Comunicato stampa del 18/3/2024

Slovacchia, donna uccisa da un orso, il giorno dopo altri due attacchi simili a 15 km di distanza. Il governo verso la riduzione di questi plantigradi divenuti molto numerosi

Venerdì 15 marzo in Slovacchia, nella zona del Monte Sina nei Bassi Tatra, nei pressi della stazione sciistica di Demänovská Dolina una coppia di turisti è stata inseguita e attaccata da un orso bruno mentre percorreva un sentiero. I due sono fuggiti in diverse direzioni. L’orso ha inseguito la donna, una 31nne bielorussa. Mentre l’uomo ha riportato solo escoriazioni provocate dalla fuga precipitosa, la donna è stata sbranata e uccisa. Quando il cadavere è stato rinvenuto dai soccorritori, l’orso era ancora presente e non solo non si è allontanato ma li ha caricati a grande velocità (un orso può sfiorare i 60 km/h, percorrendo quindi circa 16 metri al secondo). Fortunatamente Hektor, il cane di uno di questi ossia Jakub Filipko, si è coraggiosamente interposto dando la possibilità al padrone di sparare dei colpi d’arma da fuoco in aria, mettendo in fuga il plantigrado. “L’orso non era per nulla intimidito dalla mia presenza e si è lanciato contro di me” ha dichiarato Filipko.

Vladimíra Fabriciusová, funzionario del ministero degli Interni, dopo il sopralluogo ha dichiarato: “Abbiamo riscontrato che il corpo della vittima è stato trascinato dall’orso per una ventina di metri come una preda e possiamo quindi con ragionevole certezza sostenere che si è trattato di un attacco predatorio“.

Il ministro dell’Ambiente, Tomáš Taraba, ha dichiarato che l’orso, di circa 200 kg, aveva la bocca sporca di sangue e che si tratta probabilmente dello stesso esemplare responsabile di un episodio, senza conseguenze letali, che aveva coinvolto delle persone. Essendo protetta la specie, si era deciso di catturarlo e trasferirlo in una zona remota. Tuttavia da lì l’esemplare sarebbe semplicemente tornato nella zona del Monte Sina. Fosse lo stesso orso, se fosse stato catturato e detenuto oppure abbattuto non avrebbe in seguito ucciso la donna bielorussa. Che gli orsi trasferiti tendano a tornare nel loro territori è cosa risaputa, ma gli zoologi quello avevano indicato di fare. Inevitabile non richiamare le analogie con il caso dell’orsa Jj4 che aveva attaccato e ferito due persone in Trentino. Anche qui le autorità, pressate dalle associazioni animaliste, avevano deciso di lasciare libera l’orsa, nonostante il protocollo scientifico PACOBACE preveda in quei casi la detenzione o l’abbattimento. Risultato, Jj4 uccise poi Andrea Papi mentre percorreva un sentiero non troppo lontano dalle case. Il 5 aprile ricorrerà un anno dalla sua uccisione.

Prima dell’entrata nel 2004 della Slovacchia – paese per lo più montagnoso e coperto da boschi – nella UE gli orsi bruni nello stato erano circa 900, ma l’adozione delle norme europee di super protezione ha determinato un aumento della loro popolazione, che nel 2023 secondo uno studio dell’Università Carlo e dell’Università agraria della Cechia ne stimavano 1.056 esemplari. Ma il Servizio Forestale slovacco già nel 2020 ne stimava invece addirittura 2.760. Già questa palese differenza di stime ci dice che parte del problema è anche la “dittatura degli esperti”, con linee di intervento che, invece di considerare l’aumento degli incidenti quale conseguenza dell’aumento della densità degli orsi, attribuiscono il comportamento più aggressivo ursino a condizionamenti umani, a prescindere e persino quando ci sono innocenti vittime umane. Un approccio, con larghe pressioni animaliste, di cui anche l’Italia è succube.

L’attuale governo slovacco, con primo ministro Robert Fico – con posizioni sovraniste ovvero di non sudditanza alla UE e alle sue imposizioni – intende però operare una riduzione degli orsi e agire con trasparenza nei confronti dei cittadini. Il ministero dell’Ambiente sta per presentare, insieme alla Romania, una proposta al prossimo Consiglio UE per declassare gli orsi bruni nell’elenco delle specie protette, in quanto non più in pericolo e pertanto abbattibili selettivamente. Ha anche aggiunto che in caso di diniego da parte della UE il governo slovacco è pronto a predisporre una bozza di legge costituzionale per consentire l’abbattimento degli orsi. Si aprirebbe quindi un braccio di ferro tra UE e Slovacchia, che rivendica la propria sovranità anche in tema di gestione della fauna.

Non sono passati neppure due giorni dal tragico attacco quando un altro orso, ad appena 15 km in linea d’aria, è entrato nella città slovacca di Liptovský Mikuláš. Domenica 17 marzo infatti un orso ha attaccato nel centro urbano una donna di 49 anni che ha riportato un trauma alla spalla, mentre un uomo di 72 anni è stato curato per uno squarcio sulla testa. Nel 2020 In Slovacchia c’erano stati cinque attacchi a persone da parte di orsi, fortunatamente non letali, ma l’anno successivo un uomo di 57 anni era stato attaccato e ucciso da un orso bruno mentre passeggiava lungo un sentiero presso il villaggio di Liptovska Luzna nella Slovacchia centrale. L’uomo era stato ferito alla gola, al ventre e alle costole.