzialmente) in oltre 6.000 secondo le dichiarazioni pubbliche del prof. Marco Apollonio. Ciò fa dell’Italia il paese con la massima densità di lupi al mondo. Eppure, organizzazioni come la LAV, in spregio al bene comune, argomentano nei convegni che è necessario bloccare qualsiasi intervento di contenimento. Sostengono, senza basi scientifiche, se non quelle fabbricate ad hoc, che la gestione non è possibile e, anzi, è controproducente e
insistono che il problema si risolve con misure “passive” di prevenzione clamorosamente rivelatesi inefficaci che sono solo un alibi ideologico per giustificare il mantenimento della protezione assoluta; una posizione “parareligiosa” che porta alle organizzazioni animaliste iscritti e donazioni.
Gli strumenti di prevenzione, a causa dell’adattabilità del lupo, sono però ormai spuntati; il lupo supera recinti di 2 m, anche elettrificati. Gli allevatori sono costretti a dotarsi di cani da protezione (es. pastori abruzzesi) che costano mediamente ogni anno oltre 1.000 euro fra assicurazioni, cibo, sanitarie, ecc. e che rappresentano un pericolo per gli escursionisti e i ciclisti e non eliminano le predazioni.
A dispetto delle rassicurazioni e del negazionismo della LAV, i lupi hanno aggredito in Italia 20 persone come certificato da Ispra (si tratta solo di quelle in cui è stato possibile analizzare il Dna). Intanto, in un contesto nel quale la maggior parte degli allevatori non denunciano le predazioni, si registra la perdita di dieci mila capi di bestiame all’anno. Intanto i lupi rappresentano sempre più un problema anche per città più grandi di Belluno. Una situazione dalla quale si esce (anche per salvaguardare il lupo dall’aumento del grado di ibridazione) con un incisivo contenimento, ovvero con la rimozione di almeno il 20% degli esemplari realmente presenti. L’opposizione ideologica della LAV che fa leva sulla disinformazione e l’emotività non fa che allontanare le soluzioni e aggravare il problema
In conclusione, Le chiediamo, al fine di salvaguardare l’imparzialità dell’amministrazione per rispetto nei confronti sindaci e comunità della provincia che subiscono le conseguenze del “ritorno del lupo” di chiarire la Sua posizione rispetto al conflitto sociale in atto. In attesa di un gradito riscontro, inviamo un cordiale saluto,
Michele Corti
Presidente Associazione nazionale per la tutela dell’ambiente e della vita rurali
Enrico Beltramini
Presidente Associazione Salvaguardia rurale veneta

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