
COMUNICATO STAMPA 02/09/2026
ASSOCIAZIONE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE E E DELLA VITA RURALI
Senza dubbio erano più di uno i lupi che hanno attaccato un cane corso a Melendugno. Il cane li ha messi in fuga, morendo il mattino dopo per le ferite. Solo nel mese di agosto i lupi hanno ucciso due cani corso nei giardini e divorato un cane pastore tedesco. Ormai la Regione Puglia deve necessariamente intervenire drasticamente
L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, grazie all’efficienza e collaborazione della polizia municipale di Melendugno, ha potuto intervistare la proprietaria del cane corso attaccato – nonostante fosse libero nel giardino di casa con una recinzione in sassi alta due metri – nella notte tra giovedì 27 e venerdì 28 agosto nelle campagne di Roca, marina nel territorio di Melendugno. Spiega Rosanna: “Eravamo usciti per andare in pizzeria e siamo stati assenti da casa dalle 19 alle 22 circa. Connie, la nostra femmina di cane corso di 8 anni, era in forma e vigorosa. La sorella, Milù, è morta di tumore una ventina di giorni fa”. Connie non era alla catena, come qualcuno falsamente scrive ora. “Quando siamo tornati era tutto tranquillo, e ci siamo accorti dello stato di Connie solo la mattina dopo. Purtoppo nonostante le cure è morta, le eravamo molto affezionati. Purtroppo il sistema di videosomiglianza era spento”.
La potente cagna, di circa 50 kg di peso, ha riportato gravissime ferite al petto, alla testa, alla coda, ovunque. Ha combattuto strenuamente, e di certo non contro un solo lupo, riuscendo infine a metterli in fuga. A scavalcare il muro di pietra alto un paio di metri sono stati con ogni probabilità più lupi, probabilmente gli stessi (ne sono stati avvistati tre insieme) che in agosto hanno ucciso un altro cane corso superando la recinzione di una casa, e che sempre in agosto hanno ucciso e divorato – sono state ritrovate solo le zampe – un cane pastore tedesco in frazione San Foca. Non attaccano più quindi solo piccoli e medi cani randagi – del resto ad opera dei lupi già scomparsi da tempo, così come i gatti – ma addirittura grossi e combattivi cani da guardia.
Del resto il territorio di Melendugno è ben mantenuto e di norma non si trovano rifiuti abbandonati, salvo gli atti dei soliti incivili, con cui i lupi possano alimentarsi. Non essendoci prede selvatiche adeguate in zona, spariti i randagi, la situazione è decisamente pericolosa non solo per gli animali d’affezione in giardini e cortili, ma pure per i cani al guinzaglio e per gli stessi padroni che li accompagnano, persino di giorno. Ricordiamo che sono sempre più i casi di cani predati al guinzaglio addirittura di giorno nel centro di paesi e in mezzo alla gente, come già avvenuto a Palombaro in Abruzzo e poi altrove in Italia. Temiamo che possa ripetersi il caso di Noicàttaro dove tre attacchi predatori diversi, a partire da quello del 21 luglio, hanno coinvolto quattro bambini nei parchi giochi, rimasti solo feriti, anche gravemente, grazie al tempestivo intervento dei vicini soccorritori. Senza questi aiuti sarebbero stati predati e divorati, visto che sono stati addirittura trascinati per metri. A Noicàttaro si tratta di una famiglia di lupi con cuccioli – infatti il Dna ha stabilito che almeno in uno degli attacchi si trattava di un giovane lupo maschio di circa 16-17 mesi di età, mentre il Dna degli altri attacchi misteriosamente non è ancora noto –, ancora pericolosi e vaganti in zona nonostante i vani tentativi di cattura da mesi da parte di un’apposita Task Force.
Esorta la signora Rosanna: “Bisogna fare sapere le cose alla gente, divulgare la situazione e fare qualcosa, a Melendugno abbiamo anche noi alla Villa Comunale un’area giochi dove bambini e genitori vanno alla sera, con intorno campi e piantagioni buie”. Esattamente come a Noicàttaro.
Relativamente al solo 2026, la Puglia è divenuta la regione con più attacchi di lupi (5 in soli due mesi) a esseri umani di tutta Europa. Senza dimenticare che a Barletta il cadavere di un uomo era stato trovato nel pomeriggio di martedì 23 giugno sul lungomare della contrada Ariscianne, con evidenti segni di morsi anche alla testa, e in effetti nello stesso pomeriggio era stato avvistato lì vicino un lupo maschio, di cui si è tentata vanamente la cattura, con relativo filmato di Rai News. Ma dell’autopsia e manco della ben più veloce analisi del DNA (di norma in un paio di settimane) non si sa nulla dopo ben 80 giorni. A Gallipoli c’è stato un altro attacco, con ben tre persone ferite, ma ancora niente esito del DNA. Anzi, nonostante le testimonianze dirette e i filmati dell’attacco, qualcuno cerca di farlo passare per un cane randagio. Abbiamo chiesto a Regione Puglia se sia stata emessa una disposizione che obblighi gli ospedali a fare sempre il tampone del DNA nel caso di presunti attacchi di lupo, come già avviene altrove in Italia, ma non abbiamo finora ricevuto risposta.
Regione Puglia, con decreto 14 agosto 2026 del presidente Antonio Decaro, ha autorizzato esclusivamente il prelievo e la cattura di un lupo a Noicàttaro (poi si è scoperto che ce ne sono altri), nonostante l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, branca scientifica del Ministero dell’Ambiente) in tali gravissimi casi autorizzi la rimozione, che include sia la cattura che l’abbattimento, come previsto da trent’anni in deroga dall’art. 16 della Direttiva Habitat. Da notare che il caso di Noicattaro è stato classificato da ISPRA addirittura nella categoria 19, livello di criticità 5, ossia il massimo! del Protocollo sperimentale per i lupi urbani e confidenti. L’Istituto ha specificato: ISPRA ha espresso parere favorevole alla rimozione, la regione ha chiesto parere sulla cattura e captivazione permanente, e ISPRA ha valutato che questa opzione è accettabile. Quindi ISPRA non si è espressa sull’abbattimento perché non c’è stato chiesto. Piero Genovesi, responsabile del Settore Fauna di ISPRA, ha dichiarato: “La Regione Puglia ha già avuto l’autorizzazione all’abbattimento fino a 12 lupi in un anno nei casi previsti (come questo NdA). Ma la decisione finale, pur basandosi sui dati, deve anche tenere conto delle richieste delle comunità, delle percezioni sociali, e del quadro normativo. Quindi non può che essere che in capo agli amministratori, ai politici.
Dati allarmanti: l’Italia è lo stato europeo con più lupi, secondo il prof. Marco Apollonio, esperto sul campo di lupi dell’Università di Sassari, ormai “i lupi sono almeno oltre 6.000”, altre stime ne indicano 10.000; l’Italia è lo stato europeo con più attacchi di lupi a esseri umani con ferite nel XXI secolo, confermati con DNA dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, branca scientifica del Ministero dell’Ambiente), ben 20 solo dal 2017 al 2024, la maggior parte in Abruzzo. Da allora il numero è quasi raddoppiato. Nonostante questo, in Italia – come invece permette da ben trent’anni in deroga l’art. 16 della Direttiva Habitat – sono stati abbattuti solo due lupi, mentre in base alla stessa Direttiva gli altri stati ne abbattono legalmente centinaia di esemplari ogni anno.
Ma Regione Puglia permette, e richiede, solo la cattura, a discapito dei cittadini sovrastati da concreti e continui rischi di attacchi. A Noicàttaro si spera che i lupi cadano in trappola o di colpirli fortunosamente con un fucile spara siringhe narcotiche che però ha una gittata di massimo 30 metri, invece di procedere legalmente con addetti muniti di fucili, con gittate molto più lunghe. I tempi delle catture non vanno a favore delle speranze del presidente Decaro. La lupa di Vasto, con 15 attacchi e feriti durante i mesi, fu catturata solo dopo un anno; il lupo di Casalbordino attaccò in due casi una bambina e un uomo ferendoli e ancora si cerca di catturarlo, fin dall’agosto 2024; il lupo di Arrone ferì e tentò di predare una bambina ad Arrone nel luglio 2026, ma finora nessuno è riuscito a catturarlo.
A prescindere dalle farneticazioni, pressioni e tentativi di depistaggio di animalisti pro lupo a tutti i costi, il presidente di Regione Puglia saprà che i lupi almeno in determinati casi e criticità ogni giorno potrebbero attaccare e persino uccidere e divorare dei bambini, come tanto frequentemente si verificava anche in Italia fino al XIX secolo. Cosa aspettano, il morto?

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