(09/06/2025) 5 giugno: approvato definitivamente il declassamento del lupo. Si potrà intervenire anche in Ossola dove Spadone, presidente del parco Val Grande, vuole la “convivenza”. Intanto, la Riboni, invisa alle lobby animal-ambientaliste, rischia di non essere confermata presidente dell’altro parco ossolano
Il Consiglio della UE il 5 giugno ha approvato definitivamente la direttiva che declassa il lupo, da animale “rigorosamente protetto” ad animale “protetto”. Non sarà cacciabile, come qualcuno dice, ma molto più facilmente controllabile da parte delle Regioni. Queste ultime potranno varare piani di contenimento e intervenire senza più dover giustificare la rimozione degli esemplari con la presenza di situazioni particolari. Hanno votato a favore 23 stati membri della Ue su 27 (si sono astenuti Spagna, Belgio e Polonia). Segno di un larghissimo consenso a un provvedimento che prende atto che il lupo è in aumento in tutta Europa e che, in pericolo, ci sono semmai i sistemi di allevamento estensivi di montagna, ai quali si deve il mantenimento della biodiversità (legata a un paesaggio alternato di boschi, prati, pascoli, arbusteti) e la prevenzione di calamità naturali.
Il declassamento del lupo rappresenta una notizia particolarmente importante per l’Ossola. Perché? Perché, se fosse rimasto il regime delle “deroghe” (alla “rigorosa protezione” del sacro lupo), in Ossola, a differenza di altre zone del Piemonte, non si sarebbe potuto intervenire sul predatore. L’Ispra, l’ente tecnico-scientifico che si occupa di fauna selvatica, a febbraio di quest’anno, comunicava le “linee guida” per l’attuazione delle deroghe da parte delle regioni. Per il Piemonte è stato stabilito per il 2025 un tetto massimo di 17 capi (basato sulla ridicola stima di 340 lupi in tutto il Piemonte, quando si è ormai oltre i 1000 esemplari). A prescindere dai casi di lupi che attaccano le persone, o che uccidono o feriscono cani al guinzaglio, il parere positivo alle richieste di “rimozione” di lupi “in deroga” da parte della Regione Piemonte può essere fornito dall’Ispra solo nelle aree dove, nel biennio 2021-2022 si sono registrati numerosi attacchi. Fuori di queste aree è possibile intervenire solo se un allevamento subisce due o più attacchi nel corso di 30 giorni, ma solo se sono state messe in atto scrupolosamente tutte le misure di prevenzione.
Con grande delusione degli allevatori ossolani, le aree piemontesi dove è già possibile abbattere i lupi per tutelare le aziende zootecniche sono: Provincia di Cuneo: 15 comuni delle valli Stura di Demonte, Grana e Maira, 11 comuni del Monregalese più Ormea; provincia di Torino: una sessantina di comuni delle valli Susa, Chisone e Pellice (11 comuni del Parco Alpi Cozie); Asti: 7 comuni a sud del capoluogo; Alessandria: Castellazzo Bormida; Biella: una trentina di comuni. Per qualche motivo le predazioni nel VCO, nel 2021-2022, risultano pochissime. Colpa degli allevatori che non hanno denunciato o c’è anche altro? Il timore è che queste regole saranno mantenute anche dopo il declassamento nonostante che la Regione Piemonte potrebbe operare sulla base di nuovi criteri e fare rientrare nel piano di contenimento anche l’Ossola dove, non solo si registrano predazioni, ma molti piccoli allevamenti hanno chiuso lasciando abbandonati i pascoli.
In ogni caso, il declassamento archivia l’ideologia della “coesistenza”, un’ideologia sostenuta, tra gli altri, dal dr. Luigi Spadone, presidente del parco nazionale della val Grande. Secondo Spadone (dichiarazioni rilasciate in occasione del recente convegno di Ornavasso dello scorso 16 maggio), con l’”informazione” e l’”aiuto agli allevatori” (le poche reti elettrificate fornite?) si può convivere tranquillamente. Anche il convegno di Ornavasso era stato organizzato dal Parco e dal Comune per “informare”, peccato che si sia trattato di informazione a senso unico, con gli oratori tutti schierati da una parte e impedendo a chiunque di porre domande e prendere la parola. Un insulto ai principi che dovrebbero informare le iniziative degli enti pubblici.
Per Spadone, seduto comodamente su parecchie poltrone, spesso in giro per l’Italia (e anche all’estero) per partecipare in amene località agli incontri dei parchi, la convivenza è senz’altro facile e possibile. Vale la pena , a proposito, ricordare le sue altre cariche: sindaco del comune (nel parco!) di Valle Canobbina; assessore presso l’Unione Montana Lago Maggiore; presidente del Sesia-Val Grande Unesco Global Park; vicepresidente nazionale Federparchi; componente del direttivo di Alparc (Rete delle aree protette delle Alpi); componente della governance della riserva della biosfera Ticino-Val Grande-Verbano. Sino al 17 aprile scorso era anche vicesegretario del comune di Santa Maria Maggiore (nel parco!).
Per ora, la legge gli consente questo cumulo di cariche e di conflitti di interesse ma, da anni, è pronta una modifica della 394 (la legge sulle aree protette) che imporrà ai presidenti di parco di dedicarsi a tempo pieno alla loro funzione, impedendo che i presidenti rivestano altre cariche elettive o siano funzionari pubblici. Indipendentemente dai tempi di approvazione di questa norma, la non opportunità di cumulare cariche che possano determinare conflitti di interessi e insufficiente impegno avrebbe dovuto essere presente a chi ha sostenuto la nomina di Spadone. Impegnato in troppe riunioni di organismi vari, ha difficoltà a tenere dietro agli impegni di presidente. Giocoforza che, come succede a molti presidenti di parco, deleghi troppo ai funzionari (tutti, ovviamente, di tendenze animal-ambientaliste).
Non solo gli allevatori, ma anche altre categorie di cittadini, preoccupati per la presenza, oltre che dei lupi, anche dell’orso (ma sarà solo uno?), si chiedono se, in materia di parchi e di nomine dei rispettivi presidenti, la politica sia coerente con le promesse elettorali, con le linee ufficiali, con l’attenzione sbandierata ai problemi della montagna. Mentre un presidente pro-lupo cumula poltrone, l’altro presidente di parco dell’Ossola, l’ing. Vittoria Riboni per le sue posizioni a favore di allevatori e cittadini in controtendenza rispetto all’idolatria per il lupo, è sotto tiro da parte dei centri di potere ambientalista (Cai, Italia Nostra e via discorrendo) che premono perché non sia rinnovata la sua carica. Il 28 maggio Ossola News registrava il malcontento di alcuni sindaci delle aree protette dell’Ossola che lamentavano di essere stati convocati a Torino solo per sentirsi dire che, in sede politica, era già stata decisa la sostituzione della Riboni. La colpa della Riboni: essersi data molto da fare, non essersi limitata alla rappresentanza, non aver lasciato alla “struttura” tecno-burocratica del parco quelle prerogative che sono del presidente. Una lezione molto amara.