Agricoltori in piazza. Senza politici. Contro un sistema che sta distruggendo l’agricoltura

di Giancarlo Bosio, veterinario e segretario di Tutela Rurale

Gli agricoltori tornano in piazza. Non per sostenere un partito, non per chiedere favori, non per prestarsi a passerelle mediatiche. Tornano in strada perché il modello agricolo imposto negli ultimi anni, a livello europeo e nazionale, sta rendendo impossibile lavorare la terra e allevare animali.

Questa mobilitazione nasce dal basso ed è rivolta contro un sistema politico e istituzionale che ha smesso di difendere l’agricoltura, sacrificandola in nome di accordi commerciali, burocrazia ideologica e decisioni prese lontano dai campi e dalle stalle. Per questo nessun esponente politico è il benvenuto: chi governa o ha governato, chi ha sostenuto o tollerato queste politiche, non è interlocutore credibile.

Il primo punto di rottura è l’accordo UE–Mercosur, simbolo di una strategia che apre il mercato europeo a prodotti agricoli e zootecnici provenienti da Paesi extra UE, senza garantire controlli efficaci né parità di regole. Agli agricoltori europei vengono imposti standard sempre più rigidi in materia ambientale, sanitaria e di benessere animale, mentre si consente l’ingresso di merci prodotte con criteri che in Europa sarebbero vietati.

Questa non è cooperazione internazionale: è concorrenza sleale istituzionalizzata. Una concorrenza che abbassa i prezzi, distrugge i margini, svuota le aziende agricole e mette a rischio la qualità del cibo destinato ai cittadini europei.

Accanto agli accordi commerciali, un altro fronte sta soffocando il settore: la burocrazia agricola e sanitaria imposta a livello nazionale ed europeo. Normative come il DL 134/2022 e l’impostazione di un sistema veterinario sempre più centralizzato e scollegato dalla realtà produttiva hanno moltiplicato vincoli, registri, adempimenti e divieti, senza offrire soluzioni reali ai problemi sanitari.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le epidemie non vengono fermate, ma gli allevamenti sì. Blue Tongue, dermatite nodulare contagiosa, vaiolo ovino e caprino, malattia emorragica del cervo continuano a diffondersi, mentre agli allevatori vengono imposti blocchi alla movimentazione degli animali, restrizioni produttive e perdite economiche spesso irreversibili.

Si è costruito un sistema che non previene, non cura, non risolve, ma punisce.
Un sistema che tratta l’allevamento come un problema da limitare, anziché come un’attività strategica da difendere. Un sistema che, di fatto, inibisce la possibilità stessa di allevare in Europa, mentre spalanca le porte a prodotti importati da filiere esterne meno controllate.

Questa mobilitazione rifiuta qualsiasi mediazione simbolica. Nessuna foto, nessuna dichiarazione di solidarietà, nessuna presenza “amica”. Le stesse forze politiche che oggi si dichiarano vicine al mondo agricolo sono quelle che, negli anni, hanno votato, applicato o lasciato passare le politiche che hanno portato a questa situazione.

Il mondo agricolo non dimentica. Non dimentica le quote latte, non dimentica le sanzioni, non dimentica le promesse mai mantenute e le regole applicate solo quando faceva comodo. Quel precedente non è storia passata: è lo schema che si sta ripetendo oggi, con nuovi nomi e nuovi accordi, ma con le stesse conseguenze.

Questa protesta non chiede elemosine. Chiede una rottura netta con un modello che ha fallito.

Chiede:

  • parità di regole tra prodotti europei e importazioni;
  • politiche sanitarie efficaci, territoriali, basate sulla prevenzione e non sui divieti;
  • fine della burocrazia punitiva che strangola aziende già in difficoltà;
  • il riconoscimento dell’agricoltura e dell’allevamento come settori strategici, non come ostacoli ideologici.

Gli agricoltori scendono in piazza perché senza agricoltura non c’è sovranità alimentare, non c’è sicurezza, non c’è futuro. E se le istituzioni continuano a ignorarlo, la frattura tra chi produce e chi decide diventerà irreversibile.


Tutela rurale

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Risposta

  1. Avatar Giorgio Tonelli

    Questo vogliono sti maledetti, e speriamo che un giorno li tutto si rivolti contro di loro

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