(27/12/2025) Sono palesi e macroscopiche le contraddizioni che emergono dai dati del monitoraggio della popolazione di lupi alpina. Si voleva dimostrare che la crescita è contenuta e si sono aggiustati i numeri in funzione di questo obiettivo politico. Che in tre anni i lupi siano cresciuti sulle Alpi solo del 19% (annuo meno del 6%) è una barzelletta. Specie quando loro stessi sostenevano che nelle aree di recente colonizzazione l’incremento annuo è del 20-30%. Cosa è successo? I lupi usano il preservativo? Numeri imbarazzanti per giustificare l’assunzione di un numero di 3700 lupi stabile in tutta Italia, evitare nuovi monitoraggi, sostenere che chi vede lupi ovunque è in preda all’isteria collettiva e “concedere” prelievi omeopatici. Il tutto perché la lobby è convinta che il popolo bue può sopportare anche il lupo in salotto e che la politica continuerà a mostrarsi vigliacca.
Il Dolomiti, organo semiufficiale delle lobby orsolupiste, finanziato da grosse imprese trentine di Confindustria, grazie ai suoi agganci con la lobby, ha pubblicato in anteprima i risultati della seconda puntata del monitoraggio del lupo nelle regioni alpine. La prima puntata era stata pubblicata nel 2022 (Marucco F. et al. – 2022 – La popolazione di lupo nelle regioni alpine Italiane 2020–2021. Relazione tecnica dell’attività di monitoraggio nazionale nell’ambito del Piano di Azione del lupo ai sensi della Convenzione ISPRA-MITE e nell’ambito del Progetto LIFE 18 NAT/IT/000972 WOLFALPS EU). La seconda puntata è sempre il prodotto del famigerato progetto Life Wolf Alps, 20 milioni di euro complessivi per promuovere la cultura della “convivenza” e facilitare l’espansione del grande predatore su tutte le Alpi. Erano i tempi di Timmermans che finanziava allegramente e massicciamente i progetti fortemente ideologizzati a supporto delle politiche di rewilding e green deal perseguite dalla Commissione europea.
L’approccio è sempre quello: far credere che dietro numeri manipolati in funzione delle esigenze politiche della lobby del lupo si sia un lavoro scrupolosissimo. Per ricavare dati che si smontano da soli tanto sono inverosimili, si fa sapere che sono stati percorsi 40.000 km di transetti. Le tracce registrate, le cacche raccolte solo moltissime ma l’asino casca quando dalle osservazioni empiriche si passa alla traduzione in numeri sintetici. Basta qualche fattore “prudenziale” di traduzione delle osservazioni empiriche in stime per aggiustare i dati nella direzione desiderata. Obiettivo della lobby è far credere che la popolazione lupina si è stabilizzata, che non servono altri monitoraggi. E che non essendoci proliferazione non servono contenimenti.
Clamorosamente bassi i dati per il Piemonte e il Veneto
Nel complesso i lupi aumenterebbero solo da 946 a 1124 in tre anni. Una crescita tranquillizzante che fa a pugni con quegli indici annuali di incremento delle popolazioni che gli stessi lupologi indicano, per aree ancora non “sature”, nel 20-30%. Qui siamo di fronte a incrementi pari a meno di un terzo. La finalità è chiata: il mondo lupista, con l’Ispra di Genovesi in testa, vuole avvalorare la tesi che nell’Italia appenninica il lupo si sia stabilizzato mentre sulle Alpi cresce ma di poco. Così si aggiungeranno 170 lupi alpini ai 3500 codificati con il monitoraggio nazionale del 2020/21 e questo dato di 3670 sarà eternato in un piano lupo che prevederà un tetto (soggetto a una serie di condizioni) di 186 lupi “rimuovibili” su tutto il territorio nazionale. Così per i dieci anni a venire. Le intenzioni della lobby sono palesi. Vedremo se saranno assecondate dalla politica, se il governo lascerà ancora gestire la partita a Picchetto Frattin e ad Alessandra Garrone facendo finta che il lupo non sia diventato un’emergenza sociale

I risultati sono forniti dopo 15 mesi dalla fine del progetto Life Wolf Alps e si riferiscono a una situazione ferma all’inverno 2023/2024, ovvero a due anni fa. Innanzitutto ci chiediamo perché in Italia ci vogliano due anni per rendere noti i dati dei monitoraggi quando nei paesi civili la stima è data entro l’anno solare con scadenza annuale. Come fanno i francesi a fornire entro la fine dell’anno il dato annuale con un errore del +/- 10%. O sono mostri i francesi (ma anche gli svizzeri, i tedeschi e tutti gli altri) o sono cialtroni i lupologi italici.
In Piemonte, nel corso di un evento organizzato dalla Regione, il garante degli animali forniva la stima di 1.200 lupi. Era il maggio 2025. https://www.cr.piemonte.it/cms/articoli/comunicati-stampa/ho-visto-un-lupo-un-incontro-tra-mito-e-leggenda . A settembre, l’assessore regionale Bongioanni sosteneva che in Piemonte c’è un numero di lupi pari a tutta la Francia, ovvero oltre 1.000. Possibile che per ben due volte degli esponenti della Regione abbiano preso un colpo di sole e sparato numeri a caso?

Come è compatibile il dato di 464 lupi in tutto il Piemonte con la stima di oltre mille? Il dubbio si pone anche per il Veneto dove, secondo Marucco et al. i lupi nel 2023/24 erano la miseria di 93. L’assessore veneto Corazzari, non certo un anti lupo (ha appoggiato il progetto Apollonio-Coldiretti per escogitare metodi tecnologici cervellotici o banalmente inefficaci pur di non prevedere abbattimenti), a maggio di quest’anno sosteneva che, secondo “dati vecchi” (quindi del 2024, almeno) i lupi veneti fossero “almeno 200”. Anche in questo caso più del doppio di quelli del monitoraggio “scientifico”.

Corazzari, peraltro, scivolava sul numero di branchi che dichiarava essere 20, quando la Polizia provinciale di Belluno ne stima 20 solo in quella provincia.
A Belluno un monitoraggio serio sconfessa Wolf Alps (e non è la prima volta)
E’ bene precisare che in provincia di Belluno è stato effettuato un monitoraggio da parte di un team di esperti a livello nazionale e il risultato è che, solo a Belluno, sono stati stimati più lupi di quelli che Wolf Alps stima per tutto il Veneto. Non c’è da meravigliarsi. Quando Boitani & C. stimavano 2.000 lupi in tutta Italia, Apollonio & C ne stimavano (con rilievi sul campo, anche di tipo intensivo) più di 1.000 solo in Toscana. Il fatto è che la premiata ditta Boitani & C. continua a gestire i LIFE (dopo Wolf Alps anche Wild Wolf) ed essendo in partnership con i Parchi e i cc forestali e godendo di agganci europei è accreditata come una paraistituzione. Ispra, poi, fino a quando Genovesi (allievo di Boitani) sarà al comando, continuerà ad avallare i dati della ditta con il crisma dell’ufficialità. Ora si deve rinnovare il Cda di Ispra; stiamo a vedere se la politica avrà il coraggio di rompere i circuiti autoreferenziali e di rompere il monopolio della ditta in ambito lupologico.

Veniamo alla Lombardia
Nessuno, innanzitutto, può seriamente credere che in Veneto ci siano solo 11 lupi più della Lombardia, l’ultima delle regioni alpine ad essere stata colonizzata. Lo stesso studio fresco di stampa di Marucco et al. mette in evidenza l’inverosimilità di questo dato. Basta osservare la carta delle densità. La montagna veronese e vicentina sono pesantemente colonizzate, a Belluno, dove sembrerebbe che non si sia ancora “saturazione”, abbiamo visto che la Provinciale dichiara 20 branchi che a 4,5 capi per branco + 15% di soggetti singoli in dispersione farebbe 103 lupi, solo a Belluno. Il confronto con gli “addensamenti” lombardi rende imbarazzante il dato di meno di 100 lupi in tutto il Veneto.

Una delle pochissime cose ottenute dalle pressioni esercitate dalle popolazioni montane e da alcuni esponenti politici ad esse sensibili sulla Regione Lombardia è stata la pubblicazione dei dati dei monitoraggi. https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2025/06/Rapporto_GC_RL_2024_NC2030.pdf

Grazie a questa concessione di trasparenza sappiamo che, nel 2024, in Lombardia c’erano 25 gruppi riproduttivi che gravavano esclusivamente sul territorio lombardo + 8 branchi a cavallo con la Svizzera e altre regioni. Attribuendo salomonicamente metà dei branchi transconfinari alla Lombardia avremmo 29 branchi. Moltiplicando prudentemente per 4,0 (tenendo conto di poche coppie e di pochi branchi “non confermati”) e aggiungendo il 15% di single otteniamo 132 lupi. Come è possibile calcolarne 82? Il trucco è semplice calcolando i branchi come se fossero composti da 2,5 componenti. E’ un criterio “prudenziale”. No, è un criterio da impostori che propongono come dato medio la stima “minima”. Se questo è il sistema per far “sparire” i lupi in Lombardia quali trucchi devono aver utilizzato per far credere che in Veneto i lupi sono meno di 100? Non lo sappiamo, ma devono aver giocato molto sporco.

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