Questo racconto viene dalla montagna marchigiana ma potrebbe venire da tanta parte di quelle “aree interne” (definizione eufemistica per “sfigate”, secondo i parametri tecnocratici). Quelle aree interne che non sono vittime di una “natura matrigna” (un tempo molte erano floride) ma dei meccanismi del mercato liberale, della burocrazia, dell’ignavia politico-amministrativa. E’ la storia tristissima di un allevatore-casaro (già giovane, oggi ha 46 anni) che, da anni, attende un semplicissimo provvedimento comunale di deroga per poter utilizzare il suo laboratorio che, per ogni riguardo, è “a norma” salvo mancare di 15 cm fatidici di altezza, come spesso succede in montagna dove mantenere una temperatura decente in inverno era faticoso. Stanco, solo, senza soldi per sistemare le macchine, Leonardo è stato travolto da un ballone di fieno con il quale stava cercando di alimentare le sue vacche (asciutte). Ha rimediato numerose e gravi fratture ma se la caverà, come? La storia di Leonardo E’ anche la storia della voglia di “rigenerare” un piccolo borgo di montagna, bello ma sempre più spopolato. E’ la storia di una sconfitta, subita da parte di chi vuole a tutti i costi che l’agricoltura contadina muoia, che il formaggio artigianale muoia, che la montagna muoia, che i borghi rurali muoiano. Considerando questa storia viene a pensare a una sorta di martirio, per fortuna solo sfiorato. Ma di queste storie di sofferenza e martirio rurali è meglio non parlare. Dei numerosi incidenti sul lavoro dei contadini si parla poco. Sociologi, politici, preti preferiscono cercare altrove i loro “ultimi”, dove è politicamente corretto. La sofferenza umana rurale, la povertà rurale è scandalosa, va rimossa. Ma Leonardo è vivo, e possiamo ancora aiutarlo
di Andrea Busetto Vicari
Ho un amico, da ieri in rianimazione ad Ancona con costole rotte, clavicole rotte, bacino rotto e una gamba rotta. Forse se la caverà….non sembra ci siano emorragie interne, appena sarà possibile l’operazione lo opereranno ma certamente non tornerà quello che era. A 46 anni faceva l’allevatore nelle montagne Pesaresi, lo conosco da molti anni, ci vogliamo bene, lui è una delle migliori persone che abbia mai incontrato in vita mia.

Da almeno 6 anni sto cercando, da vecchio ex allevatore di vacche da latte piuttosto esperto di questioni autorizzative e sanitarie, di aiutarlo a superare l’incredibile resistenza da parte del suo comune nel concedergli una deroga edilizia perché il suo laboratorio di produzione dei suoi pochi meravigliosi formaggi, fatti col latte di poche vacche al pascolo, venga autorizzato nonostante il soffitto di circa 10 cm più basso di quanto previsto dal regolamento edilizio tipo marchigiano. Quando lo conobbi e apprezzai la straordinaria qualità delle sue piccole produzioni e per la maniera quasi commovente con la quale “parlava” alle sue vacche, ne rimasi seriamente affascinato.
In realtà a Leonardo Di Masi, così si chiama non è mai interessato nulla del profitto né del successo, ma di vivere dignitosamente nei suoi Prati pascolati dalle sue mucche. Quando lo conobbi oltre 6 anni fa, mi permisi di suggerirgli che sarebbe stato fondamentale uscire dalla clandestinità e visto che non sono affatto timido chiamai il sindaco. Egli mi disse di conoscere la situazione e che certamente prima della fine del suo mandato che scadeva da lì a pochi mesi, avrebbe risolto la questione del laboratorio approvando la deroga all’altezza del soffitto, visto che peraltro già allora l’usl aveva fatto sapere di non avere nulla da eccepire, conoscendo peraltro tutti le qualità tecniche e le capacità igieniche del pastore in questione.

Il sindaco che paradossalmente è colui che ieri sera mi ha dato la notizia dell’incidente terribile, ha fatto un altro mandato e adesso è al terzo. Io avendo la mia vita e dovendo difendermi dai cinghiali, dai cacciatori di cinghiali e dal governo che ci ha venduti per 30 denari sull’altare della globalizzazione selvaggia (ma allora perché chiamare il ministero della sovranità alimentare) non ho più seguito la questione. Circa due mesi fa ho ricevuto da Leonardo una telefonata in cui affranto mi ha raccontato gli ultimi mesi della sua difficilissima attività e mi ha chiesto aiuto. Perché sa che sono esperto di regolamenti lattiero caseari avendo fatto per 25 anni l’allevatore da latte, e che, soprattutto, non sopporto le ingiustizie.
Ho iniziato immediatamente a rompere l’anima a tutti, localmente e in tutta Italia, nella certezza che dipendesse solo dal comune e quindi dal sindaco derogare per le altezze del laboratorio di caseificazione. I primissimi giorni di dicembre abbiamo avuto un incontro in comune col sindaco, il vicesindaco, il geometra del comune di Apecchio, in presenza di Leonardo e del mio amico Presidente dell’ Istituto zooprofilattico sperimentale , sindaco in passato del comune confinante con Apecchio. Ci è stato assicurato che al primo consiglio comunale utile sarebbe stato adottato il regolamento edilizio tipo del comune di Urbino da me scovato, che prevede espressamente che le attività agricole che trasformano in azienda le loro produzioni, possono essere autorizzate anche in difformità del regolamento edilizio stesso sentito il parere dei servizi veterinari.

Pensavo che la cosa fosse risolta e già mi immaginavo la fase finale della mia vita andando ogni settimana a trovare Leonardo nel suo magnifico luogo, ricominciando a fare quello che da 15 anni non ho più potuto continuare a realizzare, cioè mungere le vacche, filare la mozzarella i cacicavalli (i suoi i migliori del mondo) respirare aria pulita e magari anche morire trapiantando i cavoli nell’orto. L’avrei anche aiutato poi a valorizzare adeguatamente le sue produzioni casearie visto che conosco tutti. Ieri sera mi è arrivata la seguente notizia: Leonardo è stato travolto da un ballone di fieno mentre alle 19:00 stava cercando di dar da mangiare alle sue mucche, non avendo neanche un trattore in funzione perché se sei solo, stanco, povero, ti rifiuti di maltrattare gli animali, non partecipi allo schifo di chi fa formaggi con latte alla soda caustica o acqua ossigenata, come accade da noi, è più facile che accada una disgrazia.
L’hanno portato in rianimazione ad Ancona con l’elicottero, ha entrambe le spalle rotte, una gamba rotta il bacino rotto gravemente e alcune costole rotte, ma è vivo, vivo, e dopo 24 ore senza emorragie interne si pensa che sopravviverà. Evidentemente non tornerà più quello di prima, non so se dopo i molti mesi di sofferenza, dolore e riabilitazione (ma non verrà certamente lasciato solo, visto che vive solo e non ha famiglia) avrà voglia o possibilità di ricominciare a produrre i suoi meravigliosi formaggi. Io gli starò vicino, ma per vari motivi, non ultimo il fatto che tre anni e mezzo fa è accaduto a me di farmi quattro mesi e passa di ospedale e di letto per un terribile incidente causato dai cinghiali nei miei campi; non posso stare in silenzio di fronte a chi, eletto o incaricato di occuparsi del bene dei cittadini, a distanza di oltre 6 anni dalla prima promessa e di un mese e mezzo dall’ultima, invece di decretare con urgenza che il laboratorio dei caseificazione di Leonardo Di Masi è quanto di meglio ci possa essere in tutto il territorio del comune e probabilmente in tutta la regione Marche, mi risponde apparentemente affranto promettendomi di “riflettere” sulla situazione che gli starebbe molto a cuore. Sarà anche vero, ma io mi sono completamente stancato di sentire chiacchiere che mi vengono ripetute da 40 anni col risultato che l’agricoltura è morta e i pochi coraggiosi che esistono ancora sono tutti rovinati nel corpo, nell’anima e pure nel portafoglio.
Mi scuso se sono stato troppo lungo ma questa vicenda è paradigmatica e tragicamente indicativa di quanto le istituzioni siano lontane dalla vita reale, spero che mi darete la possibilità, anche nel caso che Leonardo non approvi la mia attività, di raccontare questa storia orribile , perché ce ne siano ancora e il meno possibile.


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