Legambiente toglie pascolo ai pastori… ma le 1000 piantine, senz’acqua, muoiono

di Michele Corti

(03/05/2025) E’ una bella gara tra Legambiente e WWF; chi vince il premio dell’ipocrisia verde? Lo dimostra una vicenda che ha dell’incredibile. Protagonista, il comune friulano di Pradamano (Udine) e il suo surreale “bosco in città”, un fazzoletto di (mancato) boschetto… in mezzo ai boschi. Intanto è stato inferto un danno ai pastori transumanti che non possono più sostare con le pecore sul prato magro, un danno per la biodiversità perché i “magredi” servono alla sopravvivenza di molte specie floristiche e faunistiche che in essi vivono e trovano rifugio. Calato il sipario sull’inaugurazione dell’impianto (in campagna elettorale comunale), 1000 piantine forestali sono state abbandonate a sé stesse e sono morte. Intanto, a Pradamano sono state autorizzati 150 ha di agrofotovoltaico che piace tanto a Legambiente (su 600 ha di superficie agricola).

Legambiente nel 2021 festeggiava a Scerni, in Abruzzo, nell’ambito del Forum dell’Appennino, la giornata della transumanza, in occasione del secondo anniversario della proclamazione della transumanza quale “patrimonio culturale dell’umanità” (Unesco). In realtà, la transumanza appenninica è vista da Legambiente solo come un fenomeno storico, un tematismo per il “turismo verde”, che, in alcuni casi, può ripercorrere ciò che resta delle antiche vie di transumanza.

La transumanza, intesa come spostamenti a piedi di grossi greggi ovini, è, però, praticata ancora nel nord Italia. Protagonisti della transumanza sono i fiumi, che – per vari motivi – continuano a rappresentare le “autostrade della transumanza”. Così anche in Friuli dove, tra quelli tutt’oggi percorsi dalle greggi, figura il Torre, principale affluente di destra dell’Isonzo.

 Dopo Udine, che – insieme ad altre “utenze” – capta le acque per l’acquedotto, le acque tendono a disperdersi nel sottosuolo, molto permeabile, e, per un lungo tratto, il letto è normalmente asciutto, salvo in caso di forti piogge. Ciò fino a Pradamano, la località protagonista di un caso di ipocrisia e fallimenti ambientalisti, di cui vogliamo occuparci, un vero apologo che fa giustizia di tanta narrazione main stream.

Quando l’ambientalismo scambia la natura per dei feticci

Da anni siamo bersagliati da una narrazione che tende a facili equazioni: lupo = natura, bosco = natura. Non importa se tra le aree a maggiore biodiversità e, sicuramente, con le specie più imponenti di macrofauna, vi siano le savane. Non importa se si spiega agli ambientalisti che la maggior parte delle specie di avifauna europea trovino il loro habitat nelle praterie e non nei boschi. Non importa se studi importanti abbiano precisato che le praterie “congelino” in forma di humus più carbonio che i suoli forestali. L’albero è Natura. Perché è facile utilizzare concetti entrati nell’immaginario collettivo con la “giornata dell’albero”, la “festa dell’albero”. Peccato che siano ricorrenze che avevano un significato quando l’agricoltura, per garantire la sussistenza, aveva eliminato anche i boschi con funzione di protezione idrogeologica.

Lo scorso anno, con grande enfasi, veniva presentato il nuovo “bosco urbano” di Pradamano nell’ambito di “Città che respirano”, un progetto inserito nel più ampio progetto “Mosaico Verde”, il progetto di forestazione di 72 mila ha di Legambiente e AzzeroCO2 (il braccio “a scopo di lucro” di Legambiente). Toni trionfalistici per un fazzoletto di poche migliaia di mq (messi a disposizione dal comune). Se si leggono le parole dei comunicati trionfalistici, sembrerebbe che questo (progettato) boschetto sorga nel mezzo di una landa desolata o in un’area metropolitana satura di smog (non si capisce bene quale delle due). Incredibili i benefici di questo (progettato) fazzoletto di bosco come esposti nella conferenza stampa di presentazione:

Con l’introduzione di questi nuovi alberi e arbusti, si vuole infatti innestare un cambiamento positivo nel tessuto naturale della zona che possa offrire benefici di lungo termine alla comunità e all’ambiente circostante.

Oltre a fornire un rifugio per la microfauna della zona, l’area naturalizzata, svolgerà un ruolo cruciale nella salvaguardia e nella promozione della biodiversità e agirà come barriera naturale, essenziale per il mantenimento e il rafforzamento dell’equilibrio ecologico di questi luoghi. Le piante introdotte, grazie alla loro capacità di filtrare le emissioni nocive, avranno infatti un impatto positivo sulla qualità dell’aria e contemporaneamente contribuiranno alla regolazione del microclima, favorendo la resilienza del territorio agli eventi climatici estremi.

Alla conferenza stampa di presentazione dell’intervento di forestazione intervenivano Daiana Miani, Assessora all’Ambiente del Comune di Pradamano, Silvia Totaro, Sustainability & SHE Manager di Nespresso Italiana, Emilio Gottardo di Legambiente Friuli-Venezia Giulia ed Elena Piazza, Responsabile progetti di forestazione di AzzeroCO2. Una gara di retorica senza freni.

La farsa (e anche peggio)

Il micro bosco friulano è stato sponsorizzato da Nespresso, sì, quello della Nestlè, la multinazionale dei cento scandali alimentari, ultimamente accusata in Francia di purificare le acque minerali con un trattamento non ammesso dalle leggi (deve essere “microbiologicamente pura”) (https://ilfattoalimentare.it/scandalo-acqua-nestle-lungo-decenni-perrier-vittel.html). E’ anche accusata di aggiungere zuccheri agli alimenti per l’infanzia venduti nei paesi poveri per indurre dipendenza (https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/troppo-zucchero-nei-prodotti-per-linfanzia-nestl%C3%A9-sotto-accusa/75960541). Storici gli scandali del latte in polvere, venduto in paesi dove non era disponibile acqua sufficientemente pulita per solubilizzarlo, attraverso campagne che denunciavano come “non igienico” l’allattamento al seno.

Piantando un po’ di pianticelle Nespresso, si lava la coscienza per la deforestazione (le miniere di bauxite a cielo aperto per la produzione dell’alluminio delle capsule sono state aperte nelle foreste e le capsule sono riciclabili solo presso alcuni punti di raccolta lasciando quindi al consumatore la responsabilità del riciclo stesso). E cosa c’era non molti anni fa dove oggi si coltiva caffé (ovviamente non vale solo per la Nestlé)?

Gli ambientalisti sono specialisti in green washing, operazioni di pura propaganda e di marketing green con le quali vendono indulgenze green alle multinazionali. Pura propaganda perché i boschi ripariali del Torre coprono circa 120 ha nel comune di Pradamano; aggiungerne 0,25 che cosa sposta? Risana l’aria? Costituisce un’oasi per la fauna? Crea un ecosistema migliore? Favorisce la “resilienza”? Contribuisce ad azzerare la CO2? Possibile che il pubblico sia arrivato al punto di bersi tutto ciò come oro colato?

Il segnaposto indica il terreno, a ridosso dell’argine, di ca 2500 mq, oggetto dell’impianto (2024).
La situazione nel 2021, quando vi erano ancora diversi prati magri. L’incespugliamento è stato rapido. Il rettangolo più piccolo con il lato minore che costeggia la strada bianca arginale, corrisponde al “bosco in città”. Esso ha bloccato l’accesso delle greggi anche al rettangolo più grande.

L’aspetto grottesco è che, per (tentare di) guadagnare 0,25 ha di bosco, si contribuisce all’estinzione dei prati magri (i “magredi”), quelli che consentono un solo taglio di fieno o un solo passaggio di pascolamento, ma che rappresentano una grande riserva di biodiversità. Legambiente, troppo impegnata negli impianti speculativi “rinnovabili”, e in operazioni di pura demagogia, non lo sa o finge di non saperlo. Lo sa, però, la Regione Friuli Venezia Giulia che ha pubblicato un volume sulla conoscenza dei magredi esaltandone il ruolo per la biodiversità https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/tutela-ambiente-gestione-risorse-naturali/FOGLIA405/allegati/Magredi_ritrovati_prot.pdf

Nel volume di legge: I prati stabili (sia aridi che umidi), in assenza della gestione operata dall’agricoltura tradizionale come lo sfalcio ed il pascolo, si sono incespugliati e rarefatti a tal punto che, quelli rimasti, hanno assunto un ruolo di primo piano per la sopravvivenza delle molte specie floristiche e faunistiche che in essi vivono e trovano rifugio.

In Friuli, come in tutta Italia, i boschi sono, da decenni, in fase di espansione a danno di campi, prati, pascoli. Ne soffre la varietà di microhabitat, ne soffrono molte specie, in particolare di avifauna. Parlare di milioni di alberi “per salvare il clima” è solo demagogia, non aiuta l’ambiente, aiuta solo le lobby ambientaliste. Molto spesso, poi, una volta che la stampa ha riferito e che le fanfare hanno smesso di suonare, tanti (progettati) “boschi” fanno la fine di quello di Pradamano: non si irrigano le piantine ed esse muoiono per incuria o per un fanatismo green che va in cortocircuito come nel caso di Milano nel 2022. L’acqua va risparmiata, diceva il sindaco Sala, così con la falda freatica milanese in risalita, migliaia di alberi, costati cari al contribuente, seccarono per omissione di irrigazione di soccorso, un albericidio di massa colposo). Insomma, l’importante è piantare alberi… per la comunicazione. Per l’ambientalismo-spettacolo. Tutto limpido e onesto?

Promettono la salvezza climatica e planetaria, come un tempo la chiesa prometteva quella delle anime, e impongono che si creda ai loro dogmi. Come la chiesa vendeva le indulgenze, così gli ambientalisti chiedono soldi per piantare alberi. Che non solo non migliorano l’ambiente e la biodiversità ma la peggiorano (sempre che attecchiscano).

Solo la prassi e la cieca ideologia ambientalista, che ignora biologia ed ecologia, può ritenere che rimboschire un ormai raro prato magro rappresenti un’operazione naturalistica in positivo. Il bello è che la Regione, attraverso il progetto LIFE MAGREDI GRASSLANDS ha intrapreso azioni di conservazione dei magredi. E il comune di Pradamano e Legambiente cosa fanno? Piantumano i magredi.

Con una mano si conserva con l’altra si distrugge. Viene da ridere, ma fa molto arrabbiare, pensare che anche il progetto Mosaico verde, in cui rientra Città che respirano, in cui rientra il “bosco in città” di Pradamano, è finanziato anch’esso da un LIFE TERRA, di cui Legambiente si vantano di essere l’unico partner italiano. Al parlamento europeo non hanno ancora capito che i LIFE sono spesso delle operazioni di dubbia trasparenza, finalizzati a foraggiare le Ong ambientaliste e che, oltre tutto, vengono finanziati progetti che vanno a ledere ciò che altri progetti si propongono di proteggere?

I magredi si conservano se sono pascolati dai greggi transumanti, altrimenti in pochissimi anni si forma la boschina

Le due foto satellitari sopra evidenziano la rapidità della formazione della boschina, attraverso una rapida evoluzione da prato permanente a cespuglieto. Questa evoluzione consente ai semi delle piante arboree di trovare, naturalmente, condizioni di umidità (che non si trovano nel prato) in forza della minore insolazione e della ridotta velocità del vento al livello del suolo di una formazione di erbe alte, erbacee perenni, arbusti e suffrutici. Ben diverse le condizioni di un impianto artificiale realizzato su un prato (appena sfalciato perché più bello da fotografare).

Quasi tutte così

I prati magri sono tali perché il terreno è molto superficiale e poggia su strati di ghiaia depositati dalle alluvioni dei fiumi. Nonostante il Friuli sia una regione piovosa, l’acqua non viene trattenuta perché il terreno non è in grado di immagazzinarla (a differenza dei suoli profondi ricchi di sostanza organica o argillosi). Se si realizza un impianto è necessario irrigare anche in terreni meno permeabili, figuriamoci un prato magro sull’asta del Torre.

Dopo il momento di entusiasmo, con i volontari mobilitati, dopo la presentazione ufficiale, con le frasi roboanti, le piantine sono state lasciate morire. Il progetto è finito, i soldi non ci sono più. E così, nonostante le abbondanti piogge del 2024, di 1000 piantine ne sono rimaste pochissime. Chi doveva curare l’impianto? Il comune o Legambiente? Ora, in ogni caso, qualcuno (Comune, in primis, Legambiente poi) dovrebbe provvedere a ripristinare le condizioni del prato rimuovendo gli shelter di plastica e le quadrotte di feltro pacciamante (degradabile, ma in tempi lunghi).

L’impianto fotografato qualche giorno fa. Si noti l’abbondanza della Salvia pratense, essenza erbacea indicatrice della secchezza del terreno (sullo sfondo l’argine che rappresenta l’autostrada delle pecore).

Danno ai pastori e danno all’ambiente (in nome della demagogia verde)

Oltre a lasciar morire le piantine, il “bosco in città” di Pradamano ha danneggiato il pastoralismo transumante. Sono diversi i pastori che utilizzano il percorso lungo il Torre. Il prato occupato dall’impianto, e l’area più estesa ad esso contigua (non raggiungibile se non attraverso il terreno del mancato rimboschimento), consentivano la sosta delle greggi. Era una delle ultime aree rimaste. Per chi arrivava primo c’era anche la possibilità di un “pasto”. Come già osservato, senza sfalcio o pascolamento i prati magri, importanti per la varietà di piante erbacee ma anche di insetti e uccelli, si trasformano in cespuglieti con pochissima biodiversità.

Quando l’ipocrisia raggiunge vette inaudite

Mentre il comune di Pradamano e Legambiente si sono fatti vanto del (mancato) “Bosco in città”, cosa sta per calare su Pradamano? Un diluvio di pannelli agrofotovoltaici, quelli che tanto piacciono a Legambiente (il comune, invece, è contrario, ma li dovrà subire). Chi ha la memoria lunga si ricorderà del caso di Cutrofiano, un parco solare progettato da Legambiente e AzzerCO2 in Salento. Il progetto venne bocciato e alcuni circoli (che “volevano restare ambientalisti”) uscirono dall’organizzazione. Oggi succede ben di peggio.

Non è finita: quando Legambiente di Udine “adottava” le pecore “per contrastare l’abbandono della montagna”

Non servirebbe altro per dimostrare l’ipocrisia ambientalista. Ma c’è anche la ciliegina sulla torta: proprio il circolo Legambiente di Udine, pochi anni fa lanciava un’altra iniziativa demagogica ma, apparentemente, a favore di pecore, pastori e territorio. L’iniziativa, mal concepita e attuata, finì con la fornitura di 3 kg di formaggio pecorino (un formaggio qualsiasi) a chi aveva adottato le pecore con la promessa di ricevere il formaggio prodotto nell’ambito del progetto.

Morale di tutto? Gli ambientalisti sono ipocriti e inaffidabili. Grandi esperti di comunicazione (manipolazione) promettono la salvezza dell’ambiente con le loro ricette ispirate dall’ideologia e quindi spesso solo simboliche, quando non dannose per l’ambiente. Riescono sempre a salvare la reputazione perché sono parte integrante del main stream e tutte le macchine mediatiche li sostengono.


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  1. […] un’iniziativa di “forestazione urbana”, salvo lasciar morire tutte le piantine (https://tutelarurale.org/2025/05/03/legambiente-toglie-pascolo-ai-pastori-e-le-1000-piantine-seccano…), ecco un’altra vicenda che la dice lunga sulle iniziative ambientaliste fatte di parole […]

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