Il governo italiano ha compiuto un tradimento storico non solo dell’agricoltura e dei consumatori italiani ma anche di quelli europei. E’ stato il voto dell’Italia a far scattare la maggioranza qualificata (un numero di stati comprendenti il 65% della popolazione dei 27 membri). La posizione del governo Meloni ha spiazzato la Francia e gli altri paesi del fronte del no. Ora la megera Von der Leyen potrà volare in Paraguay e firmare l’accordo il 17 gennaio. L’accordo entrerà provvisoriamente in vigore e non è chiaro se e come il Parlamento europeo, che l’ha sempre frenato, potrà bloccarlo. L’ipocrisia di Coldiretti e dei verdi/sinistra.

Al tempo lontano del MEC, quando il “progetto europeo” non era il mostro a 27 stati attuale ma era solo a sei (compreso il Lussemburgo), l’Italia aveva barattato l’assenza di un’organizzazione di mercato per i prodotti mediterranei (carne e latte erano protetti da prezzi garantiti e pesanti barriere doganali) in cambio della libera esportazione in Europa di lavatrici e frigoriferi. L’agricoltura era considerata un parcheggio per manodopera sottooccupata da svuotare lentamente per evitare tensioni sociali e da gestire con gli ammortizzazioni sociali delle pensioni e delle mutue, la conquista storica della Coldiretti che le ha garantito per decenni il consenso. Quando, all’inizio degli anni ’80, si misero in piedi le quote latte, anche l’agricoltura di regioni come la Lombardia venne sacrificata come merce di scambio per ottenere qualche vantaggio per l’industria.
Il trattato, dopo 25 anni di frenate, sta per essere approvato
In Parlamento le chance di un’approvazione sono scarse perché, non solo la sinistra (socialisti e verdi) ma anche la destra (Europa delle nazioni sovrane e Patrioti) sono per lo più contrari ma, tra i centristi, Renew Europe (macroniani) per motivi di politica interna francese sono costretti a opporsi. A favore la palude centrista del PPE e una parte di ECR, il gruppo di centro-destra con FdI. Tra oppositori a oltranza e chi chiede garanzie che farebbero saltare il banco, il passaggio parlamentare è rischiosissimo per la Commissione. La Von der Leyen e i suoi alleati (Meloni compresa) faranno di tutto per bypassare l’aula di Strasburgo.

L’ipocrisia dei rosso-verdi
Il Mercosur è stato concepito 26 anni fa. Prevede, a regime, l’abbattimento del 90% dei dazi. Quante normative igienico-sanitarie, sul benessere animale, sull’inquinamento sono state introdotte in Europa nel frattempo? Chi le ha volute? La componente rosso-verde, sostenuta dal PPE che ha iniziato a fingere di prendere le distanze dal green solo dopo le proteste dei trattori, il fallimento annunciato dell’industria automobilistica, la svolta di Trump in materia di clima e di energie rinnovabili. La prospettiva di un’Europa che perde competitività di fronte alle potenze economiche mondiali con atteggiamento più realistico sui temi ambientali ha fatto incrinare la posizione del PPE e della Von der Leyen su alcuni fronti. Ma il progetto del green deal non è affatto archiviato. Ora i rosso-verdi si oppongono al Mercosur “per salvare l’Amazzonia e l’agricoltura europea”. Un esercizio di ipocrisia disgustoso perché sanno benissimo che è anche grazie alle regole ambientali da loro imposte che l’agricoltura europea deve affrontare una concorrenza sleale con il Sudamerica (e non solo). Quando la UE ha iniziato a mettere in croce le aziende agricole con un castello di controlli, certificazioni, standard si sapeva benissimo che il liberismo e la globalizzazione non avrebbero affatto contribuito ad estendere questi standard elevati al resto del mondo. Si voleva mettere in crisi l’agricoltura per favorire altri settori, per favorire il land grabbing interno, con i campi fotovoltaici che divorano terre fertili con i campi coltivati trasformati in boscaglie e paludi. Si voleva perseguire un progetto di pulizia etnica dell’Europa rurale in nome del rewilding, terreno di intesa tra interessi turbocapitalistici e ambientalismo ideologico e affarista. A certi personaggi fautori del green deal che cavalcano la sacrosanta protesta contro il Mercosur va ricordato tutto questo. Chi vuole la “rivincita della natura”, vuole far chiudere le aziende agricole, trasformare i campi, i prati, i pascoli in wilderness o distese di pannelli vuole anche favorire l’importazione di cibo da oltre mare (a meno di costringere tutti a consumare larve, alghe e cibo sintetico). Quindi certi signori tacciano.

Altri ipocriti
Suona grottesca la posizione della Coldiretti che, due giorni, fa esaltava le concessioni “strappate” dal governo italiano e, oggi, quando la firma dell’accordo non è più in discussione, lo condanna e chiama alla mobilitazione a Strasburgo. Ma a Strasburgo non si sa se e quando ci sarà la possibilità di bloccare il trattato. Se la Coldiretti avesse voluto opporsi sul serio avrebbe dovuto migliaia di trattori a Roma per far capire alla Meloni che il si al Mercosur non doveva proprio. Quanto alla Lega, assistiamo a un teatrino come quello sul voto delle armi all’Ucraina: si distingue, manda avanti alcuni suoi esponenti (vedi la Sardone e Centinaio, personalmente coerenti sul tema, che ieri a Milano sono saliti sui trattori). Poi, però, nonostante i Borghi e i Vannacci, nonostante la Sardone e Centinaio, nonostante i distinguo di Salvini, il governo va avanti… con la Lega.

La posizione della Coldiretti è palesemente finalizzata a non disturbare il governo fingendo un’opposizione oltre tempo massimo, tato per salvare la faccia rispetto ai suoi iscritti, almeno quelli più ingenui e fideisti. Nella sua presa di posizione contro il Mercosour (dopo il SI italiano) se la prende con l’industria chimica tedesca. Ma perché non guarda quello che succede in Italia dove Federalimentare (organizzazione di categoria di Confindustria) esulta per la firma del Mercosur? Ma Aia, Amadori, Biraghi, Montana, Beretta, Ibis, Plasmon, Ponti, e Rana, De Rica, Arrigoni, Inalca, Rummo, Granarolo per non citare che alcuni marchi dono parte del calderone Filiera Italia e aderiscono a Assica carne o Assolatte o alle altre organizzazioni che costituiscono Federalimentare. Come la mettiamo? «Si apre Lorenzo Beretta, presidente di Assica ha dichiarato: una nuova fase storica nei rapporti tra l’Unione europea e un gruppo di Paesi del Sudamerica con i quali è per noi fondamentale consolidare la cooperazione, promuovere gli scambi e favorire la condivisione di regole comuni a beneficio delle nostre aziende e del nostro Paese. Loro lavorano e commerciano. Ma attenzione perché la Rigamonti che importava carne di zebù dal Brasile per produrre bresaola valtellinese IGP… è diventata della JBS brasiliana.
Coldiretti, in ogni caso, può solo fare finta di opporsi al Mercosour. Con Lollobrigida e Meloni sostiene ed è parte attiva del Piano Mattei, il progetto di delocalizzazione in Africa di produzioni agricole “italiane”.
I paletti a “difesa dell’agricoltura europea” sono fumo negli occhi: la reciprocità non esiste
Lasciamo stare la truffa dei miliardi sottratti ai tagli. Non è vero niente. I tagli non sono stati aboliti. Unico “contentino” per calmare la rabbia degli agricoltori, si anticiperanno (al 2028) 45 miliardi che avrebbero potuto essere condizionati a una revisione dei riparti tra fondi e slittare al 2032. Ma guardiamo alle altre clausole a difesa dell’agricoltura europea. Si parla di reciprocità. Ma quale reciprocità di può essere se il castello di legislazione igienico sanitaria, ambientale, animalista in Sudamerica non esiste? Che controlli possono essere eseguiti se non esiste un sistema analogo di tracciabilità? Ci mettiamo ad analizzare ogni busto di pollo che entra in Europa? Che fiducia ci può essere nei sistemi di controllo sudamericani quando è nota la storia di corruzione in relazione ai controlli sulla carne che ha coinvolto la JBS, la multinazionale brasiliana della carne leader mondiale? Come ci si può aspettare che aziende enormi dall’immensa forza politica non ricorrano a metodi per ammorbidire i controlli. Sappiamo bene come, anche in Italia, la severità dei controlli sia ben diversa quando si parla di piccole aziende e di grosse aziende.

Se i prodotti banditi in Europa (pesticidi, ormoni) non vengono banditi anche in Sudamerica sarà necessario eseguire controlli continui ex post sulle partite importate. Perché con il Mercosur l’entrata sarà libera e non più condizionata alla dimostrazione di rispondenza agli standard europei. Una differenza sostanziale. Questo riguarda i residui di sostanze indesiderate e la tutela del consumatore. Ma la tutela dalla concorrenza sleale deve riguardare anche la legislazione sulla protezione dell’ambiente, la legislazione del lavoro, tutti gli elementi che contribuiscono al dumping e tengono artificialmente bassi i costi dell’agricoltura sudamericana. Ma anche se tutti gli standard venissero elevati al livello europeo (impossibile!) resta un differenziale di costo del lavoro (un addetto all’industria alimentare brasilera guadagna 1500-3000 real, 1 real = 0,16€), di costi di produzione legati a dimensioni enormi e a una logistica brutale.
Si dice che l’impatto delle importazioni di derrate agricole non potrà essere sconvolgente. Si tratta per la carne bovina di 100 mila tonnellate annue di carni bovine e di 180 mila tonnellate di carni avicole a dazi agevolati. Queste, però, si aggiungono alle 280 mila tonnellate di carni avicole importate nel 2024 e alle 140 mila importate già nel 2024, soprattutto in Italia. Sono quantità modeste ma possono turbare i mercati, specie quelli di alcuni stati membri. Il governo sbandiera come grande successo la clausola di salvaguardia del 5% (riferita alla percentuale di aumento delle importazioni – e della diminuzione dei prezzi sui mercati europei – che fa scattare la sospensione delle condizioni di favore del trattato). In realtà la clausola c’era già; è stata solo abbassata al 5%. Ma va detto che non scatta subito in quanto è calcolata su una media triennale. Non vi è dubbio che tutto questo non eviterà una pressione concorrenziale che in determinati frangenti e contesti territoriali potrebbe portare a aggravare i fattori di crisi. E chi ci dice che, gradualmente, le quote di importazione non saranno aumentate?
Per quanto meno impattanti non va dimenticato che aumenteranno anche le importazioni di latticini e latte in polvere, di riso e di altri prodotti. Che poi alcuni settori, come quello vinicolo, esultino è solo espressione della scarsa coesione del mondo agricolo dove mors tua vita mea. E chissà che anche per chi esulta non si profilino in futuro delle amare sorprese. Il Mercosur è permanente.

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