
A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca. Ieri, alla Camera, c’è stato un episodio preoccupante. FdI ha fatto saltare l’emendamento che prevedeva tempi certi e rapidi per il recepimento del declassamento della protezione del lupo, ovvero l’emanazione di decreti di adeguamento delle norme vigenti. Ha vinto la burocrazia ministeriale quella contro la quale Picchetto Frattin non osa contrapporsi e che trova sponde anche nei sottosegretari di FdI: La Pietra e Barbaro. Quella che vuole disinnescare il declassamento facendolo anticipare da “regole d’ingaggio” nazionali che prevedono, con molti se, prelievi omeopatici del lupo. In queste settimane le organizzazioni animaliste sono si sono scatenate. La campagna contro il declassamento si è intensificata. Il fenomeno dell’ibridazione, causato dall’aumento esagerato dei lupi e della moltiplicazione delle interazioni con i cani padronali, è invocato per stoppare il declassamento. Iniziative di ogni tipo sono organizzate per contrastare il presunto “allarmismo”, ovvero il crescente allarme sociale legato alla presenza sempre più diffusa, invadente e spavalda dei lupi tanto da determinare veri e propri “assedi” a interi paesi e a far vivere nella paura chi risiede in case e ville isolate ma anche in contesti edificati, FdI ha voluto fare un regalo di Natale alla lobby?
L’emendamento alla legge di delegazione europea 2025 presentato da Bruzzone e firmato anche da Montemagni, Bof, Cattoi, Cavandoli, Zinzi, Benvenuto, Pizzimenti, Stefani, prevedeva di inserire l’art. 4-bis. su: Principi e criteri direttivi per l’esercizio della delega per il recepimento della direttiva (UE) 2025/1237 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2025 relativo allo status di protezione del lupo (Canis lupus) che modifica la direttiva 92/43/CEE).
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge e con le procedure di cui all’articolo 31 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, uno o decreti legislativi per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2025/1237 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2025.
Il Parlamento con questo emendamento delega il governo ad adottare, con uno o più decreti, il recepimento della direttiva che stabilisce il declassamento. Ciò implica la modifica del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 (che recepisce la direttiva Habitat del 1992) nonché della legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma che ribadiva che il lupo è specie particolarmente protetta. Quello che conta è il comma 1. Sono decreti che si scrivono facilmente e che se c’è la volontà politica passano subito. Ma la volontà politica di rovinare il Natale alla Brambilla, al WWF, alla Lav, ai cc forestali, agli alti papaveri ministeriali, da parte di FdI non c’è.
L’emendamento all’emendamento che ha fatto saltare tutto
Al comma 1, sopprimere le parole: entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge 8.1001. Mantovani.
Ci ha pensato l’on. milanese Lucrezia Maria Benedetta Mantovani, la figlia del senatore Mantovani (che prima di essere eletta non si era mai interessata alla politica e che anche dentro il partito era considerata calata dall’alto). Una che non rischia cero i voti dei rurali. Ovviamente, però, il partito era d’accordo e ha mandato avanti lei a disinnescare Bruzzone. La Lega ha subito

La legge sulla montagna non c’entrava nulla con il declassamento
Va chiarito che con la Legge 131 sulla montagna il tema del declassamento non era stato affrontato ma si introduceva il principio che, per la tutela degli habitat montani nell’ambito del regime delle deroghe (vai all’art. 13) il Ministero dell’ambiente stabilisce un numero massimo di lupi rimuovibili che non compromette lo stato di conservazione dell’ambiente. Cosa che Ispra ha peraltro già fatto (vedi tabella sotto). Di fatto con la legge 131 non si sono fatti che ribadire principi già contenuti nella direttiva Habitat.
Solo la legge di delegazione europea 2025 ha posto il problema del declassamento. Ed è quindi gravissimo che i termini di emanazione dei decreti di attuazione siano saltati.

Cosa c’è sotto? Un Piano lupo mascherato
La senatrice Spinelli di FdI, intervistata al margine di un incontro sul tema del lupo a Rimini cin il sottosegretario all’ambiente Barbaro dichiarava:
il Governo ha promosso uno studio scientifico approfondito, così da poter procedere tempestivamente, in raccordo con il MASAF (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste), all’attuazione di misure di gestione e prelievo controllato della specie, nel pieno rispetto della conservazione e dell’equilibrio tra uomo e ambiente”.
La Spinelli aggiungeva di auspicare che il documento sottoposto al MASAF “possa prevedere forme di contenimento equilibrate, nell’ordine di 10-15 unità per regione, oltre ad altri interventi di prevenzione e gestione, come recinzioni protettive, trappole di cattura controllata e sistemi di dissuasione, così da garantire al tempo stesso la conservazione della specie e la sicurezza delle comunità locali”.
Ora che cos’è tutto questo se non un nuovo Piano lupo?
Sarebbe interessante, Bruzzone potrebbe presentare un’interrogazione in merito, sapere di più su questo studio. Chi l’ha scritto? L’ultimo Piano lupo, ultimo di una serie che non ha mai visto l’approvazione, era stato fermato dalla Regione Piemonte con diverse obiezioni (a partire dal problema ibridi) ma, di fatto, si era arenato in Conferenza Stato-Regioni perché era in direttiva d’arrivo il declassamento in ambito UE. Che senso avrebbe ripresentare ora un Piano lupo camuffato sotto mentite spoglie con il declassamento in vista anche a livello nazionale? Ricordiamo che Picchetto Frattin, la burocrazia, FdI non possono andare oltre il settembre 2026, termine previsto dalla direttiva europea sul declassamento per il recepimento nazionale. Cosa si vuole fare da qui a settembre? E’ chiaro! Un Piano lupo che svuoti del tutto il declassamento, che lo sterilizzi per 10-15 anni.
Approvare prima di settembre un Piano lupo significa porre delle regole che resteranno nell’ambito del regime delle deroghe, prolungandolo per tutta la durata quinquennale (prorogabile) di validità del Piano. Non solo. Significa approvare un piano con i numeri dei lupi fermi, congelati magicamente, al dato di 3500. Quindi fissare da qui ad almeno 5 anni quote di prelievo omeopatiche con la vaga prospettiva di aumentarle in seguito. Ma ci saranno ancora allevatori estensivi in Italia, esisteranno ancora pascoli di montagna, in certe zone ci sarà ancora chi va a tartufi o a caccia con il cane? In certe zone non ci sarà stato un ulteriore spopolamento di gente stufa di vivere l’assedio dei lupo e che preferirà trasferirsi in città?
L’Ispra aveva annunciato un nuovo monitoraggio nel 2025/26. Genovesi aveva confermato in un’audizione al parlamento del maggio di quest’anno che il monitoraggio dovrebbe essere effettuato ogni cinque anni. Perché è stato rinviato sine die? La risposta è palese: perché si vogliono scrivere le regole d’ingaggio con dati il più vecchi possibile. In Piemonte ci sono dati freschi (2023-24), frutto dell’ultima campagna di monitoraggio di Wolf Alps. Li tengono nascosti perché l’aumento dal 2020 è da paura. Così anche in altre regioni.
Gli indizi
A parte le dichiarazioni di Barbaro dobbiamo registrare segnali preoccupanti provenienti dalle regioni. Il 15 novembre Giacomo Zamperini, consigliere regionale lombardi di FdI e presidente della Commissione montagna, che all’inizio della legislatura si era dichiarato a favore degli allevatori e per una politica di controllo rigoroso del lupo, a un convegno con gli allevatori di capre a Casargo ha gelato tutti i presenti (compreso l’on. Fiocchi) dicendo che: il lupo è un problema minore, ci sono pochissime denunce (per sapendo che la maggior parte delle predazioni non sono denunciate), polizia provinciale e cc forestali sono dalla parte degli allevatori. L’assessore all’agricoltura piemontese Paolo Bongioanni, di FdI, che il 25 settembre aveva dichiarato che in Piemonte è necessario un prelevo annuo di 200 lupi per contenerne l’aumento (vedi articolo), la scorsa settimana, incontrando una delegazione di Confagricoltura ha comunicato che in Regione Piemonte non c’è la volontà di abbattere un solo lupo, neppure quello che il 24 settembre era ha attaccato e morso un allevatore ad entrambe le gambe.
Sotto l’ultimo Piano lupo: uscito dalla porta rientra dalla finestra?

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