di Giancarlo Bosio
(veterinario, allevatore, cacciatore, segretario Tutela Rurale)
C’è un silenzio che grava sui pascoli italiani. Non è il silenzio della quiete, bensì quello della paura. È il silenzio di molti allevatori che — dopo aver trovato animali sbranati, greggi decimate o capi dispersi — non denunciano. Non per rassegnazione, ma per timore. Tutela Rurale sta verificando come vi siano situazioni dove serie di predazioni, anche da centinaia di capi e a carico di diverse aziende, restino “sommerse”. Le autorità non possono non sapere (Parchi, CC forestali, Asl, Polizia provinciale). Uno scandalo all’italiana. Tutto è lecito per proteggere la bandiera dell’animal-ambientalismo, la testa d’ariete contro il mondo rurale usata dal potere green per imporre il controllo del territorio e l’abbandono delle attività tradizionali

La realtà dei numeri
- Secondo uno studio della ISPRA (“Stima dell’impatto del lupo sulle attività zootecniche in Italia”), nel periodo 2015-2019 sono stati raccolti i dati relativi a danni indennizzati, ma ciò sottolinea anche la disomogeneità dei dati raccolti dovuta alla frammentazione amministrativa e alle carenze di informazioni. (NOTARE COME I DATI NON SIANO AGGIORNATI!!!!))
- Nella regione Toscana, secondo la Coldiretti, si sono registrati quasi 2.500 eventi di predazione da parte del lupo nel quinquennio 2015-2019, con circa 7.000 capi uccisi e indennizzi pari a 2,7 milioni di euro. (NOTARE COME I DATI NON SIANO AGGIORNATI!)
- In provincia di Verona nel 2024 si contavano circa 195 eventi riconducibili al lupo (150 ovicaprini, 112 bovini, 14 equidi, 16 daini).
- In Lombardia NEL FEBBRAIO 2024 sono stati censiti 21 branchi di lupi (almeno un centinaio di esemplari) e “circa un centinaio” di predazioni riconosciute, con circa 70.000 € di indennizzi . (NOTARE COME I DATI ANCHE IN QUESTO CASO NON SIANO AGGIORNATI!)
- In Veneto (provincia di Vicenza) nel settembre 2024 si segnalavano almeno 148 predazioni su animali da allevamento o domestici, rispetto a 101 nell’intero 2023.
Questi numeri, ormai obsoleti, mostrano che il fenomeno è reale e diffuso.
Ma al contempo — e questo è il punto centrale — molti allevatori non denunciano. Un articolo, apparso su AltovicentinOnline, lo mette esplicitamente: “Molti allevatori non fanno più denuncia di predazione: lo scoramento sta lasciando posto all’esasperazione. … significa non aver più fiducia nelle Istituzioni”.
I timori che bloccano la denuncia
- Sfiducia nelle istituzioni: Come visto, alcuni allevatori manifestano un calo della fiducia nei confronti delle autorità veterinarie, della polizia forestale o della polizia provinciale, che secondo loro tendono a minimizzare o a non riconoscere le predazioni come tali. (L’articolo della Val Brembana segnala che “nonostante… la presenza stabile del lupo … il numero ufficiale di predazioni registrate … resta sorprendentemente basso”….. Lupi in Val Brembana, predazioni in aumento: ma gli allevatori non denunciano. Le vittime tra greggi e bestiame si moltiplicano, ma chi denuncia rischia di pagare anziché essere risarcito. Così molti scelgono il silenzio.)
- Timore di ritorsioni: Alcuni allevatori dichiarano che “se denunciamo, danno la colpa ai cani randagi, così addio pure al risarcimento”. Questo suggerisce che denunciare possa essere percepito come rischioso: non solo per l’efficacia reale della denuncia, ma anche per le conseguenze amministrative o reputazionali.Lupi nel mirino degli allevatori bergamaschi : “Uccidono i nostri animali e mettono a rischio le nostre attività”In Val Brembana e Seriana cresce l’insofferenza contro le predazioni in continuo aumento. “E se denunciamo, danno la colpa ai cani randagi così addio pure al risarcimento”( IL GIORNO 24 luglio 2025)
- Pressioni sociali e denigrazione: Sebbene non sempre quantificate nei report ufficiali, risulta che alcuni allevatori temono la reazione dei gruppi animalisti o la derisione sui social, quando portano alla luce le proprie perdite. Questo clima di vergogna e isolamento alimenta il silenzio.
Le conseguenze del non denunciare
- Il fenomeno resta sottostimato: quando gli allevatori non denunciano, i numeri ufficiali non riflettono la reale entità del danno — ciò rende difficile pianificare interventi efficaci.
- La fiducia tra agricoltori/allevatori e autorità si erode: senza un dialogo trasparente e una tutela effettiva, il silenzio cresce.
- Si alimenta un circolo vizioso: minori denunce → minori dati ufficiali → minore attenzione istituzionale → peggior trattamento percepito → ancora meno denunce.
Verso una possibile soluzione
- Occorre rafforzare le procedure di verifica delle predazioni: prendere campioni, effettuare analisi genetiche, registrare la specie aggressore in modo certo.
- Migliorare la tutela degli allevatori che denunciano: garantire che la denuncia non diventi ragione di vessazione o di aspettative non realistiche.
- Rendere trasparente il sistema degli indennizzi/rimborsi.
- Avviare campagne di comunicazione che riconoscano il ruolo degli allevatori nella tutela del territorio, e che promuovano una convivenza equilibrata tra fauna selvatica e attività zootecniche.

Rispondi